La storia di Alfredino e un omaggio a Jannacci

Due gli spettacoli proposti dal Teatro Binario 7 per il fine settimana. Venerdì 6 aprile alle 21 andrà in scena l’ottavo appuntamento della stagione L’Altro Binario, Alfredino. L’Italia in fondo ad un pozzo, monologo presentato dalla compagnia Effetto Morgana, con Fabio Banfo diretto da Serena Piazza. La pièce, presentata a It Festival in fase di studio nel 2016, oggi può vantare ben 2 premi al Doit Festival di Roma, come miglior spettacolo e miglior drammaturgia.

Lo spettacolo è il racconto della tragica vicenda del piccolo Alfredo Rampi, precipitato a 36 metri di profondità nel pozzo di Vermicino, e dei tentativi di salvarlo nelle ore successive. Una storia che ha sconvolto il paese nel 1981, con la prima diretta no-stop a coprire un caso di cronaca, un evento mediatico che doveva documentare una storia a lieto fine e che alla fine si è trasformato in uno shock collettivo nazionale.

Una storia che assomiglia a mille altre storie italiane, fatta di improvvisazione, approssimazione, coraggio, cialtroneria, conflitti tra poteri, politica e vanità, avente come protagonisti macchiette, nani, acrobati, eroi, mezzibusti, politici… Come se quel pozzo avesse avuto il potere di risucchiare come in un gorgo tutto il paese per poi risputarlo fuori sempre uguale a se stesso, eppure per sempre mutato. Per molti dei commentatori dell’epoca quell’evento segnò un punto di non ritorno, una sorta di svolta. In quegli anni nasceva la televisione privata. Si realizzava quel mutamento antropologico che Pasolini (morto lo stesso anno in cui nasceva Alfredino) aveva profetizzato.

Lo spettacolo è pensato come un monologo per solo attore/narratore, che interpreta di volta in volta tutti i personaggi della vicenda, come ad esempio il vigile che per ore ha parlato con Alfredino per cercare di rassicurarlo e infondergli speranza, descrivendogli le trivelle che scavavano un pozzo parallelo a quello in cui era caduto, e che lo terrorizzavano con le loro vibrazioni ed il loro rumore, come se fossero i robot simili a Mazinga e Goldrake di cui il piccolo era appassionato. Oppure come lo speleologo sardo, scelto per il suo corpo minuto per calarsi in quel pozzo infernale, e che rimase 40 minuti appeso a testa in giù, a 60 metri di profondità, a tentare inutilmente di imbracare il bambino e salvarlo. Oppure due brigatisti rossi che discettano di una improbabile, eppure al tempo circolata tra l’opinione pubblica, teoria del complotto di un caso mediatico montato ad arte, per stornare l’attenzione dell’opinione pubblica dallo scandalo della P2, emerso solo un mese prima. Un tragicommedia insomma, che ha lo scopo di raccontare, insieme alla vicenda principale, l’Italia di quegli anni, con i suoi misteri e la sua ingenuità.

Ma il personaggio centrale è Alfredino, quel bambino perduto, come fosse l’anima dell’Italia, inghiottita dal buio, perduta per sempre, per sempre incastonata in un diamante, come il blocco di ghiaccio azotato in cui fu conservato il suo corpo, prima di recuperarlo dalla tenebra in cui è venuto a mancare a noi tutti.

No tu no, lo spettacolo dedicato a Enzo Jannacci

 

 

Sabato 7 aprile alle 21.00 e domenica 8, con doppia replica alle 16.00 e alle 21.00, va in scena uno spettacolo di parole e musica realizzato da Egidia Bruno per rendere omaggio al Maestro Enzo Jannacci. Monologhi di attualità e vita quotidiana si intrecciano con le canzoni del grande artista milanese, arrangiate al pianoforte dal maestro Alessandro Nidi.

I temi trattati sono molteplici, flash di vita quotidiana in cui ogni individuo può riconoscersi e il fil rouge sono loro, le canzoni di Jannacci, dodici, tra le meno note, che ripercorrono la carriera dell’artista dagli anni ’60 in poi, come la surreale Il cane con i capelli o la sociale La mia gente o anche la delicata e ironica Passaggio a livello. Lo spettacolo vuole essere un gesto di gratitudine nei confronti di un maestro generoso, un tributo allo sguardo artistico di un grande cantautore italiano.

 

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