L’albero di stanze

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L'albero di stanzeNei giorni che vedono la fine del secolo scorso e il principio di quello attuale, Babele lascia Parigi, città in cui lavora come medico e vive con la moglie e le due figlie, per tornare nella propria terra d’origine, nella casa costruita dal suo bisnonno Redentore, capostipite della famiglia Bensalem. È necessario sgomberare l’edificio, che è stato venduto, e aiutare l’anziano Crocifossi, da sempre guardiano e uomo di fatica della dimora, nel compito di assistere i traslocatori.

La casa, originariamente piccola, si è sviluppata, nel tempo adeguandosi alla crescita numerica della famiglia, ma non in larghezza, bensì in altezza, secondo la volontà di Redentore, fino a diventare un albero di stanze che svetta verso il cielo. E Babele, affascinato dal luogo che ha custodito le vite dei suoi familiari per un secolo, decide di percorrere tutta le stanze fino in cima per un’ultima volta, e, malgrado sia affetto da sordità, per la prima volta riesce ad ascoltare le storie di chi vi ha abitato raccontate dai muri stessi della casa, che ne sono stati testimoni. In un processo di progressivo recupero delle proprie radici e di maturazione personale, il protagonista ritrova una parte di sé che aveva accantonato, uscendo fortificato da questa esperienza.

Giuseppe LupoGiuseppe Lupo, docente di letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano e di Brescia, saggista e romanziere vincitore di numerosi premi letterari, porta i suoi lettori in viaggio in una terra facilmente identificabile con la Lucania, sua terra natale, che ricorre spesso nei suoi scritti. Usando un linguaggio onirico ed evocativo, che aggiunge fascino alla narrazione, mescolando realtà ed elementi magici, racconta la saga di una famiglia i cui componenti sono sospesi a metà fra il desiderio di restare vincolati alle tradizioni e la necessità di allontanarsi per sperimentare nuove strade, fra il mantenere i legami familiari, che possono essere limitanti, e sviluppare una propria identità.

E seppure l’idea della storia familiare che si svolge nell’arco di cent’anni può richiamare alla mente del lettore opere precedenti, come Quasi un secolo di Carlo Bernari, pubblicato negli anni Quaranta, o il più famoso Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, questo romanzo se ne discosta completamente; non vi è alcuna solitudine nel microcosmo dei Bensalem, come accadeva invece nella famiglia Buendìa, ma un rassicurante senso di appartenenza e di accettazione reciproca, che, al contrario, il protagonista non sempre percepisce nel suo nuovo nucleo, non sentendosi del tutto compreso dalla moglie, donna pragmatica e poco incline ad usare la fantasia.

Un romanzo d’autore avvincente, nel quale Lupo si conferma, ancora una volta, scrittore colto e raffinato.

Valeria Savio

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