La zebretta Lauretta

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zebradi Luigi Picheca
Mamma zebra aveva un pancione grande grande, era ormai pesante quando la stagione delle piogge stava iniziando e mamma zebra attendeva impaziente la nascita del suo piccolo.

L’erba era alta e fresca e la mandria pascolava tranquilla nel grande Parco del Serengeti, la riserva naturale più estesa del continente africano. I grandi felini e le iene avevano fame e controllavano sempre il movimento delle mandrie, formate prevalentemente da zebre e gnu, per individuare gli esemplari più facili da inseguire.
In questo contesto dovevano nascere i nuovi cuccioli che stavano premendo per uscire dai pancioni delle loro mamme ed erano tutti in massima allerta per scegliere il momento migliore per appartarsi nel luogo giusto per evitare confusione e i leoni famelici.
Anche mamma zebra stava sentendo che si avvicinava il momento e stava cercando il posto più adatto per fare nascere il suo piccolo e lo individuò in mezzo a un prato dall’erba alta che la poteva nascondere alla vista dei predatori.
Poco dopo essersi appartata mamma zebra diede alla luce la sua piccola e, dopo averla leccata a lungo per lavarla bene  dagli odori del parto, le diede il nome di Lauretta.
Il suo odore e le sue strisce erano state studiate e memorizzate da mamma zebra, l’avrebbe ormai potuta riconoscere tra i mille puledrini che stavano nascendo in ogni angolo di prateria ma ora era importante che la piccola Lauretta poppasse dalla sua mamma e che riuscisse a stare in piedi sulle zampette sottili per prepararsi a correre.
Era indispensabile per un piccolo erbivoro saper subito stare in piedi e imparare a correre per sfuggire agli attacchi dei numerosi predatori che li potevano mangiare.
Lauretta era una puledrina sveglia e ascoltava i consigli della sua mamma che l’allenava continuamente a correre e ad ascoltare i richiami degli altri componenti il branco.
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Il padre di Lauretta era uno stallone forte, aveva un manto lucido e una groppa larga e zampe muscolose, era imponente e coraggioso.
Lo aveva visto sfidare le iene e qualche leonessa per difendere la sua numerosa famiglia e i suoi piccoli, era un padre perfetto.
Lauretta cresceva rapidamente e si faceva sempre più forte; sapeva ormai riconoscere i richiami degli adulti ed era pronta a correre in ogni momento del giorno e della notte per sfuggire agli attacchi di iene e leoni, perennemente affamati.
I mesi passavano e la mandria si spostava continuamente alla ricerca di nuovi pascoli. La mandria, formata da zebre e gnu, contava centinaia di migliaia di individui e l’erba non era mai abbastanza per sfamare tutti ed era necessario percorrere chilometri e chilometri ogni giorno per cercare erba nuova.
Gli attacchi dei predatori erano sempre più frequenti perché anche i loro cuccioli dovevano essere sfamati e le leonesse dovevano allattarli.
Lauretta si era salvata un paio di  volte grazie alla protezione di mamma zebra e al coraggioso intervento del papà stallone, era riuscita a correre via dalle fauci di una vecchia leonessa affamata per un pelo!
Le cose andavano bene ma la grande mandria doveva affrontare una imprevista siccità, doveva camminare più velocemente ed affrontare la traversata del minaccioso fiume Mara, infestato di coccodrilli.
Quando gli gnu raggiunsero la riva del grande e impetuoso fiume si fermarono incerti, sapevano che avrebbero dovuto pagare un doloroso tributo di vittime nell’attraversare quel fiume e avevano paura.
La mandria premeva sulla riva del fiume e la calca degli esemplari che stavano dietro costrinse l’avanguardia a spiccare il salto in quelle acque limacciose e turbolente.
Subito le poderose fauci di grossi coccodrilli si spalancarono per ghermire quella coraggiosa avanguardia di animali.
Mamma zebra e lo stallone conoscevano da tempo quei pericoli e stavano a debita distanza dalla calca pericolosa.
Aspettavano il momento giusto per muoversi e sapevano che i loro puledrini avrebbero corso grandi pericoli nell’attraversare le sponde del fiume maledetto.
Finalmente lo stallone dette il via e Lauretta prese il via al fianco di mamma zebra. Nel mezzo del fiume un grosso coccodrillo stava per afferrare Lauretta quando uno gnu le fece involontariamente da schermo e pagò con la vita questa imprudenza, la piccola tornò indietro per lo spavento e perse di vista mamma zebra.
In quel marasma di zampe e di groppe non era facile ritrovarsi e, nonostante i richiami disperati della mamma e della piccola, si persero definitivamente.
Lauretta aveva il terrore di attraversare il fiume ma era difficile sottrarsi alla calca degli gnu che si affollavano sulla riva scoscesa e scivolosa e con un balzo si tuffò nuovamente nelle acque inospitali.
Aveva il cuore in gola per la paura e per la stanchezza ma nuotava con tutte le sue forze e alla fine raggiunse la riva opposta del fiume.
Stentava ad arrampicarsi perché gli animali che l’avevano preceduta avevano scavato dei solchi profondi nella terra e l’avevano resa scivolosa, le sue zampette tremanti non ce la facevano a reggere quegli sforzi.
Lauretta scivolò più volte cercando di risalire la riva e rischiò di finire in bocca ai coccodrilli quando finalmente riuscì a trovare il pertugio favorevole.
Girò per ore sulla sponda erbosa nella speranza di ritrovare qualche viso familiare ma non c’era niente da fare.
Esausta si lasciò cadere a terra quando le sembrò di udire il richiamo di mamma zebra  che non aveva smesso di cercarla tra quella moltitudine.
Si ritrovarono finalmente ed i loro cuori scoppiavano di felicità, ripresero il cammino nell’erba alta e fragrante che costituiva il loro cibo e la loro vita e ritrovarono pure lo stallone, più bello e più forte che mai e tutti insieme ripresero il loro cammino verso nuove esperienze.

Luigi Picheca

 

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