L’assoluto presente, un film ispirato ad un fatto di cronaca

di Matteo Arosio

Our minds are troubled by the emptiness, le nostre menti sono tormentate dal senso di vuoto. Lo cantano i Daughter in una canzone intitolata Youth, giovinezza. E proprio il vuoto emotivo e emozionale è il protagonista del film L’ assoluto presente, che dal 15 dicembre, allo spazio Oberdan di Milano, inizia la sua avventura nelle sale.Il regista è Fabio Martina, al suo secondo lungometraggio di finzione ma autore anche di documentari con già alle spalle un piccolo cult, Che cos’è l’amore.

Il film racconta la storia di tre ragazzi che, senza motivo, una notte aggrediscono un passante apparentemente sconosciuto. Questo fatto, ispirato a un fatto di cronaca realmente avvenuto una decina di anni fa, è il punto di partenza per raccontare i tre giovani e le loro storie fatte, soprattutto, di mancanze. Il titolo del film infatti è tratto da parole del filosofo Umberto Galimberti, che in un’intervista al regista ha dichiarato: “i giovani vivono l’assoluto presente e il futuro non lo vogliono vedere minimamente, perché hanno paura dell’imprevedibile, del precariato, dell’insignificanza sociale”.

In realtà, il film non è una sterile critica alla mancanza di valori delle nuove generazioni, anzi traspaiono chiaramente tutti gli errori di quella precedente, quella dei padri che  sono quasi del tutto assenti, ma che con pressioni insostenibili e insegnamenti morali sbagliati hanno le responsabilità più pesanti nella mancanza di valori dei figli.

Quello di Fabio Martina più che un film di finzione è quasi un “documentario morale”, in cui ogni elemento è architettato alla perfezione per costruire un affresco sociologico più che mai attuale. Anche l’ambientazione, questa nuova Milano su cui il regista indugia spesso, diventa uno dei protagonisti del film a tutti gli effetti. La Milano delle lunghe strade deserte, delle periferie, dell’architettura altera del centro, come una metropoli europea indifferente ed estranea, ma in fervente attesa di cambiamento.

L’assoluto presente ha avuto una storia molto travagliata. E’ un progetto che ha impiegato dieci anni a concretizzarsi, per le difficoltà a raccogliere i fondi, cosa che caratterizza purtroppo una grandissima parte del cinema indipendente italiano. I bravissimi protagonisti provengono dalla realtà teatrale, sono tutti alla prima esperienza cinematografica e scelti all’interno del progetto di workshop “il cinema è vita” finanziato dalla fondazione Cariplo. Martina li ha preparati per un anno prima di girare, per favorire l’immedesimazione nei personaggi. Gil Giuliani, uno dei tre, dice che gli è servito per togliere da sé le cose che non servivano e tenere e amplificare quelle che avrebbero poi fatto il personaggio.

L’assoluto Presente è un film ben fatto, che spinge a riflettere su temi importanti e, a differenza di molte altre cose che escono sotto Natale, merita davvero una visione.

 

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