Le battaglie di Giacomo, uomo da palcoscenico

giacomo-occhidi Daniela Annaro

L’abbiamo conosciuto nel 2012, in uno spettacolo dove cantava, ballava, recitava  e aveva fatto la regia di se stesso in un lunghissimo monologo dove cambiava abito ogni due per tre. ” I dodici difetti capitali. Monologhi di un clown” si intitolava quel lavoro. Molto divertente ed accattivante. Era sul palcoscenico del Teatro Elfo Puccini di Milano, ma aveva già debuttato al Piccolo Teatro, due anni prima a soli 18 anni.

Poi ci sono stati altri spettacoli, altri video e ancora tanto studio, compreso lo stage di sei mesi in direzione di scena al Teatro alla Scala. Insomma, dal nostro punto di vista un piccolo genio, un ragazzo effervescente, di grandi qualità. Giacomo Occhi, classe 1992, è una vera promessa del teatro e non solo.

Lo abbiamo rivisto di recente, sempre al Piccolo Teatro Studio. “Mario Poppins” è il titolo del suo ultimo lavoro insieme ai musicisti Andrea Errera e Jacopo Soler. In scena ci sono loro tre, Andrea e Jacopo suonano e accompagnano il guitto Giacomo. Parte proprio da qui la nostra chiacchierata.

Giacomo Occhi in "Mario Poppins"
Giacomo Occhi in “Mario Poppins”

Che cosa ti ha portato a scrivere questo testo, piccolo affresco delle difficoltà, ma anche della combattività di voi ventitreenni?

Un anno e mezzo fa ho iniziato il mio percorso da attore professionista, ma di fatto il mio vero lavoro, quello che mi permette di vivere, è il babysitter.
Ho pensato che trasportare questa mia esperienza in teatro mi permettesse di parlare, con un tono leggero e ironico, delle difficoltà dei giovani nel mondo del lavoro, in particolare in quello artistico.
Dietro alle difficoltà c’è però un’ostinazione a non mollare, a continuare a credere in quello che si fa, a sentirsi responsabili di se stessi.

Nella tua biografia abbiamo letto che sin da piccolo volevi fare l’attore. Perché?

Già da bambino amavo inventare storie, indossare mille costumi, fare il teatro dei burattini, erano le cose che mi divertivano di più.
A sette anni mi sono iscritto alla Piccola Scuola di Circo di Milano e lì ho iniziato a esibirmi in pubblico come giocoliere; così il palcoscenico è diventata la mia casa, il luogo dove mi sento libero.
Da bambino ero molto estroverso, chiacchierone, negli anni sono diventato più riservato, ma quando salgo sul palcoscenico cambia sempre qualcosa, probabilmente ritorno bambino 🙂

C’è sempre ironia nei tuoi lavori, nelle tue canzoni, nei tuoi video (molto divertente quello con il sindaco Pisapia). In “Mario Poppins” ho avvertito una certa malinconia che non avevo colto in altri tuoi spettacoli. Che c’e’ di vero, caro Giacomo? Sono io, madre di due tuoi coetanei, che ho esteso i miei sentimenti, le preoccupazioni sulle prospettive di lavoro di voi giovani in questa società ?

L’ironia è sempre presente nel mio lavoro, credo sia il modo più efficace per parlare di qualsiasi argomento, mi piace che il pubblico possa divertirsi e riflettere.
I miei lavori precedenti erano pieni di energia, musica, effetti, cambi costume ai limiti dell’impossibile, le scene si susseguivano rapidamente … in quest’ultimo lavoro invece l’elemento principale è la semplicità: un racconto, due musicisti, una scenografia essenziale.
Penso che lo spettacolo fotografi bene questo momento del mio percorso, l’incontro/scontro tra l’entusiasmo e l’energia, e le difficoltà lavorative; da qui nasce la malinconia.
Spesso quando sto provando e sono da solo mi fermo a pensare… “nessuno sa che sono qui, nessuno sa che cosa sto facendo, e allora mi chiedo: perchè lo faccio? per chi lo faccio?”.

Sai già dove andrà il tuo nuovo spettacolo “Mario Poppins”?

Abbiamo qualche data quest’estate in Lombardia e in centro Italia, e ne stiamo definendo altre; ci piacerebbe anche farlo all’aperto in qualche comune, non è semplice, ma ci proveremo!
Intanto sto preparando un piccolo spettacolo di mimo da portare per le strade di tutta Italia, e non solo. Uno spettacolo molto “social”, non posso svelare troppo!

 E a questo proposito, quante difficoltà incontri nel tuo lavoro ? E come ti sei organizzato per affrontarle?

giacomo-occhi-02La difficoltà maggiore è trovare un equilibrio, si passa da momenti di euforia più totale a momenti di più totale tristezza, bisogna imparare a vivere su questo confine.
Oggi bisogna essere manager di se stessi, occuparsi di tutti gli aspetti, dalla creazione alla promozione, investire tanto su se stessi e rischiare sempre un po’.
è molto complicato riuscire a proporre dei lavori in teatro, è difficile trovare chi ti dia un po’ di fiducia e sia disposto a rischiare, ci si deve proporre piuttosto in spazi off, circoli, bar…
Pensa che per portare in giro “Mario Poppins”, per ridurre al minimo i costi, abbiamo creato un set luci telecomandato dai musicisti; in questo modo possiamo andare in qualsiasi spazio e renderlo “teatrale” in poco tempo.
Se da un lato lavorare in spazi non teatrali può risultare scomodo per certi aspetti, dall’altro lato permette di avere un contatto diretto con il pubblico, di costruire insieme un dialogo e di scoprire nuove sfaccettature di uno spettacolo.

Tu sei un attore molto in gamba, scrivi i tuoi testi, ne fai la regia , sono monologhi molto piacevoli e di grande grazia. Del resto non è da tutti lavorare al Piccolo di Milano. Che cosa suggerisci ai giovani esordienti, a chi ama il teatro in tutte le sue espressioni, c’è una modalità vincente che vuoi condividere con colleghi e amici coetanei?

Bisogna essere sempre entusiasti di quello che si fa, inventarsi nuove idee, giocare, trovare soluzioni dove sembrano non esserci.
Dobbiamo essere orgogliosi di fare questo lavoro meraviglioso, che ci permette di giocare ogni giorno con la vita, scoprire noi stessi e raccontarci.
Ah, intendo il babysitter 😉

Per saperne di più su Giacomo Occhi , ecco il suo blog

Intervista di Daniela Annaro

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