Io ci sarò, l’ultimo spettacolo di Giuseppe Giacobazzi

di Daniela Zanuso

Oltre due ore di monologo che volano via. Battute esilaranti che tolgono letteralmente il respiro, ma anche quella sottile malinconia che Giuseppe Giacobazzi, il popolare comico di Zelig,  sa abilmente mettere nei suoi spettacoli. L’idea di “Io ci sarò” nasce da una premessa molto semplice: considerata la differenza di età tra lui e sua figlia  (50 anni per l’esattezza), il comico rischia di non avere la gioia di conoscere i suoi nipotini. Da qui l’invenzione di un videomessaggio, rivolto ad un nipote immaginario, in cui il comico racconta di sé e del suo mondo, immagina quello che sarà il futuro e riesce quasi ad interagire attraverso qualche sano consiglio.

Nello spettacolo – ideato con la collaborazione ai testi di Carlo Negri – Giacobazzi si cala nelle vesti del nonno e, come ogni nonno che si rispetti, parla dei ricordi della sua infanzia, degli eroi di quel mondo, del repertorio musicale che scandisce la vita di ognuno. Sullo sfondo  l’immagine di una ferrovia, a simboleggiare la vita che va avanti verso quel mondo che il comico cerca di immaginare per le generazioni future.

E’ un continuo mix di memoria e di realtà  e non è da tutti riuscire a creare quella empatia con il pubblico nella quale ognuno ritrova qualcosa di sé, del suo presente, del suo passato. Giacobazzi riesce ad interpretare i pensieri di molti, si ride tanto e di gusto. Poi, all’improvviso, quelle parole riescono a diventare più cariche di significato, più inaspettate e ti fanno riflettere.

Il monologo diventa quindi una riflessione su se stesso, sul  lavoro, sul futuro e anche su uno dei ruoli più delicati e difficili: quello di genitore. Lo show crea un filo conduttore con il precedente spettacolo (Un po’di me) e mette in mostra l’uomo prima ancora dell’artista.

E il comico romagnolo è bravissimo in questo: si respira tutta la freschezza del suo essere uomo semplice e attento a quel lato divertente della realtà che solo lui sa cogliere con tanta attenzione e tradurre in puro divertimento.

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