La certezza dell’incertezza: lo stupore della meccanica quantistica

quantistica_2236di Camilla Mantegazza

E’ una platea gremita quella del Teatro Binario 7. “Il Principio dell’Incertezza”, già andato  in scena  per due sole serate (11 e 12 gennaio), richiama un pubblico ampio, variegato e curioso. L’autore-attore protagonista, Andrea Brunello, si aggira per la sala, camminando tra i suoi spettatori: un completo nero, occhiali da sole e tante monetine in tasca. Il suo alter ego musicale, Enrico Merlin, è già posizionato sul palco, pronto a creare quel classico, ma pur sempre magico, connubio di musica e parole che andrà a caratterizzare tutto lo spettacolo.
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Come qualsiasi altro Fisico non può che rimanere stupito di fronte alla calda accoglienza di un pubblico chiaramente molto lontano da ciò che andrà a mettere in scena. Ma questo è l’effetto della Meccanica Quantistica, che lascia sempre stupiti, sebbene in pochi sappiano cosa sia realmente. Un mito della scienza, inarrivabile ai più. Rivoluzionario e stravolgente. Chissà perché persone che non si interessano mai del misterioso -e non per tutti accessibile- universo della Fisica, quando si nomina la MQ diventano immediatamente entusiaste? Poche altre cose, in materia, godono dello stesso successo.

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Ma il pubblico non vuole una seria e rigorosa lezione, e Andrea Brunello deve averlo capito. Con volto e voce accesi dalla passione e dall’infinita curiosità per la materia, propone una coinvolgente e a tratti toccante lezione sull’amore per la scienza, sulla sua capacità di “riempire il mondo di idee”, di farci meravigliare dinnanzi al più semplice oggetto o al più banale dei movimenti, capace di soddisfare ogni guizzo della nostra curiosità: “La scienza ci porta a vedere cose meravigliose, perché l’immaginazione della natura è più grande di quella dell’uomo”. E qui si coglie la piccola distinzione tra lo scienziato e l’artista, paragonati da Brunello.

L’autore percorre con il suo pubblico alcuni passi dell’insegnamento canonico della MQ: l’esperimento della doppia fenditura, l’ambivalenza del comportamento onda-particella, il principio di Indeterminazione di Heisenberg. Non è importante capire tutto, le domande non giovano a ciò che è inspiegabile -rassicura i visi perplessi – Brunello. Si arriva, accompagnati passo a passo, a sbirciare la portata e l’innovazione della rivoluzione quantistica. Una Fisica che abbandona il determinismo e descrive un mondo dove tutti gli eventi sono governati dalla legge di probabilità, dove ad ogni scelta corrisponde una ramificazione degli universi possibili. E la parola, qui, passa ad ogni singolo individuo che Brunello si trova dinnanzi. Lancia provocazioni, spunti di riflessioni, intensi e profondi. Un principio di incertezza che dalla meccanica si sposta alla vita, alla nostra vita più intima. Un mondo affannoso, alla ricerca di uniformi, di certezze, di definizioni e di sicurezze contrapposto a un inimmaginabile numero di universi dove i nostri morti non sono morti, dove i nostri desideri sono avverati, dove i nostri problemi perdono di consistenza, dove i sogni sono realtà.

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Toni fiabeschi, parole già sentite, ora -quasi- fisicamente giustificate. Brunello nomina una moglie e una figlia, ed il muro che divide l’attore dagli spettatori sembra momentaneamente cancellarsi per instaurare un rapporto pressoché personale con il suo pubblico. Una figlia –o un figlio, oppure un parente caro- da cui nasce l’idea di mettere in scena la sua scienza, la sua meraviglia, la sua sicurezza dell’insicurezza, la sua certezza dell’incertezza.

Laurea in fisica e matematica presso la Cornell University di New York, Ph.D. in fisica teorica alla State University di New York. Parallelamente corsi di spettacolo, a spasso per il mondo. Poi la scelta definitiva, nel 2001, di abbandonare l’assegno di ricerca all’Università di Trento, per permettersi, paradossalmente, di potersi riavvicinare alla fisica, ma lontano da quegli ambienti privi di veri stimoli. E Brunello è teatro, è passione per la fisica, è voglia di meravigliarsi e incentivare a cogliere lo stupore, che sta dentro ad ogni cosa, incertezza compresa. Ci guida, così, in questo percorso accostando ad ogni contenuto scientifico un racconto, brevi cenni aneddotici ripescati dalla sua infanzia, dalla sua vita, con una forte connotazione emozionale ed instaurando una forte empatia con il suo pubblico.

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Ed è grazie a questa empatia che riesce a trasmettere la bellezza, il fascino del saper leggere la natura con gli occhi della scienza, a scagliarsi contro il dogmatismo tipico della metodologia di insegnamento scientifico, così rigido, così sterile, fine a se stesso con le sue definizioni, “incapace di insegnare la meraviglia”, così concentrato sulla sola conoscenza. Brunello scende così tra il pubblico, pronto a rispondere a qualsiasi tipo di domanda, con la voglia di far capire il perché di questo suo spettacolo. Il tutto, in una cornice di applausi.

 

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