La buona scuola

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di Marco Riboldi

Tema bollente della ripresa di settembre è stato ed è quello della scuola.

Non intendo qui parlare soprattutto della organizzazione ministeriale: su questo mi limito a poche righe. I commenti sull’organizzazione del rientro si sono spesso soffermate su argomenti su cui era facile suscitare scalpore ed ironie (i banchi a rotelle!), trascurando forse il nocciolo delle criticità: in sei mesi non si è riusciti ad evitare il solito balletto degli incarichi (eppure quest’anno il tempo a disposizione era sufficiente, direi). Non si è pensato a sufficienza agli alunni più fragili che, come solito, stanno pagando un prezzo altissimo, le linee guida sono arrivate all’ultimo ecc…

Il Ministro non ne esce benissimo: il suo dicastero è uno di quelli meno indicati per avere un responsabile capitato un po’ per caso ai vertici dello Stato, per una serie di coincidenze difficilmente ripetibili e con scarsa esperienza politico-amministrativa.

Trovo in rete una sua intervista in cui dice che nel 2017 era lontana dall’idea di fare politica. Un paio di anni dopo, con allegra noncuranza, assume uno degli incarichi più complessi, con una mastodontica macchina amministrativa e burocratica da indirizzare, un fronte sindacale difficilissimo da gestire, una quantità di lavoratori e di utenti situati nel cuore della società civile. Cosa dire? E’ realtà un po’ disarmante. E comunque non invidio la signora in questione.

Ma parliamo d’altro, perché comunque buone notizie ci sono.

Vorrei riportare la mia esperienza (da testimone, non da protagonista: ho solo contribuito in modo indiretto) di quanto fatto in questi mesi.

Se le scuole sono riuscite, nonostante tutto, a svolgere almeno in parte la loro funzione, ciò si deve alla capacità di mettersi in gioco di tanti attori dell’azione educativa.

Ho visto insegnanti attivarsi sulle lezioni a distanza con una grinta che troppo spesso non è conosciuta.

Credetemi: predisporre e svolgere una lezione a distanza prevede un lavoro che è almeno il doppio di quanto solitamente occorre, sia in termini di tempo che di fatica.

E questo affrontando carenze di ogni genere, da quelle degli strumenti informatici a quelle della tenuta della rete, senza possibilità di immediato confronto con i colleghi, senza quel faccia a faccia con gli studenti che è fondamentale per valutare non solo il lavoro loro, ma anche quello del docente e le sue ricadute.

E se per ricaduta si intende, come si deve, la qualità dell’apprendimento, bisognerà lavorare molto sulla verifica e sul recupero, come già in molte scuole si sta accuratamente facendo, anche intervenendo sui programmi delle varie discipline e studiando nuove interconnessioni tra le stesse.

Anche qui, il lavoro degli insegnanti sta sostituendo la mancanza di indicazioni generali univoche, mancanza che peraltro, se ben pensata, programmata e non assoluta, potrebbe essere positiva, in modo che l’autonomia didattica delle scuole calibri al meglio il lavoro sulle esigenze specifiche.

Sottolineo che se poi questa difficile azione didattica si applica ai bambini più piccoli, ogni problema viene ingigantito.

Così come è giusto sottolineare che la collaborazione delle famiglie, per i più piccoli, è stata fondamentale e credo sia stata una fatica terribile per madri e padri, che immagino sognassero il ritorno in ufficio come mai era successo in vita loro.

Ancora, mi piacerebbe sottolineare la concreta azione di preparazione dell’ambiente scuola, che non ha potuto limitarsi alla attesa degli interventi degli Enti preposti. I mesi estivi hanno visto presidi, docenti e personale muoversi in mille modi per arrivare a riaprire al meglio la loro scuola.

Chi stava…in trincea si è attivato per contattare comuni, provincia, agenzie di volontariato o di privato sociale, enti proprietari di strutture compatibili, aziende, per realizzare convenzioni, programmare lavori comuni, in modo da offrire ai propri studenti il meglio possibile, nelle condizioni date. Professori che ne avevano la competenza hanno studiato la loro scuola sotto il profilo edilizio per poterne sfruttare al massimo gli spazi: conosco il caso di un insegnante che, realizzato che lo spazio per lasciare a terra gli zaini avrebbe sottratto preziosi metri quadrati si è attivato e ha personalmente montato su ogni banco un gancio che servisse allo scopo.

Esempio forse piccolo, ma intanto qualcuno lo ha fatto e la scuola ci ha guadagnato.

Personalmente posso dire che ho tentato di attivare una chat di confronto con alcuni colleghi ancora in servizio, per un valutazione comune delle questioni, e presto mi sono reso conto che trovarsi on line anche dopo le 18.00 era per loro complicato, perché erano ancora a scuola o impegnati in qualche riunione. E sto parlando del periodo estivo.

Finisco qui.

Voglio dire che tutto è andato benissimo e che gli insegnanti e in genere il personale della scuola ha sempre e ovunque fornito un luminoso esempio di dedizione?

Ovviamente no, e credo che molti esempi negativi si potrebbero portare.

Ma per una volta cerchiamo anche di tener presente che tanti, davvero tanti, hanno fatto il loro dovere ed anche di più.

E’ stato, è  e sarà  un periodo duro, ma bello, per chi ha scelto di fare scuola per passione.

Non dimentichiamolo troppo in fretta.

E se a qualcuno venisse da dire che ci sono altri che si sono altrettanto impegnati nei mesi scorsi, vorrei preannunciare: stiamo cercando di preparare altri articoli che raccontino le loro esperienze: abbiate la pazienza di seguirci nelle prossime settimane.