L’anno che verrà

obama1di Alfredo Somoza

Il 2015 sarà, per una parte del mondo, un anno ancora segnato dalla crisi economica, soprattutto per noi dell’Europa Mediterranea, e anche con grandi interrogativi geopolitici. Nel Continente americano la mossa a sorpresa di Obama sul ripristino di rapporti diplomatici tra USA e Cuba potrebbe favorire la conclusione del più vecchio conflitto del continente, quello colombiano.

cubaLa mediazione in corso a l’Avana ha dato il primo risultato positivo del cessate il fuoco unilaterale da parte della guerriglia colombiana. La normalizzazione di Cuba e Colombia, farebbe diventare il Continente americano l’unico senza conflitti in corso. E su questo traguardo conta Barack Obama, che nella politica estera ha trovato lo slancio perso con la batosta subita alle elezioni di medio termine.

Il Medio Oriente rimarrà invece in fiamme. Soprattutto Iraq, Afghanistan, Siria e Libia difficilmente troveranno la pace a breve, anche perché questi paesi scontano l’eredità di feroci regimi dittatoriali e cieche politiche internazionali che spesso hanno peggiorato la situazione esistente. In Medio Oriente rimane aperto, e per ora senza ipotesi di risoluzione il conflitto-madre, quello israelo-palestinese fonte di instabilità su tutta la regione.

Ieuropan Europa stiamo assistendo alla reazione scomposta del Cremlino ogniqualvolta si metta in discussione il suo ruolo di potenza regionale. Cosa che è successa in Ucraina, quasi “condannata” a rimanere sotto l’egemonia di Mosca. Putin è a capo di un paese che, pur essendo una potenza mondiale per via della sua capacità militare, ha i piedi di argilla perché troppo dipendente dal corso dei prezzi delle materie prime energetiche (gas e petrolio). Ed è proprio il petrolio, a metà prezzo rispetto a 5 anni fa, che sta da un lato creando seri problemi ai paesi produttori come la Russia o il Venezuela, ma dall’altro dando una mano alla ripresa economica.

Il calo del prezzo del greggio, dovuto al nuovo ruolo degli Stati Uniti come produttore di shale oil e shale gas (gas e petrolio da scisto), ha avuto l’effetto di abbassare i costi di produzione industriale ed agricola, favorendo la ripresa economica.petrolio1

La nostra Europa, quella Occidentale, si trova dopo le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo dello scorso maggio allo stesso punto di prima, e cioè paralizzata. Troppi i veti, troppi gli egoismi nazionali, troppo il potere dei paesi “che contano”, soprattutto la Germania, perché si possa uscire dalla crisi. Una crisi che ormai non è solo dovuta al ciclo economico internazionale, ma che è diventata strutturale. Il patto di stabilità e i parametri di Maastricht, utilizzati per costruire la convergenza che portava all’euro, devono oggi essere rivisti con urgenza per agevolare investimenti mirati alla riattivazione economica.

La crescita dei partiti xenofobi ed antieuropei sono solo il campanello d’allarme del rischio di un ritorno a un passato non auspicabile e alla fine del sogno europeista.

Per concludere, il 2015 sarà l’anno in cui si consoliderà la leadership di un “politico” d’accezione. Un “politico” che non ha bisogno di promettere nulla per avere consenso. papa francescoUn uomo che non deve tutelare interessi personali, di parte o nazionali, ma il bene dell’Umanità. Papa Francesco ha collocato al centro del mondo il Vaticano, come forza morale e anche come forza politica di mediazione.

Ringraziato pubblicamente da Raul  Castro e da Barack Obama per il suo ruolo nella pacificazione tra USA e Cuba, è diventato un punto di riferimento per le chiese orientali e per il dialogo interreligioso. Difensore della pace e del negoziato, critico del consumismo e dello spreco, questo papato sta trasformando la Chiesa Cattolica e riproponendo la partecipazione e la centralità della pace e della lotta alla povertà.

Alfredo Somoza

 

 

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