La crisi interroga, la Brianza risponde

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di Francesca Radaelli

Un’intervista alla Brianza. Un racconto dei valori, degli errori e dei sogni di un territorio operoso e laborioso, che ha fatto dell’artigianato di qualità un elemento fondante della propria identità. E che, dopo essere stato travolto dalla crisi economica globale, cerca ora una via per ripartire, un nuovo modello di sviluppo ‘sostenibile’ da seguire. Senza tradire le proprie radici e ripartendo da quello spirito comunitario che è sempre stato una sua prerogativa.

È stato il sociologo Aldo Bonomi a interpellare alcuni tra i membri più rappresentativi del microcosmo brianzolo nel corso del convegno dal titolo ‘Tutti tranne…uno…’, andato in scena sul palco di Palazzo Terragni, a Lissone, promosso dalla Caritas di Monza. Punto di partenza è stata la frase biblica “… Mangerai i frutti di tutti gli alberi tranne uno …”, che, in un contesto di avvicinamento a Expo 2015, non può che stimolare una doverosa riflessione non solo sul cibo, ma anche sulla cupidigia e sugli sprechi, a tutti i livelli e in tutti i settori produttivi. In apertura, Monsignor Patrizio Garascia, Vicario Episcopale Zona Pastorale V Monza, ha voluto ricordare proprio le parole di Gesù nel Vangelo (LC 12:15) “State in guardia da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai beni che possiede”, affermando la necessità di abbracciare un nuovo umanesimo, quello del dono di sé nella relazione con gli altri.

Su questi temi e in particolare sulla ‘bulimia edilizia’ che ha portato prima tanta prosperità e poi tanti danni al tessuto produttivo brianzolo si sono confrontati i partecipanti a un’animata tavola rotonda.

“Siete disponibili a sottoporvi ad una metamorfosi, ad abbracciare un nuovo modello di sviluppo sostenibile?”, ha chiesto provocatoriamente Aldo Bonomi ai presenti. Nel più pragmatico spirito brianzolo ciascuno di loro si è fatto innanzitutto portavoce della propria esperienza proponendo spunti concreti per rimettere in moto il proprio territorio.

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Da sinistra: Aldo Bonomi, Luigi Losa, Silvano Camagni, Giorgio Federico Brambilla, Fabrizio Amoretti, Ruggero Melgrati, Enzo Biffi, Roberto Galbiati.

Cominciando da Luigi Losa, ex direttore de Il Cittadino, convinto che per risollevare la Brianza occorre ripartire dai bisogni reali, dall’emergenza in primo luogo alimentare che molti cittadini vivono in prima persona. Se Silvano Camagni, presidente della Banca di credito cooperativo di Triuggio ha auspicato un ritorno al reinvestimento sul territorio come nello spirito originario della cooperazione, dal punto di vista imprenditoriale il progettista immobiliare Fabrizio Amoretti e il mobiliere Ruggero Melgrati hanno lamentato proprio la mancanza di un sostegno adeguato all’impresa da parte di banche e Stato, cui si affianca l’immobilità della realtà brianzola rispetto a contesti decisamente più dinamici come quello degli Stati Uniti. Silvano Camagni non ha nascosto, però, gli errori del passato compreso il fatto che spesso le BCC si sono comportate come le altre banche. “Il disegno di riforma proposto dal governo non rappresenta un rimedio e non favorisce – ha aggiunto Camagni – la missione delle BCC che è quella di favorire il territorio, i progetti sociali, combattere l’usura, perché riducendo fortemente l’autonomia di queste banche si  mina la stessa identità del Credito Cooperativo.”

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Aldo Bonomi

Ripartire dalle piccole realtà, sostenendo progetti di recupero e integrazione come quelli realizzati nel Vimercatese con ‘Orti in Brianza’ è invece la prospettiva con cui Giorgio Federico Brambilla, architetto  e ristoratore, si sta dando da fare per creare un nuovo modello di sviluppo agricolo sul territorio. Un approccio sostenuto anche dal designer lissonese Enzo Biffi,  in uno spirito di recupero della cultura del legno e della materia, dei valori del lavoro (e non del business in sé e per sé), della qualità e dell’innovazione. ‘Tornare al nocciolo’ è stato anche l’auspicio di Roberto Galbiati, esponente di Confartigianato Lissone, che, richiamandosi al titolo del convegno, ha fatto appello alla responsabilità a cui siamo chiamati tutti nella nostra libertà.

Insomma, se la ‘Brianza felix’ fatta di casa, capannone, campanile e comunità è irrimediabilmente perduta, i nuovi modelli non possono essere né quello della ‘città infinita’, fatta di capannoni uguali che si estendono da Malpensa a Orio al Serio, né tanto meno quello protagonista del tanto discusso film Il Capitale Umano di Paolo Virzì.  Occorre invece che la Brianza diventi ‘resiliente’, ovvero capace di adattarsi e di trasformarsi senza perdere la propria identità. È questo l’augurio che Aldo Bonomi ha voluto rivolgere al futuro del nostro territorio.

Un futuro che ha avuto modo di salire sul palcoscenico nella seconda parte del convegno, moderata da Fabrizio Annaro, direttore del nostro giornale, in cui tre giovani del territorio hanno avuto l’opportunità di raccontare i loro sogni, i loro ideali, i loro progetti in corso di realizzazione. Da Ilaria Beretta, collaboratrice de Il Dialogo di Monza e impegnata a diffondere le buone notizie sul suo blog http://www.suppost.it/, a Filippo Fondrini, aspirante professore e giovanissimo assessore del comune di Pessano con Bornago attualmente  impegnato in realtà sociali ed educative, fino a Davide Crippa e al suo progetto artistico visionario, realizzato grazie alla collaborazione con una comunità di ‘diversi’ di grande talento. Giovani brianzoli che si rimboccano le maniche, ma lo fanno con uno spirito che forse dovrebbe essere fatto proprio dall’intero territorio.

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Da sinistra: Armanda Santamaria, Monsignor Patrizio Garascia, Anna Maria Mariani, Assessore alla Persona del Comune di Lissone, e don Tiziano Vimercati, decano di Lissone.

Quello stesso spirito su cui si sofferma Bruno Volpi, fondatore – tanti anni fa – di Mondo Comunità Famiglie, una realtà che ha rivoluzionato, senza troppo clamore, l’approccio alla vita insieme, andando ‘oltre’ le logiche del sistema socio-economico in cui siamo immersi. Nelle comunità create da Bruno Volpi le famiglie vivono insieme un modello solidale di coesione e aiuto reciproco, “come accadeva nei cortili di una volta, anche in Brianza”. Una rivoluzione silenziosa, a cui tutti, cristiani e non, siamo chiamati. “La carità non deve essere un dovere morale, un’elemosina da compiere la domenica, ma uno stile di vita, da perseguire tutti i giorni”, ha affermato con forza Bruno Volpi. “Sulla Terra noi cristiani siamo 1 miliardo e 300 milioni, eppure il mondo va come sappiamo. La Caritas non dovrebbe esistere, – afferma ironicamente  Volpi – noi cristiani dovremmo cambiare il sistema. Siamo chiamati a fare qualcosa, non solo come ‘associazioni’ ma nella nostra quotidianità di gente comune”.

Per costruire un futuro in cui davvero, come dice l’articolo 4 della Costituzione italiana, ogni cittadino svolga, “secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Recuperando quella dimensione di comunità che è sempre stata nel Dna di questo territorio operoso, unito e variegato che è la nostra Brianza.

Conclusioni di don Roberto Davanzo direttore di Caritas Ambrosiana il quale non ha nascosto la propria soddisfazione per aver ascoltato architetti ed imprenditori esprimersi sulla crisi e sul futuro della Brianza. Ha fatto appello in particolare ad architetti ed amministratori affinché  si diffonda una nuova cultura dell’abitare ispirata da quel vecchio cortile delle cascine del novecento dove si viveva con più solidarietà e maggiore attenzione al vicinato.

racoUn convegno non solo di riflessioni, ma  anche di ironia e comicità. Così fra una tavola rotonda e l’altra, Daniele Raco, comico di Zelig, ha divertito il pubblico presente. Daniele, con le sue simpatiche battute, è riuscito a sottolineare che il cibo è anche una bella occasione di convivialità e integrazione.

 Francesca Radaelli

Foto di Dario Erba

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