La Lista. Salvare l’arte, il capolavoro di Pasquale Rotondi

Venerdì 25 gennaio al Teatro Manzoni di Monza, Laura Curino porta in scena la storia di Pasquale Rotondo, il funzionario sovraintendente alla Belle arti di Pesaro e Urbino, che portò in salvo i Giorgione, i Tintoretto, i Caravaggio, i Lotto, i Mantegna, i Tiepolo.
Cinque anni tre mesi e otto giorni di passione, rischi, avventure rocambolesche, decisioni sul filo del rasoio. Potrebbe essere un agente segreto, tanto sa scivolarti accanto passando inosservato. Vive nascosto sotto l’identità di un fedele servitore dello stato. Va detto che soprintendente lo è davvero. Si occupa d’arte, sta ai margini delle decisioni politiche. Corretto. Scrupoloso.
Una bella famiglia, cui cerca far ritorno ogni sera.
Una moglie bellissima, due bimbe che non devono sentir parlare di lavoro, ma essere allegre e diligenti.

Sotto questo quadretto di normalità quotidiana si nasconde Pasquale Rotondi, l’uomo che ha salvato quasi 10.000 preziosissime opere d’arte italiane dalla rapacità nazista e dalla distruzione bellica. Il tutto nel più grande segreto. Un uomo che è stato capace di prendere decisioni difficilissime e pericolose.

E’ l’otto settembre 1943. Il governo si sgretola. Nessuno dà più ordini chiari. E’ qui che Rotondi, obbedendo solo alla sua coscienza etica e al suo senso di responsabilità, diventa eroico. Lo si deve a lui se i nazisti non sono riusciti a mettere le mani sui Giorgione, Tintoretto, Piero della Francesca, Lotto, Mantegna, Donatello, Correggio, Caravaggio, Tiepolo e su tanti altri capolavori.

La tempesta di Giorgione

Mentre a Firenze e nel resto d’Italia riuscirono invece a depredare i musei e la loro rapina non è ancora stata del tutto sanata. Molte opere hanno preso il largo per sempre.
E’ un racconto di avventura, di luoghi preziosi (Palazzo Ducale di Urbino, Rocca di Sassocorvaro, Residenza del Principe di Carpegna), di opere di immenso valore portate in salvo da un pugno di persone senza denaro e senza strumenti.

Solo l’intelligenza e la capacità organizzativa di un uomo come Rotondi poteva farcela, contro tutto e contro tutti.
E’ una storia che dà coraggio, fa riflettere sul significato della parola responsabilità, e ci porta in una storia mozzafiato che meriterebbe un grande film.

In attesa…ve la racconto io. (Laura Curino)

La storia di Pasquale Rotondi

Siamo nel 1938, soffiano venti di guerra e Pasquale Rotondi,  professore di Storia dell’Arte presso l’università di Urbino, viene incaricato dal Ministro dell’Istruzione Bottai e dal funzionario Carlo Giulio Argan di individuare nel territorio delle Marche un luogo dove conservare e proteggere l’immenso patrimonio artistico italiano dalla guerra che pare imminente e dalle eventuali razzie dei Tedeschi.
Già dal 1938 Hitler non aveva fatto mistero di invidiare all’Italia la sua incommensurabile ricchezza artistica e Mussolini, d’accordo con il Ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, aveva inviato a Berlino una serie di capolavori della pittura rinascimentale per compiacere l’alleato tedesco.
Pasquale Rotondi quindi si mette al lavoro: individua nella rocca di Sassocorvaro il primo rifugio ideale per proteggere le tele più preziose che nel frattempo inizia a radunare prima dalle Marche e poi da tutta Italia.
In quell’inverno del 1939/ ’40, quindi, con una vecchia balilla e un autista, col sole e con la neve, di giorno e di notte, Rotondi compie innumerevoli viaggi per mettere in salvo tra le spesse mura della rocca fortificata quanti più capolavori riesce a raccogliere.
La sua missione, ovviamente top secret, viene definita ‘Operazione Salvataggio’.  Ma presto tra gli addetti ai lavori si sparge la voce di quel magnifico rifugio che per non dare nell’occhio viene chiamato da tutti ‘Il Ricovero’. E quando si avvicina il pericolo che anche l’Italia possa diventare campo di battaglia, i sovrintendenti, i vescovi, gli studiosi di Milano, Venezia e Roma, si mettono in contatto con lui per affidargli in custodia anche le loro opere.
Ma la Rocca di Sassocorvaro e’ ormai piena: Rotondi è costretto a cercare nuovi locali sicuri, e li trova nei sotterranei del Palazzo dei Principi di Carpegna, sempre nel Montefeltro, e quindi nel castello di Urbino.
Ben presto, non senza rischi, con i pochi uomini a disposizione e gli scarsissimi mezzi che il Ministero gli ha dato, Rotondi si ritrova a essere il solo responsabile della custodia delle preziosissime tele dei principali maestri della pittura italiana provenienti dalle chiese e dai maggiori musei di tutta Italia, quali: Caravaggio, Tintoretto, Giorgione, Tiziano, Botticelli, Leonardo, Perugino’
Nel frattempo la guerra arriva anche nel Montefeltro. I Tedeschi in ritirata si arroccano sulla linea gotica che passa proprio per il piccolo paese di Sassocorvaro.
Ora Rotondi ha veramente paura, i Tedeschi infatti occupano tutti i locali, compresi quelli della rocca. E gli alleati cominciano a bombardare.
Tuttavia Rotondi riesce a salvare tutti i quadri all’avidità di Hermann Goering e dello stesso Hitler, che amavano collezionare opere dell’arte italiana trafugandole nelle zone controllate dalla Wehrmacht e dalle SS. Riesce a salvarle rischiando la sua stessa vita e quella dei suoi famigliari, cimentandosi in imprese rocambolesche e rischiosissime come quella di passare la notte con la Tempesta del Giorgione e altre famose tele nascoste sotto il letto della sua casa di campagna.
Grazie al suo coraggio, nel 1986 il Comune di Urbino gli ha attribuito la “cittadinanza onoraria”. Il 2 gennaio del 1991, a 82 anni, Pasquale Rotondi muore a Roma investito da una motocicletta. In ricordo delle sue gesta è stato istituito a Sassocorvaro il “Premio Pasquale Rotondi” da assegnare ogni anno a chi si è distinto per particolari meriti proprio nel salvataggio di opere d’arte.

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