L’anno che non caddero le foglie

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di Francesca Radaelli

Che cosa succederebbe se, per una volta, d’autunno, le foglie non si staccassero dagli alberi? È questo il punto di partenza di “L’anno che non caddero le foglie”, fiaba per ragazzi pubblicata nel 2016 da Paola Mastrocola, autrice anche delle illustrazioni. Un consiglio di lettura di inizio autunno, in tempi di ‘caldo anomalo’ in cui sembra davvero che le foglie non vogliano abbandonare i loro rami.

Non sarà forse il libro più noto della scrittrice de “La barca nel bosco”, ma può essere una lettura piacevole e simpatica con cui trascorrere una serata di ottobre, magari insieme ai propri bambini. E aspettando che l’autunno inizi per davvero.

Qualcuno l’ha definita una ‘fiaba ecologista’. In realtà uno dei suoi tratti più belli è la leggerezza e l’ironia con cui il racconto sorvola sui temi di attualità più ‘caldi’: dai  ‘cambiamenti climatici’, temuti e insondabili nemici del nostro tempo, fino allo scarso interesse verso la natura da parte degli uomini che, presi dal loro shopping, dai loro whatsapp e dal loro tran tran quotidiano, si abituano senza troppi sforzi a vedere le foglie rimanere sugli alberi anche fuori stagione.

Ciò che davvero sconvolge la natura, nella fiaba della Mastrocola, è un’altra forza, potentissima e davvero ‘rivoluzionaria’. Niente meno che l’amore. A convincere le foglie a rimanere sugli alberi, infatti, è Lina, una foglia di tiglio innamorata di Ippi, foglia di castagno nata sul ramo di un albero vicino. Lina non vuole rassegnarsi a perdere la compagnia dell’amata Ippi a causa del vento d’autunno e decide così di fare di tutto per sovvertire la Legge. Ma le conseguenze non riguardano solo loro due. E non sono positive per tutti.

“Le foglie che non cadevano produssero un’infinità di altre conseguenze, alcune felici, altre meno. Perché si sa, quel che è bene per uno non è detto che sia bene per l’altro. Le formiche, per esempio, erano contente che le foglie avessero smesso di cadere, perché non dovevano più fare le montagne russe, scavalcando foglie morte accartocciate o passando sotto piccioli rinsecchiti”. Senza le foglie secche per terra, però, il bambino Federico non può più fare il gioco dello scivolamento, il giardiniere Giacinto non ha più lavoro, i vermi non riescono a nascondersi dagli uccellini, gli uccellini mangiano troppi vermi e diventano obesi.

Soprattutto, se le foglie restano sugli alberi, la timidissima scoiattolina Squirri non può più sbirciare Volpo, un cucciolo di volpe di cui è segretamente innamorata, poiché le foglie si frappongono tra le loro due tane. Come può vivere senza vedere il suo amore? E sarà proprio Squirri, ancora una volta per amore, ad andare in cerca delle cause di questo capovolgimento della natura. Lottando contro la sua stessa timidezza, pur di tornare a vedere (non vista) l’amato Volpo.

Uno strano autunno, che porta i protagonisti e i lettori – grandi e piccoli – a riflettere sulle leggi che regolano la natura e la vita, che racconta di un amore che vorrebbe essere eterno ma non può, e di uno che si vuole tenere nascosto ma è destinato a scoppiare. A risolvere la situazione, con l’aiuto della Pioggia, sarà il Vento, il grande artefice dell’avvicendarsi delle stagioni. E della trasformazione dei cuori.