La prima pietra de Il Paese Ritrovato

di Fabrizio Annaro

Nascerà in Italia il primo villaggio dedicato alla cura di persone malate di Alzheimer e altre forme di demenza. Una nuova cittadina, meglio un nuovo quartiere della città che ha lo scopo di offrire a persone malate di Alzheimer e altre forme di demenza, occasioni che riproducono la vita quotidiana, fatta di cose semplici, banali, come far la spesa, andare dal parrucchiere, fermarsi in chiesa per una preghiera e poter scambiare due chiacchiere con il panettiere.

Il Paese Ritrovato consente alle persone di ritrovare quella dignità sociale e comunitaria che è stata loro negata. Un’idea rivoluzionaria perché restituisce alla persona ciò che la malattia le ha negato: una vita sociale, la possibilità di continuare a sentirsi utile e di possedere uno scopo e un senso dell’esistere.

Alla cerimonia hanno assistito numerose  persone fra cui le autorità civili, il Sindaco di Monza Roberto Scanagatti, il delegato della Provincia Roberto Invernizzi, il Vice Governatore di Regione Lombardia Fabrizio Sala; i rappresentanti delle istituzioni sanitarie Matteo Stocco, direttore dell’ASST Brianza, Massimo Giupponi, direttore Generale ATS della Brianza;  inoltre hanno partecipato anche i rappresentanti degli enti e delle Fondazioni che hanno sostenuto il progetto fra i quali Andrea Flumiani di Fondazione Cariplo, Giuseppe Fontana, Presidente Fondazione Comunità Monza e Brianza e in rappresentanza dei donatori Giovanna Forlanelli Rovati, Presidente Comitato di Garanzia de Il Paese Ritrovato.

Roberto Mauri, direttore della Cooperativa La Meridiana, ha condotto l’evento e dopo aver presentato il progetto, ha illustrato  le ragioni che hanno condotto a realizzare Il Paese Ritrovato. Da parte di tutti gli interventi c’è stato un unanime ringraziamento rivolto alla Cooperativa La Meridiana “che ha il merito di aver consegnato alla città, al territorio un nuovo importante ed innovativo progetto”.

Hanno preso la parola anche Mariella Zanetti, Geriatra de La Meridiana, Marco Fumagalli, educatore e Letizia Villa psicologa i quali hanno spiegato con maggior  dettaglio  come funzionerà Il Paese Ritrovato.

Grande emozione per la testimonianza di Nella che ha raccontata la sua esperienza  vissuta accanto al marito malato di Alzheimer. Nella ha ringraziato Meridiana per questo nuovo progetto perché  “consentirà a tante persone di curarsi in modo  efficace e mi sarebbe piaciuto  – ha concluso Nella – che anche mio marito fosse stato “cittadino” de Il Paese Ritrovato”.

La cerimonia si è conclusa con la benedizione della Prima Pietra, benedizione diretta da Monsignor Silvano Provasi, Arciprete di Monza  e da Padre Piero Ottolini, cappellano del Centro San Pietro.

Il Paese Ritrovato

Un progetto voluto, pensato e realizzato dalla Cooperativa La Meridiana e appoggiato entusiasticamente da una comunità di persone, di enti ed istituzioni.

Un luogo di cura fra il domicilio e la RSA

“Abbiamo condotto un’indagine approfondita, studiato ogni dettaglio, – illustra Roberto Mauri, direttore della Cooperativa La Meridiana -. Abbiamo preso contatto con i responsabili di un progetto attivo in una cittadina olandese e che ha ottenuto importanti risultati. Ci siamo confrontati con Istituti di Ricerca e personalità che da anni si occupano di Alzheimer. Abbiamo ascoltato i familiari, i malati, i nostri medici e gli operatori.

La nostra idea nasce da una semplice constatazione: la rete di assistenza dei malati di Alzheimer o affette da altre forme di demenza non offre un sostegno specifico alle persone che mostrano sintomatologie tali da posizionarsi in un’area intermedia fra l’assistenza domiciliare e l’inserimento in nuclei specializzati delle RSA (ex Casa di Riposo). E’ proprio questa fase della malattia a non essere adeguatamente assistita. Il malato, in questa fase, vive una serie di sintomi che risultano difficilmente gestibili dai caregiver che operano al domicilio della persona malata, ma al tempo stesso la situazione non è ancora così grave da richiedere un ricovero in un nucleo protetto di RSA. Il Paese Ritrovato desidera essere una risposta nuova ed efficace proprio a questa fase della malattia in cui il domicilio non riesce più a contenere il disagio, ma l’inserimento in RSA appare spropositato rispetto al grado di malessere della persona malata”.

 “Abbiamo, quindi, progettato – interviene Mariella Zanetti, Geriatra de La Meridiana – un luogo di cura, ma anche un luogo di incontro e di scambio, in cui le persone malate di Alzheimer o affette da altre forme di demenza siano libere di camminare, riposare, parlare, dedicarsi ai propri interessi, prendersi cura della propria casa, fare la spesa o andare dal parrucchiere, proprio come accade per ciascuno di noi ogni giorno, ma con una vigilanza attenta e mai invadente, che sappia cogliere le fragilità individuali”.

Un nuovo welfare

Un cambio di paradigma, una rivoluzione non solo nella cura, ma anche nel modo di concepire il sistema di welfare. “Eravamo e siamo consapevoli – riprende Roberto Mauri – che Il Paese Ritrovato è un progetto costoso e per questo ci siamo rivolti alle tante persone che hanno scritto la storia economica e industriale del nostro territorio. Abbiamo incontrato tanta attenzione e sensibilità”.

I costi

Il Paese Ritrovato si trova a Monza, in viale Elvezia, nei pressi di RSD San Pietro. Il Progetto costa circa 8,7 milioni di euro. Attualmente ne sono stati coperti circa 6, una somma, di cui oltre il 70%, è stata donata da alcune famiglie “illuminate – così le definisce Roberto Mauri -, che hanno voluto contribuire al benessere della comunità e hanno fortemente creduto all’efficacia del progetto. Penso sia importante rivalutare la storia del nostro territorio. Sono state le famiglie benestanti che hanno fatto la storia del welfare e che hanno finanziato ospedali, luoghi di cura, progetti di solidarietà, sono loro i protagonisti del benessere comunitario e su di loro ricade questa responsabilità e questo onore.”

Le caratteristiche della nuova struttura

Da un punto di vista architettonico, il progetto si concretizza nella costruzione di un piccolo villaggio autosufficiente nel quale i malati, in tutta sicurezza, vivono in appartamenti protetti ma possono muoversi anche in modo autonomo nella piazza, al caffè, nei negozi e al cinema, così da permettere loro di condurre una vita quasi normale, di sentirsi a casa e di ricevere, nello stesso tempo, le cure necessarie.

Un luogo reale frutto di una attenta analisi della letteratura internazionale, delle esperienze già consolidate in altre nazioni e della profonda conoscenza della demenza e di ciò che essa comporta nel malato e nella sua famiglia. Un luogo che rallenta e forse guarisce da quella apparente “non vita” caratteristica dei malati di Alzheimer soprattutto negli stadi avanzati della malattia.

Il villaggio sarà strutturato con le seguenti modalità:

  • 8 appartamenti di 8 persone per complessivi 64 posti;
  • una piazza centrale con vicoli di collegamento tre le varie case;
  • spazi esterni di ritrovo ed aggregazione;
  • locali pubblici quali bar, parrucchiere, minimarket, luogo di culto;
  • spazio aggregativo ampio per feste ed attività di gruppo;
  • una sezione diurna finalizzata a supportare le famiglie che assistono un malato al proprio domicilio

Tempi

Il Comune di Monza ha concesso il permesso di costruire il 21 dicembre 2016 e il giorno  dopo,  il 22 dicembre 2016, sono iniziati i lavori. Abbiamo posto le fondamenta del Villaggio e, oggi,  posato la  Prima Pietra. Prevediamo di terminare i lavori a primavera 2018.

Verifica scientifica

Il Paese Ritrovato sarà monitorato a livello scientifico da tre enti altamente qualificati:  Il Politecnico di  Milano, la Fondazione Golgi Cenci e l’Università LIUC di Castellanza. Questi enti collaboreranno con la Cooperativa La Meridiana con lo scopo di elaborare un modello di misurazione che permetterà di stabilire l’efficacia terapeutica de Il Paese Ritrovato. L’Università varesina, in particolare, avrà il compito di proporre a Regione Lombardia un modello di assistenza che potrà essere inserito nel sistema di cura e che assumerà una posizione intermedia fra il domicilio del paziente e le RSA. I risultati della ricerca saranno a disposizione delle famiglie e potranno trovare applicazione anche presso il domicilio dei malati migliorando così l’assistenza e il supporto ai caregiver.

Fotografie di Giovanna Monguzzi

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