Josef Albers. Il suo Messico a Venezia

Josef Albers

di Francesca Milazzo

“Apri gli occhi” diceva Josef Albers,(Bottrop, Germania, 1888 – New Haven, Connecticut, 1976) pittore tedesco, uno dei padri dell’Astrattismo, professore alla Staatlitches Bauhaus. Apri gli occhi per far lavorare la mente, aggiungiamo noi. Per questo vale la pena  di non perdere la rassegna che il Peggy Guggenheim Collection  di Venezia gli dedica fino al 3 settembre. Indaga sui rapporti tra  l’artista e il Messico.

Il Messico è senz’altro la terra promessa dell’arte astratta, sosteneva
Josef Albers.  

Josef Albers in Messico si intitola la mostra curata da Lauren Hinkson, (video). Propone  una selezione dei primi dipinti raramente esposti, tele iconiche appartenenti alle note serie “Variante/Adobe” (1947-1952) e “Omaggio al quadrato” (1950-1976), insieme a opere su carta e a una ricca selezione di fotografie e foto-collage, molte delle quali presentate per la prima volta al pubblico, realizzate da Albers durante le sue tante visite presso i siti archeologici messicani, cominciate a partire dai primi anni ’30. 

Josef Albers – Studio per Santuario

Durante questi viaggi,l’artista realizzò centinaia di scatti in bianco e nero raffiguranti piramidi, templi, santuari e raggruppando insieme immagini multiple, stampate in diverse dimensioni su fogli di cartone. E proprio da questo lavoro elaborò riflessioni su forme geometriche e lo spazio, sullla percezione visiva più in generale. Riflessioni che servirono ad arricchire e a formare , nel corso della sua lunga vita di insegnante – dopo la chiusura della Bauhaus con l’avvento del nazismo nel 1933 si trasferì negli USA – artisti quali Robert Rauschenberg, Robert Motherwell, Ray Edward Johnson, solo per citarne alcuni fra i più noti.

L’avvicinamento di Albers all’immaginario artistico precolombiano – si legge  nel comunicato stampa – può essere analizzato nell’ambito della storia complessa e spesso inquieta di quegli artisti modernisti che hanno guardato alle culture non–occidentali quali fonti d’ispirazione. Il lavoro di Albers si oppone a quello degli artisti rivoluzionari messicani, incontrati durante i suoi viaggi, tra cui anche Diego Rivera. Al tempo stesso il suo lungo impegno nello studio dell’arte e dell’architettura messicani lo rende un precursore, nella storia dell’arte americana, del secondo dopoguerra, quando artisti più giovani, come Donald Judd, Ad Reinhardt e Robert Smithson, guardano alle antiche tradizioni con una nuova sensibilità e auto-consapevolezza.

 

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