La corona del Re longobardo

  •  
  •  
  •  

VS-la_corona_del_re_longobardoPistoia, anno 1323: la roccaforte guelfa sta per subire l’attacco delle truppe ghibelline provenienti da Lucca, capitanate da Castruccio Castracani, e, nel frattempo, è sconvolta dalle faide interne. Ormanno de‘ Tedici, capitano del popolo, non riesce a tenere a freno le iniziative folli e violente di suo nipote Filippo, che, segretamente, si è già accordato con Castracani per consegnargli la città, e, nel frattempo, alimenta le guerre intestine fra le Signorie e si contrappone anche al Clero, che invece potrebbe sostenere Pistoia facendo intervenire le truppe del Papa. Inoltre Filippo vuole impossessarsi della corona di re Radagasio, condottiero ostrogota morto all’inizio del 400 e dichiarato santo, che si ritiene abbia dei poteri magici, essa è custodita in città insieme ad un ingente tesoro, frutto delle razzie del re barbaro.

È in questa situazione che giunge in città Ruggiero da Suio, cavaliere dell’ordine degli Ospitalieri di San Giovanni, fuggito in modo rocambolesco dalla Terra Santa abbandonando la causa delle Crociate, sta tornando in Lazio nella sua terra ed è lì solo di passaggio, tuttavia, spinto dalle circostanze, decide di accettare la proposta dell’anziano banchiere Agostino Pucci, che è vittima di persecuzioni da parte di Filippo Tedici, e diventa così il comandante del suo esercito personale.

In poco tempo Ruggiero, abile combattente e fine stratega, riesce a ricostruire la milizia affidatagli, a darle una divisa e un’identità, creando il piccolo e coraggioso esercito dei Biancoverdi, che si fa subito benvolere dal popolo per la sua generosità e per la disponibilità nel fornire aiuto nei lavori di ricostruzione di questa città sofferente. Inoltre, Ruggiero incontra Isotta, figlia di un commerciante di stoffe sulla quale Filippo aveva puntato la propria attenzione, e se ne innamora, da questo momento in poi il giovane Tedici farà di tutto per colpire Ruggiero, il suo esercito e i suoi sostenitori, ma i lucchesi sono alle porte e le circostanze impongono ai diversi eserciti interni di smettere, almeno temporaneamente, di combattersi a vicenda e di allearsi contro un nemico decisamente superiore per uomini e per mezzi, tentando di fornire la miglior difesa possibile alla città.

Marco Vozzolo, nato in Lazio ma pistoiese di adozione, appassionato di storia toscana e amante di questa terra, propone un romanzo molto curato nella ricerca storica, che mescola sapientemente personaggi storici realmente esistiti con altri nati dalla sua fantasia di narratore, tuttavia non privi di fondamento storico, come Ruggiero, che immagina originario della contea di Suio, un feudo controllato dall’Abbazia di Montecassino, i cui abitanti godevano del privilegio della Chartae libertatis, la zona era sotto l’influenza dell’ordine degli Ospitalieri, e il castello di Suio era legato ai Catari della Lingua d’oca, che furono in seguito accusati di eresia. Ruggiero agisce, nella finzione narrativa, seguendo le regole dei Catari, egli, infatti, crede in Dio ma rifiuta di accettare i privilegi della Chiesa, e offre sempre il suo sostegno ai più deboli.

Abilissimo nella ricostruzione della vita e degli ambienti dell’epoca, l’autore dà il meglio di sé nella narrazione delle scene di combattimento e nella descrizione delle battaglie, dando vita ad un romanzo d’azione che tiene viva l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina.

 

Valeria Savio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

AlphaOmega Captcha Classica  –  Enter Security Code