Je suis Paola

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cropped-testatadi Paola Biffi

Je suis Charlie, ma prima di questo je suis Paola. Di solito non mi piace fare queste cose, preferisco tenermi le mie riflessioni per me e per gli amici, ma mi sembra giusto in questo contesto, in cui tanti stanno rivendicando la libertà di pensiero e di parola, dire la mia e, dunque, essere libera.

Direi che il problema sta proprio qui, nel dire essere liberi, ma intanto far parlare semplicemente uno slogan, qualche titolo di qualche giornale, senza mettere in azione quello che veramente si sta dicendo: noi, che fortunatamente possiamo ancora dire liberamente la nostra, perché ci limitiamo a copiare e incollare slogan sui social, senza andare oltre lo scandalo mediatico di un assassinio?

Qualche giorno fa  a Parigi hanno tirato granate contro una moschea, in Italia è stata fermata la costruzione della moschea di Milano, e pochi sanno che il nostro eroe Charlie non si limitava alla “buon umorismo”, ma pubblicava insulti parecchio pesanti verso l’Islam e i suoi seguaci.

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Questo giustifica l’attentato? Assolutamente no, ma dimostra come la superficialità con cui ci approcciamo al mondo, e parlo soprattutto ai ragazzi, ci fa sembrare meno liberi di quelli a cui la libertà è tolta con la forza.

Svegliamoci, stiamo rivendicando un diritto che noi stessi ci stiamo togliendo, lasciandoci raccontare favole sui buoni e sui cattivi dalla grande madre mediatica che ci ha allevati.

 

 

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