Una Carta per la buona accoglienza

migrantidi Francesca Radaelli

“Sarà la sfida dei prossimi anni. Accogliere e integrare persone in fuga dalla miseria o dalla guerra è un impegno a cui nessun Paese può sottrarsi”. Inizia con questa constatazione il comunicato rilasciato ieri 18 maggio da Ministero dell’Interno, Anci e Alleanza cooperative sociali per annunciare la firma della Carta per la buona accoglienza delle persone migranti, un documento che impegna Comuni, Prefetture e cooperative al rispetto di una serie di buone pratiche per promuovere un modello di accoglienza e integrazione d’avanguardia.

E soprattutto per combattere le speculazioni e il business ‘sulla pelle dei migranti’, che si è manifestato in episodi e situazioni portate alla luce in tempi non lontani da inchieste giudiziarie e giornalistiche (per qanto riguarda la Lombardia, una delle ultime indagini sul funzionamento dell’accoglienza nelle strutture del milanese è quella presentata qualche settimana fa dall’associazione Naga).

In realtà l’Italia un modello virtuoso per l’accoglienza lo ha già, sostiene il documento ministeriale: si tratta dello SPRAR (Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati), gestito dai Comuni in sinergia con il Terzo settore. “Per superare la fase emergenziale dell’accoglienza e arrivare a strutturare un sistema stabile ed efficace, la strada è quella di superare l’attuale sistema e ‘convergere’ proprio sullo SPRAR, adottandone i principi, la trasparenza amministrativa e le modalità di accoglienza” sostengono i firmatari, che hanno dichiarato l’intenzione di impegnarsi congiuntamente ad allargare la rete dello SPRAR.

Ma in che cosa consiste la Carta per la buona accoglienza?

Alla base della Carta (consultabile qui) è posto “un patto di diritti doveri tra migrante e il nostro Paese e la ferma volontà di instaurare un circuito virtuoso tra diritti da tutelare e utilità sociali da condividere. A questo fine, l’attuale sistema duale di accoglienza dovrà convergere sul modello unico incarnato dallo Sistema gestito dai Comuni, alle cui Linee guida e al cui Manuale operativo farà riferimento il nuovo modello di accoglienza nazionale, a partire dalla trasparenza amministrativa già adottata dallo stesso SPRAR sulla base delle linee guida emanate dall’Anac e del nuovo codice degli appalti”.

Obiettivo? “Passare gradualmente dall’accoglienza in centri collettivi a percorsi di accoglienza in abitazione, con standard di qualità che garantiscano servizi adeguati, dalle caratteristiche delle stesse abitazioni alla presenza di personale socio educativo qualificato in ogni fase dell’accoglienza”. Viene così proposto un modello di accoglienza diffusa sul territorio a cui in Brianza, a dir la verità, si lavora già da tempo. “L’adeguamento alle politiche dello SPRAR”, conclude il comunicato, “si concretizzerà anche nella previsione di percorsi di mediazione culturale, corsi di italiano, tutela legale, garanzia di pasti, vestiario, igiene personale, formazione professionale e azioni costanti di coinvolgimento dei territori che accolgono i migranti, con un lavoro congiunto di Comuni e Prefetture”.

Insomma, ci sarà da rimboccarsi le maniche.

Francesca Radaelli

 

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