Intervista ad Alessio Tavecchio il ragazzo che nacque due volte

alessio tavecchioIntervista ad Alessio Tavecchio  di Fabrizio Annaro

Alessio Tavecchio  era un ragazzo come tanti. Poi un giorno un incidente motociclistico… “l’appuntamento più importante della mia vita … un angelo di nome Mara mi ha accompagnato oltre i confini del razionale … ho visto e mi sono immerso in una Luce così intensa … la preghiera … le paraolimpiadi di Atlanta… Quello che ho visto in quei giorni (ad Atlanta)  in fatto di deformità, menomazioni e amputazioni è stato a dir poco sconvolgente … ognuno di loro portava la propria croce con una grande, risoluta, ostinata e invidiabile dignità… Oggi i giovani hanno paura di non essere accettati, di non sapersi distinguere, di non farcela a sopportare le delusioni e gli abbandoni, di fare brutte figure davanti agli altri e di essere derisi e giudicati dal “branco” …  incontro circa 12.000 studenti ogni anno e in questa missione ho un grande sogno: se dopo un anno di incontri nelle scuole  riuscissi a salvare almeno un ragazzo da un incidente stradale, allora… Siamo vittime di un enorme pensiero negativo che si ingigantisce e si potenzia nel pessimismo generale …  milioni di persone e migliaia di gruppi in tutto il mondo condividono la consapevolezza che il pensiero positivo è dotato di una immensa capacità di guarigione …”

Vuoi raccontarci brevemente la tua storia

Fino all’età di 23 anni il mio obiettivo principale era quello di vivere la vita al massimo, cercando di godere il più possibile, con il desiderio ossessivo di sempre “nuove emozioni”. La continua ricerca “esteriore” faceva parte di me, ma molte volte mi chiedevo se quello che conoscevo, quello che facevo, quello che imparavo, quello che accadeva fosse semplicemente “un caso” oppure se tutto avesse un senso, un significato profondo.

A volte desideravo con tutto me stesso di trovare anche un solo significato e di dare un valore più importante alla mia Vita, ma spesso era molto più semplice e comodo fuggire da questa voce della coscienza per tuffarmi ad alta velocità nel caos della quotidianità.

A forza di fuggire e fuggire arrivò improvvisamente quel giorno, che sembrava fosse una delle tante noiosissime domeniche alla ricerca di qualcosa da fare e che invece si è rivelata una data che avrei ricordato per sempre: domenica 5 dicembre 1993, l’appuntamento più importante della mia vita: l’incidente motociclistico.

Questa esperienza, drammatica dal punto di vista umano, mi ha rivelato il mistero della vita spingendomi, mio malgrado, a varcare quella soglia che chiamiamo morte e che invece mi si è rivelata come un passaggio della coscienza ad un livello diverso da quello conosciuto nella dimensione fisica.

Mentre il mio corpo giaceva in stato di coma, la mia coscienza ha effettuato un “viaggio” in compagnia di “un’angelo” di nome Mara, che mi ha guidato oltre i confini del razionale, in luoghi fuori dal tempo e in avventure sconosciute.

Prima di riprendere possesso del mio corpo fisico, ho visto e mi sono immerso in una Luce così intensa, radiosa e splendente che compenetrava il mio Essere e nutriva ogni parte di esso. Una sensazione unica che ha provocato in me uno stato di pace e felicità mai raggiunta prima. Una pace che non era né interiore né esteriore, ma semplicemente unica con il TUTTO. Sapevo che lo stato di estasi che provavo era il massimo raggiungibile, che niente di più bello poteva esistere nell’universo. Era una luce palpabile, così vera e soprattutto VIVA. Viva di un qualcosa che mi ha permesso di gridare: allora Dio esiste!

    Quando però, mi sono risvegliato in questo mondo, ho dovuto fare i conti con la situazione fisica che mi si prospettava: Alessio con un volto nuovo e su una sedia a rotelle per tutta la vita.

Il rifiuto a questa nuova vita è stato totale. Volevo gridare, spaccare tutto, lanciare qualsiasi cosa a portata di mano con tutta la rabbia che avevo in corpo, ma non riuscivo a fare niente di tutto ciò. Mi dicevo, “è impossibile, assurdo, inaccettabile che una cosa così sia accaduta proprio a me. Che cosa succede? Che situazione è? Perché io?!!!”

Ero completamente disperato, abbandonato, non sapevo più cosa fare, cosa pensare, come affrontare di nuovo il futuro… Avevo quasi voglia… Voglia di morire…

Ma subito mi sono detto “…morire? Ma cosa sto dicendo? Io sono già “morto” e se adesso sono qui vivo con una seconda possibilità di esistere, ci sarà un motivo. Un motivo tutto da scoprire, un motivo tutto da vivere.

    Certo, l’incidente ha cambiato radicalmente il mio modo di vivere, rendendolo più faticoso, difficile e impegnativo, ma grazie a questa esperienza di Luce è successo qualcosa di così bello e straordinario che mi ha permesso di andare oltre questi limiti. Non potevo più lamentarmi della mia condizione, anzi ero contento, sicuramente più di quando avevo la mia integrità fisica. 

Ma cosa è successo di così bello e straordinario?

È stato l’incontro profondo con me stesso, con il mio nucleo, con la mia vera essenza, con ciò che in realtà sono. Il ricordo di quello che ho vissuto in quella dimensione mi ha permesso di capire che sono un’anima al comando di un corpo fisico e non di essere un corpo che possiede una parte spirituale. È questo radicale cambiamento di identificazione che ha prodotto in me una nuova visione di vita più vera, che mi ha spinto a reagire positivamente di fronte ad un evento considerato drammatico.

vale ale

Ciò mi ha permesso di maturare, di lasciar affiorare la parte migliore di Alessio e conoscere la forza che non avevo mai pensato di possedere. Finalmente l’incontro con me stesso, che sempre avevo sfuggito, era avvenuto. Certo, sembra incredibile a dirsi, ma “grazie” a questo incidente, “grazie” a questo appuntamento imprevisto, è avvenuto quello che ho sempre desiderato intensamente, quello che un tempo era il mio sogno: un cambiamento e un miglioramento di vita, netto, improvviso, radicale.

La maggiore consapevolezza che acquisiamo giorno dopo giorno ci aiuta a migliorare la qualità della vita, a salvaguardare il nostro corpo e ci dà la forza di proseguire il nostro cammino con coraggio e con gioia.

Per questo motivo la preghiera è diventata la base di riferimento della mia esistenza perchè è il mezzo che mi permette di rimanere in contatto con il mio nucleo, con quell’essenza spirituale dove risiede la forza e l’amore, dove ritrovo Dio. La preghiera è una comunicazione intima, ma semplice come parlare al nostro migliore amico.

    I miei primi tentativi di comunicazione con il Divino iniziavano sempre con un’invocazione d’aiuto, con una richiesta di guarigione perchè il mio desiderio primo era quello di recuperare l’uso completo e perfetto del corpo. Via via che proseguivo lungo il “cammino” della guarigione interiore, che sono sicuro è alla base di qualsiasi guarigione fisica, la mia preghiera, la mia comunicazione spirituale, si è trasformata essenzialmente in un ringraziamento.

In questi giorni si stanno svolgendo le olimpiadi  invernali so che hai partecipato alle paraolimpiadi di Atlanta cosa pensi  di questa grande manifestazione sportiva?

Ogni volta che penso e guardo questo evento sportivo rivivo sempre uno dei momenti più belli della mia vita: Durante una modesta gara locale a Cornaredo, in provincia di Milano, a cui ho partecipato, stavo per compiere, senza rendermene conto, qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la mia vita. Nella gara dei cento metri rana, nuotando solo con le braccia e con le gambe a “rimorchio”, tecnica obbligata per una persona paraplegica, sento crescere in me una forza supplementare che mi permette di accelerare la bracciata e di aumentarne la potenza. Tra me e me penso che, trattandosi di una gara di poco valore, posso tentare il tutto per tutto e nuotare senza il pensiero di conservare le energie per non crollare sul finale: quindi vado a balla!

Non sento la fatica e continuo a nuotare in un crescendo che nell’ultima vasca mi permette di staccare tutti i rivali e vincere con un divario abissale. Tolgo gli occhialini, mi volto verso Silvano, il mio allenatore, e vedo il suo sguardo attonito nell’osservare il cronometro che ha in mano. Poi alza gli occhi, mi guarda e grida:

«Grande Alessio, grande! Sei andato sotto il tempo limite di ammissione alle Olimpiadi. Adesso sei pronto. Questo sarà il tuo anno.»

atlanta 96

Il 16 agosto del 1996 raggiungo il più grande traguardo a cui uno sportivo può aspirare: la partecipazione a una Olimpiade. È vero, dovrei dire Paralimpiade, ma per me e per tanti atleti presenti, questa è una Olimpiade a tutti gli effetti, senza il prefisso “para”. Gareggiamo per lo stesso obiettivo con molte difficoltà in più; per questo motivo dovrebbero chiamarle “Superolimpiadi”.

Faccio parte della nazionale italiana di nuoto, sono dotato di un incredibile corollario di tute, borse, scarpe, costumi, magliette, gagliardetti e attorniato da allenatori, responsabili tecnici, massaggiatore, medico e una piccola grande squadra di sette nuotatori pronti a dare il massimo per difendere i colori italiani.

Qui non si tratta più di vincere una gara, combattere contro il tempo o superare i propri limiti, ma di scoprire soprattutto il senso di appartenenza a un squadra che ha i colori della tua patria. Significa trionfare per la tua nazione e non solo per te stesso. In quel momento ti senti fiero, come non mai, di essere italiano.

E chi può essere la mascotte di tutta la squadra nazionale volata in America con un aereo colmo di atleti? Uno dei più giovani partecipanti, il quale appena poco più di due anni fa era sdraiato in un letto di ospedale in bilico tra la vita e la morte. Incredibile ma vero, quel giovane, la mascotte, sono io.

Tutti mi dicono che sono un campione ancor prima di gareggiare perché sembra impossibile che in così breve tempo abbia raggiunto un livello di competitività tanto elevato. Se penso alle prime “sentenze ascoltate nel letto della rianimazione”, frasi che parlavano di quasi due anni di ospedale prima di tornare a casa autonomo, ma su una sedia a rotelle, devo affermare con chiarezza di essere fiero di me stesso.

Il nuoto è uno sport in cui ci si deve spogliare per indossare il costume, e così facendo mettiamo apertamente in evidenza, nei particolari, lo stato fisico di ognuno dei partecipanti. Quello che ho visto in quei giorni in fatto di deformità, menomazioni e amputazioni è stato a dir poco sconvolgente. Ho pensato persino, per qualche istante, che la mia disabilità fosse di poco conto.

Credo comunque di avere imparato una cosa importantissima: ognuno di loro portava la propria croce con una grande, risoluta, ostinata e invidiabile dignità. Nei loro occhi, e da allora mi auguro anche nei miei, traspariva il desiderio di guardare sempre avanti incuranti della morbosa curiosità che non manca mai negli sguardi degli stolti.

In quegli occhi splendono la vita, la voglia di vivere, la felicità, l’entusiasmo, la voglia di amare e di essere amati, esattamente come accade in tutti gli esseri umani. Si potrebbe pensare il contrario ma in certe condizioni, apparentemente disperate, ci si aggrappa alla vita con istintiva intensità e si riesce a comprendere, molto meglio di chi si professa “normale”, il valore dell’esistenza.

Avrei voluto così tanto portare a casa una medaglia olimpica ma non ce l’ho fatta. Ho raggiunto un ottavo posto nella finale della staffetta quattro per cinquanta metri mista e un settimo posto individuale nei cento metri rana. Ultimo e penultimo.

Sembra un disastro, ma dire invece che sono il settimo più veloce del mondo nei cento metri rana fa un altro effetto. E poi la mia medaglia l’ho già conquistata, sta nel mio cuore ed è tutta d’oro. Non dimenticherò mai questa esperienza unica della mia vita.

So che hai pubblicato alcuni libri fra cui il  ragazzo che nacque due volte. Cosa significa rinascere?

La vita è così luminosa e generosa che spesso offre una seconda possibilità dopo una caduta, un fallimento, uno sbaglio. Molte volte questa chance ci viene offerta attraverso una vera occasione da prendere al volo, come un treno che passa solo una volta e che rappresenta l’opportunità di poter cambiare direzione, di risorgere dai propri errori, di lasciarsi alle spalle una vita per iniziarne un’altra, nuova!

“Il ragazzo che nacque due volte” parla proprio di questa esperienza, la mia rinascita che paradossalmente è avvenuta con l’incidente motociclistico che mi ha costretto su una sedia a rotelle all’età di 23 anni, all’apparenza una tragedia, ma che invece ha rappresentato l’occasione più straordinaria che mi potesse capitare per ritrovare veramente me stesso.

Seguire il mio percorso di crescita verso una sempre più profonda presa di coscienza, permette al lettore di immedesimarsi nella storia e di vivere l’esperienza di un viaggio alla riscoperta dei veri valori della vita attraverso la mia storia.

Un’ondata di energia e di emozioni da vivere in prima persona come se fosse il lettore a diventare il vero protagonista di questa avventura.

In questo libro ho esplorato, come un pioniere, un nuovo “cammino” di vita affrontando e superando limiti, dolori, paure ma nello stesso tempo godendo della gioia e dell’amore che si possono cogliere ovunque per raggiungere quella guarigione spirituale che sta assolutamente alla base di qualsiasi guarigione fisica. www.ilragazzochenacqueduevolte.it

Cosa vuoi suggerire ai tanti ragazzi e persone che attraversano momenti di tristezza per non dire depressione e cercano  la felicità in tante cose …

I ragazzi di oggi sono il nostro futuro, sono quelli che hanno la grande responsabilità di migliorare e cambiare questo mondo che sta attraversando momenti difficili sia da un punto di vista morale che economico… ma questo ancora non lo sanno, non ne sono ancora consapevoli. Oggi i giovani hanno paura di non essere accettati, di non sapersi distinguere, di non farcela a sopportare le delusioni e gli abbandoni, di fare brutte figure davanti agli altri e di essere derisi e giudicati dal “branco” da quello stesso gruppo di cui fanno parte. Meno male però che sanno sognare, sogni che risultano diversi per fascia d’età, ma sogni che difficilmente diventeranno realtà perché sono davvero in pochi a CREDERCI.

Lignano ITA 2006-1

Questa domanda e quel “cercare felicità in tante cose…” mi fa venire in mente una situazione che penso tutti abbiamo vissuto almeno una volta nella nostra vita da giovani. Il momento in cui abbiamo deciso di dichiararci a una bellissima ragazza (ovviamente parlo da uomo) capace di farci perdere la testa e di far concentrare ogni secondo e ogni pensiero su di lei. Che emozioni in quell’attimo, che agitazione, che difficoltà a cogliere il momento giusto, che impegno di energie per sentirsi dire un SI senza diventar rosso, senza impaccio, ma liberi di esprimere i nostri sentimenti.

Tutto questo turbinio di emozioni e di sensazioni sono la manna dal Cielo, sono una vera benedizione per la nostra vita perché ci permettono di conoscere noi stessi, di crescere, di evolverci, di sentire la vita, la vera vita, scorrere nelle vene. Anche se dopo tanti sforzi faremo una brutta figura, o riceveremo un NO, o saremo derisi, tutto questo diventa secondario davanti alle conquiste raggiunte verso una più profonda conoscenza di noi stessi.

Di contro, penso a quello che accade spesso al giorno d’oggi….. Una bella canna, un paio di bicchierini oppure ancora meglio tirare un po’ di cocaina così ci si sente più brillanti, spigliati, coraggiosi, senza più sentire quelle emozioni… se si è un po’ fuori tutto funziona meglio, no?!!!

Non è vero che si funziona meglio! Queste cose intossicano la vita. Così facendo si coprono e si annebbiano le nostre vere emozioni, non permettiamo di conoscerci, di evolverci, siamo “fuori” e quindi non siamo noi stessi.

Striscia

Nel momento in cui una persona si relaziona con se stessa, può permettersi di fare quello che vuole, ma nel momento in cui si relaziona con gli altri deve funzionare bene ed essere al meglio delle proprie potenzialità. Questo lo può fare solo quando è sobrio, quando è perfettamente lucido. Solo in questo caso la macchina “corpo umano” può dare il meglio di se stessa, esprimere massima potenza.

GIOVANI PUNTATE A QUESTA POTENZA A QUESTA LUCIDITA’.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Il mio lavoro di formatore nelle scuole è diventato una missione; incontro circa 12.000 studenti ogni anno e in questa missione ho un grande sogno: se dopo  un anno di incontri nelle scuole  riuscissi a salvare almeno un ragazzo da un incidente stradale e gli ho regalato la gioia di vivere appieno la sua vita, allora il mio sogno è raggiunto. Per chi volesse coinvolgermi in una scuola e scoprire tutti i progetti di formazione www.alessioprogettovita.it

Poi i sogni sono sempre tanti come quello di realizzare un grande centro polifunzionale di riabilitazione formazione e sport con la caratteristica di essere aperto a tutti favorendo l’integrazione delle persone con disabilità. Dopo più di 12 anni di duro lavoro la Fondazione senza finalità di lucro che rappresento come presidente e che intende realizzare questo progetto, possiede a Monza un terreno di 12.000mq e ha trovato le risorse economiche per realizzare il primo lotto del progetto con una slp di 3.000mq. La burocrazia e la lentezza della politica ha rallentato notevolmente la realizzazione di questo progetto che già 4 anni fa poteva essere realizzato per intero. I tanti sostenitori della Fondazione e le tantissime persone che hanno scelto di devolvere il loro 5xmille sono la vera forza della Fondazione e del suo proseguire anche con le numerose attività sociali già avviate sul territorio. Per sostenere questo progetto sociale così importante e tutte le attività della Fondazione potete visitare il sito www.alessio.org basta un click.

Tornare a camminare è forse il mio più grande sogno che alimento giorno per giorno con tanta fede e tanto coraggio. Il significato di questa guarigione così tanto cercata e condivisa, sarà un evento che potrà far osare tante altre persone a provare ad andare oltre il limite dell’impossibile mettendocela tutta piuttosto che lasciarsi andare a subire l’esperienza.

Forse però il vero sogno della mia vita l’ho già raggiunto ed è nella foto allegata: una famiglia stupenda, le mie tre donne!!!

famiglia

E il futuro? cosa pensi del futuro?

Penso che tutto quello che sta accadendo, dai disastri meteorologici sempre più frequenti, ai terremoti e alle crisi economiche, sia dovuto anche al risultato del nostro “pensiero collettivo”. Siamo continuamente bombardati dai media che parlano essenzialmente di disgrazie, omicidi, truffe, sprechi, distruzioni e riescono a indurci a pensare che tutto il mondo stia andando a rotoli per non parlare delle ancor più catastrofiche previsioni sul prossimo futuro che giornalmente ci propinano radio e TV. Siamo vittime di un enorme pensiero negativo, già amplificato dai Maya e dalla loro presunta profezia, che si ingigantisce e si potenzia nel pessimismo generale rendendo questo mondo sempre più cupo e sempre più fragile. Questa visione della vita contemporanea è però riduttiva e non rispettosa della realtà. Come per ogni medaglia dobbiamo prendere in considerazione anche l’altra faccia e non dimenticare che milioni di persone e migliaia di gruppi in tutto il mondo condividono la consapevolezza che il pensiero positivo è dotato di una immensa capacità di guarigione, soprattutto se per guarigione intendiamo un grande miglioramento di noi stessi all’interno di un altrettanto imponente miglioramento globale. Nel momento in cui onestà, rispetto, solidarietà e amore riusciranno a prendere il sopravvento sull’egoismo e la malvagità che hanno invano cercato di sopraffare la nostra naturale aspirazione all’armonia e alla riconciliazione, allora sapremo di essere sul punto di vincere la battaglia contro il male. L’uomo può condizionare negativamente la natura ma può anche imparare ad amarla e rispettarla. Se riuscirà a farlo otterrà in cambio il dono di poter continuare a vivere sul più straordinario e meraviglioso pianeta dell’intero universo e potrà proseguire il suo avventuroso cammino verso l’infinito.

Grazie Alessio le tue parole sono illuminati, ricche di coraggio, amore, passione per la vita… la tua reazione alla sventura è un dono grandissimo… Abbracciare il pensiero positivo è stata ed è  la tua scelta… un invito, un appello per tutti noi.

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4 comments for “Intervista ad Alessio Tavecchio il ragazzo che nacque due volte

  1. Lidia Quattrini
    22 aprile 2016 at 12:55

    Alessio oggi ho avuto il piacere di conoscerti a scuola durante l’incontro sulla sicurezza stradale, 90 min di pura emozione, è’ stato come stringere la mano alla consapevolezza! Un GRAZIE infinito!!! Lidia

  2. jenny
    17 marzo 2017 at 10:36

    Alessio ieri ti ho conosciuto per la prima volta. Il tuo incontro e soprattutto le tue parole mi hanno fatto riflettere su molte cose. Ciao e buona continuazione per i tuoi progetti. Io ti sosterrò….

  3. Simone
    21 febbraio 2018 at 08:48

    Quest’UOMO è da prendere esempio

  4. Andrea
    7 ottobre 2018 at 17:49

    Ti ho conosciuto un anno fa al liceo Ettore majorana e da persona ma sopratutto da motociclista voglio dirti che la tua storia mi ha colpito molto e mi ha fatto riflettere. Anche io ho fatto un incidente e dopo essere tornato in sella avevo un po’ di paura ma, grazie alla tua storia, sono tornato in moto con più prudenza e senza paura

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