Gli About Wayne: Bagarre all’Honky Tonky

magliocchetti_aboutwayne06_Gli About Wayne sono di nuovo sul palco e con grande stile portano per i locali di musica live le note del loro ultimo album, Bagarre. Uscito lo scorso 20 gennaio è un disco composto da undici tracce, dalle melodie e dai toni forse ben lontani dai ricordi di Rushism (2011), ma con il desiderio e la finalità di arrivare a toccare la parte più profonda di ciascuno. Il quintetto romano ha un curriculum niente male: si aggiudicano il FooFighters Contest e partecipano al Rock in Idr(h)o 2011, dividendo il palco con artisti del calibro di Foo Fighters, The Hives, Iggy Pop, Floggin Molly, Band of Horses, Social Distorion, Ministri. Ad Agosto 2011 aprono la prima e unica data in Italia dei Panic! at the Disco.

Da non dimenticare la composizione della colonna sonora “Freaks!” per l’omonima webseries, che li ha visti impegnati sia nelle vesti di autori ed attori  sia in quello di musicisti. Giampaolo Speziale (voce), Giovanni De Sanctis (basso), Francesco Maras (batteria), Jacopo Antonini (chitarra ritmica) e Daniele Giuili (chitarra ritmica) costituiscono gli About Wayne, e anche se la parola Wayne lascia spazio alla fantasia, in realtà fa riferimento a wane antico termine figurativo, usato per definire il declino, con chiara attinenza non tanto alla musica quanto al contesto storico in cui i brani stessi vengono composti.

La band sarà ospite di una serata corposa e ricca di rock all’Honky Tonky di Seregno, quella di venerdì 13 marzo, in cui saranno presenti  altri artisti quali gli Audrey, gli Additive e i Night Jackal.
Di tutto questo abbiamo parlato con Giampaolo, voce della band.

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Il vostro esordio è avvenuto da giovanissimi: qual è stata la chiave per il cambiamento?
Abbiamo iniziato a suonare e scrivere per qualcosa che ci piacesse davvero. Ognuno di noi suonava per altri gruppi e ognuno di noi non si sentiva completamente soddisfatto di quello che stava facendo, fino a quando non abbiamo deciso di fondare gli About Wayne soprattutto perché ci stavamo trovando molto bene a suonare insieme. Penso che la chiave del cambiamento sia la fortuna, la perseveranza, il fatto di credere pienamente in ciò che realizziamo; quest’ultimo l’elemento principale. Poi sicuramente la vincita di contest, che hanno portato ad altri fatti, come la composizione di una colonna sonora per una webserie che poi è diventata molto famosa.

Quali sono le date che hanno segnato la vostra crescita?
Sicuramente quando abbiamo ricevuto i primi riconoscimenti, o quando abbiamo suonato innanzi a cinquemila persone. E poi c’è l’esperienza di Rock in Idrho che ha rappresentato una tappa che ha segnato la nostra vita. O ancora, mi ricordo quando siamo andati a ritirare Bagarre: ci abbiamo messo quasi due anni e mezzo per scriverlo, un anno intero per registrarlo e quando ce l’hanno consegnato nelle mani è stata un’emozione incredibile. E poi adesso è iniziato il tour, abbiamo iniziato a girare da tre settimane e ho notato che noi siamo cambiati. Ricordo che nella fase precedente al release party del primo concerto per il primo album eravamo stanchi, preoccupati e pieni di tensioni, mentre oggi siamo super leggeri, tranquilli, quindi la prima data di questo tour ha segnato un passo importante.

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Che cosa cambia suonare a Roma piuttosto che in un’altra città?
Suonare a Roma è come invitare gli amici a casa propria, in qualche modo devi fare gli onori di casa. È stressante, soprattutto se non ci suoni da molto tempo. Se invece risuoni dopo poco, diventa l’esperienza più bella del mondo, perché chiaramente è la nostra città, apprezzi le vibrazioni in cui vivi ogni giorno. Mentre suonare negli altri posti è un po’ più leggero, soprattutto per le aspettative, perché succede che ti stupisci: non sai mai chi incontrerai, non sai mai in che posto suonerai. E alla fine, accade che ti ritrovi alle 6 di mattina a parlare con le persone.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate?
Durante l’anno la difficoltà maggiore consiste nel dover conciliare l’ispirazione, la scrittura dei testi, l’esperienza, con la vita quotidiana. Noi non siamo ancora così ricchi da poter vivere solo con la musica, quindi alcuni di noi cercano di lavorare. A volte, questo rappresenta un po’ un problema, perché il mondo del lavoro tende ad estraniarti da altre realtà. Questo accade soprattutto quando non siamo in tour.

Qual è la vostra strategia per rispondere a questa crisi?
In generale cerchiamo di diffondere pace, nel senso che essendo in cinque cerchiamo di tamponare i momenti di cedimento, lasciando libero ciascuno di noi. Noi siamo un gruppo stile famiglia, non siamo uno di quei gruppi che per forza deve rimanere chiuso in una stanza in cinque a suonare, ci sono i momenti di autonomia e i momenti di condivisione.

Che lavoro fate oltre a suonare negli About Wayne?
Cerchiamo sempre di mantenere un’occupazione inerente alla musica, insegniamo musica oppure arrivano delle opportunità, come scrivere colonne sonore, vedi il serial Freaks.. cerchiamo di essere dei musicisti, di rispettare il nostro cervello e di non chiuderci in lavori troppo alienanti.

Mi racconti di Bagarre?
Il nome del disco è nato in fase di conclusione del progetto, in dirittura d’arrivo. Non ci siamo mai posti il problema di individuarlo, fino a quando Jacopo lo propose. Era un momento di lite e di forte tensione e, guardando indietro nel tempo, ci siamo resi conto che erano successi molti fatti nelle nostre vite, all’interno del gruppo, e fuori da noi: fuori il mondo che cambia molto velocemente, dentro noi un gran caos. Ecco, quindi perché Bagarre è un termine appropriato, oltre ad avere un bellissimo suono, francese.
Per quanto riguarda le tematiche, del disco, sono varie. Sono tutte reali, parlano del nostro vissuto, di noi stessi, di ciò che ci sta vicino. È un disco più romantico e più maturo, rispetto al precedente, è anche ricco dal punto di vista metaforico e criptico per alcuni versi. Parlando con le persone, mi è stato confermato che comunica ciò che desidera trasmettere, non necessariamente qualcosa di definito, ma piuttosto qualcosa che assomiglia a un’emozione. Lo stiamo scoprendo anche durante i live.

C’è una canzone a cui sei più legato?
Personalmente sono legato più alle n. 6 – Riverside e alla n. 9- In The Reign Of Flies sono state messe in questo ordine per un motivo ben preciso, perché rappresentato le due facce della stessa medaglia: la parte luminosa e la parte più oscura. Descrivono delle sensazioni che ho potuto provare nella mia esperienza personale, molto importante per me.

I vostri video sono molto curati dal punto di vista scenografico..
Noi scegliamo sempre dei collaboratori che abbiamo una visione simile alla nostra o che ci stimoli, generalmente quindi lasciamo le idee a questi registi. Gli ultimi progetti gli abbiamo svolti con Marco Missano e con Rino Stefano Tagliafierro e Laila Sonsino che sono degli artisti, non sono solamente dei tecnici, hanno una sensibilità molto acuta. Ci teniamo molto ai nostri video, non vogliamo che siano fatti male, perché la comunicazione visiva è fondamentale.

Per il vostro tour avete in mente qualche strategia scenografica?
In realtà sì, non appena avremo i mezzi per poterlo fare. Crescendo, sicuramente uno dei membri da aggiungere alla nostra carovana sarà un luciaio, che si possa occupare della scena. Per adesso stiamo girando in un furgone in sette con il nostro fotografo Andrea Samonà e con il nostro fonico Valerio Motta.

Come consiglieresti di ascoltare questo album?
A me piace ascoltare i pezzi in cuffia, per lo meno la prima volta. È stato registrato con tanto amore e con tanti mezzi tecnici, che ascoltandolo in formato mp3 o da casse non adeguate, rischi di non apprezzare alcune sfumature. Se dovessi sentirlo bene, userei un cd e un paio di cuffie, se dovessi sentirlo ancora meglio un disco in vinile, però non lo abbiamo ancora fatto, quindi non si può sentire dal vinile (ride..)!

Cosa provi ogni volta che sali sul palco?
All’inizio un po’ di paura, che non è propriamente paura, forse un po’ di timidezza tant’è che non riesco nemmeno a guardare in faccia le persone che ci sono tra il pubblico, poi quando parte la prima nota.. tutto cambia. Va anche in relazione alla sinergia che si crea, finisce che mi trovo sempre a mio agio.

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Quale concerto vi piacerebbe aprire?
Ora come ora ci sono diversi artisti. Un giorno, più che aprire un concerto, mi piacerebbe scambiare due chiacchiere con qualcuno, per capire quello che hanno nella loro testa.
Tipo?
Con James Blake e con altri, vorrei capire un paio di cose.

Che consiglio daresti a un giovane per entrare nel mondo della musica?
Non credo si possa dare un consiglio, ho incontrato persone di tutti i tipi e ognuno di loro ha avuto un percorso diverso e a sé. Ognuno di noi ha le proprie velleità.. quindi FAI QUELLO CHE TI PARE, che non sbagli!

Qualche anticipazione sulla data all’Honky Tonky di Seregno?
Ogni volta la scaletta è sempre differente, non so ancora i brani che suoneremo, ma sicuramente buona parte sarà estratta da Bagarre ed è la prima volta che suoniamo all’Honky Tonky, quindi ritorna il discorso che ti dicevo prima. Sarà una sorpresa! So che ci sono molti ragazzi che ci aspettano, perché mi scrivono che non vedono l’ora che di sentirci suonare e sarà sicuramente una bellissima serata!

Chiara De Carli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fotografie di Ilaria Magliocchetti Lombi e MarGe

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