La solidarietà al potere

di Fabrizio Annaro

“Una persona che viaggia attraverso il nostro paese e si ferma in un villaggio non ha bisogno di chiedere cibo o acqua: subito la gente le offre del cibo, la intrattiene. Ecco, questo è un aspetto di Ubuntu, ma ce ne sono altri. Ubuntu non significa non pensare a sé stessi; significa piuttosto porsi la domanda: voglio aiutare la comunità che mi sta intorno a migliorare?” Nelson MandelaSe dovessi pubblicare questa citazione sulla mia pagina di FB o su una foto in Instagram gli amici si spellerebbero il polpastrello per gli infiniti like che susciterebbe l’affermazione di Mandela. Se, poi, dovessimo passare dalle parole ai fatti ho la sensazione che le cose cambierebbero. Oggi la nostra cara vecchia Europa è un po’ meno solidale. E’ più vecchia e questo la rende più paurosa.  Preferisce chiudersi che aprirsi al futuro.

E’ doveroso, però, ricordare che la nostra Europa, e prima di tutto l’Italia, è stata ed è una grande terra di accoglienza e solidarietà nonostante qualcuno continui ad urlare slogan esattamente contrari.

Mi chiedo come mai una nazione come la nostra in cui la presenza del Terzo Settore (associazioni caritative, di volontariato, culturali, sportive, enti ecclesiali, cooperative, imprese sociali, fondazioni benefiche e filantropiche) non sia riuscita a trasferire nell’ambito politico e nella cultura economica la potenza e la concretezza della solidarietà. Anzi, spesso accade  proprio il contrario.

La siccità del nostro tempo non è solo assenza di pioggia.  E’ anche aridità culturale. Il Cardinale Dionigi Tettamanzi  nel 2008, quando la crisi iniziò a mostrare i suoi effetti negativi, chiese alla politica, alla società, ai sindacati, agli industriali, alle classi agiate, alle comunità cristiane di incrementare la solidarietà. Per Tettamanzi la solidarietà era la strada maestra per uscire dalla crisi e migliorare la vita delle persone.

La Chiesa, la Caritas, la San Vincenzo e altri accolsero l’invito e aggiunsero che era ed è necessario diffondere la cultura, il senso di responsabilità, soprattutto fra le famiglie più povere e più in difficoltà. Tettamanzi non era un economista, non avevo studiato a Cambridge, ma si rendeva conto  che aumentando il tasso di solidarietà sociale saremmo stati tutti meglio.

Il concetto di solidarietà stenta ad affermarsi nella cultura economica. Prevale l’ideologia del mercato l’ultima ideologia ancora in vita. Tiziano Terzani, giornalista, scrittore, per molti anni inviato in oriente, aveva visto da vicino come gli effetti dell’industrializzazione avessero influenzato la mentalità dei poveri dell’oriente. Terzani auspicava il sorgere di un nuova visione economica che sapesse conciliare il mercato con la solidarietà. Più o meno la pensava così:

“L’umanità sarà grata a quell’economista che mostrerà non solo gli errori del sistema capitalistico, ma sarà in grado di indicare una valida e coerente alternativa fondata sull’uomo e sulle proprie imprescindibili tradizioni spirituali”.

Nell’attesa di questo “messia” non restiamo con le mani in mano.

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