Parco Tittoni, l’Orso canta la sua evoluzione

parco tittoniSerata conclusiva quella di sabato al parco Tittoni di Desio. La nota location, che nel corso dell’estate ha visto susseguirsi sul palco un via-vai di artisti, sabato ospiterà L’ORSO

Il quartetto formato da Mattia Barro (voce, chitarra, synth), Omar Assadi (chitarra, cori), Niccolò Bonazzon (basso, synth, cori) e Francesco Paganelli (batteria, drum machine) chiuderà, oltre alla stagione estiva coordinata dal circolo ARCI Tambourine in collaborazione con Mondovisione, anche il proprio tour.

Non si sono mai fermati, come la loro trasformazione, che ha riservato per loro la composizione di un disco nato in itinere, quasi come una sorpresa. Una sorpresa che ha permesso loro di assumere maggiore consapevolezza di dare una vera identità alla band. E questo emerge anche dalla maturità di suoni e testi che sono raccolti nel loro ultimo album, dal titolo “Un luogo sicuro“, che rappresenta «un’evoluzione palese e insindacabile», come la descrive Mattia Barro, ai nostri microfoni.

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Se nel 2015 avete messo la sveglia per la rivoluzione, nel 2016 è veramente avvenuta. Ora che si avvicina l’ultima data come ti senti?

«È stato un anno intenso. Adesso che sono arrivato alla fine, mi sento stanco, ma soddisfatto. La sensazione è la stessa che provi quando alla fine della settimana lavorativa non vedi l’ora di rilassarti, nel fine settimana. Andiamo in vacanza, ma senza ancora una prospettiva di rientro. Abbiamo bisogno di staccare, anche per capire meglio ciò che faremo nel futuro».

Vi sopportate ancora?

…ride.. «sì, ci sopportiamo ancora! Anzi, andando avanti nella collaborazione ci siamo scoperti e siamo diventati amici. Prima le altre formazioni erano date un po’ dalle necessità del momento, mentre ora siamo quattro persone che fanno musica… ci siamo trovati strada facendo».

Nel corso di questo tour siete saliti sul palco di vari festival, avete assaporato nuove esperienze e realtà diverse. C’è un evento che ricordi con maggior intensità?

«È difficile individuare un momento in particolare! Il bello rientra nella routine quotidiana della musica: il preparare il furgone ogni mattina, partire e arrivare la sera stanchi morti. È un modo di vivere la vita in modo completamente fuori dal comune, ti sposti sempre da un posto all’altro sapendo che incontrerai persone nuove o persone che si aspettano di rivederti. È una realtà quasi non reale, ma stupenda di per sé, che affascina nelle piccole cose».

Qual è la colonna sonora di questo tour?

«Della brutta musica! Ride… nelle band solitamente vige una regola: chi guida sceglie anche la musica. Siccome  sfortunatamente mi sono fatto male a un piede giocando a calcetto, non ho potuto prendere il comando del furgone e quindi mi sono sorbito della pessima musica! Ovviamente è questione di gusti, i nostri sono divisi a metà tra il punk e il groove e questa estate i Blink 182 hanno avuto la meglio, ahimé».

Con il vostro ultimo album avete mostrato al mondo quanto siete cresciuti, sia per la componente musicale che per quanto emerge dai testi. Che cosa ha innescato questo processo?

«Le prime composizioni sono state scritte nel 2009, in questi anni abbiamo suonato, imparato e ascoltato; tutti questi piccoli passi messi insieme ci hanno aiutato ad arrivare a questa evoluzione. Anche la produzione questa volta è stata veramente seguita come registra e non come mero esecutore. Rivedendo tutto, rivedo anche me stesso, rivedo la mia crescita. C’è chi dà importanza ai numeri, io do importanza a questo».

Chiara De Carli

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