Io sono antifascista

di Paola Biffi

Più mi avvicino alla realtà della mia vita, più costruisco il mio futuro, più persone incontro e più mi rendo conto di quanto il non avere certezze a volte, spesso, giustifica il nostro egoismo.
Individualismo post-moderno, è forse una maniera più intellettuale di dire indifferenza. Ci sono sempre più maniere intellettuali per giustificare l’immobilità di pensiero, di cultura, di azione, che oggi sta avendo il sopravvento.

È un paradosso: più possiamo dire, comunicare, conoscere, più sembra tutto già detto, già scritto, già sentito, e quindi o si parla per niente o si tace. Il problema alla base è che noi, homo post-sapiens, diventiamo sempre più complessi proprio mentre continuiamo a semplificare tutto, con la tecnologia e le varie appendici che ci appicciamo addosso.

Siamo in un’epoca confusa e siamo anche stanchi di sentircelo dire, ma in questo caos di informazioni e opinioni mi chiedo se non sia il caso di cercare dei punti fermi: se il punto di arrivo è evidentemente oscuro anche alle grandi lungimiranze, non è il caso di controllare dove poggiano le fondamenta?

“La libertà è partecipazione” diceva Gaber. “La libertà è antifascista”, dice la Costituzione Italiana.

Negli ultimi giorni la cronaca è nera, nere sono le bandiere, neri i cappotti, neri gli slogan recitati nelle assemblee: si potrebbe dire “sono tornati”, per rendere il trailer più intrigante, ma la verità è che il fascismo in Italia ha continuato ad esserci e oggi scende di nuovo in piazza, pretende attenzione e attenzione ha, facilitato dal nascosto consenso da una parte e dal nascosto dissenso dall’altra.

Forse è questione di abitudine, non di politica: cresciuti con il pane del supermercato, ci siamo dimenticati come si coltiva il grano, abituati alla libertà, ci siamo dimenticati come si è liberi davvero, come si è liberi insieme. E adesso è facile venderci pane secco, adesso è facile venderci indifferenza.

Il fascismo ci è sembrato un ricordo dei nonni, l’antifascismo una battaglia vinta, una bandiera di qualche gruppetto di ragazzini irresponsabili:  guardandoci la pancia sempre più piena ci siamo accontentati di risposte facili, di valori da copertina e ci siamo creati una superficie di plastica, terreno fertile per le nuove forme di odio e discriminazione.

Dobbiamo tornare alle fondamenta, alle radici della nostra storia: libertà, uguaglianza e pace stanno perdendo vigore perché nutrite con sostanze sintetiche. L’antifascismo dev’essere il concime culturale delle nostre idee.

Quello che domani ci chiedono Como, Milano e tante altre città italiane in cui ci saranno manifestazioni, è una presa di posizione, una posizione forse scomoda, a volte difficile, ma ben salda a un terreno di primavera.
Io sono antifascista.

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