Le nuove schiavitù : la denuncia in Gran Bretagna

di Daniela Zanuso

Non sono più in catene come nella “Capanna dello zio Tom” ma gli schiavi esistono ancora. Ci eravamo illusi che fosse un fenomeno superato, almeno in parte, in Europa. Purtroppo non è così. Ci sono nuove forme di schiavitù sul lavoro magari più difficili da individuare, i cui settori chiave comprendono l’industria alimentare, la pesca, l’agricoltura, l’edilizia, i lavori domestici, gli autolavaggi. Ed è intorno a quest’ultimo settore che in Gran Bretagna è scoppiato il caso.

Non esiste una vittima tipica, anche se spesso sono migranti che hanno lasciato il loro paese alla ricerca di una vita migliore. Si tratta di uomini, a volte anche donne e bambini di tutte le età, che facilmente fanno parte delle minoranze più vulnerabili o di gruppi socialmente emarginati.

Secondo l’NCA (Agenzia nazionale anticrimine), i casi riguardano ogni città e comune e stando alle dichiarazioni  “il crescente numero di prove che si stanno raccogliendo sottolinea l’enormità della dimensione”. Le autorità hanno messo sotto osservazioni quasi 20 mila impianti presenti nel Paese. Si stima che questi nuovi schiavi siano migliaia in Gran Bretagna

La polizia si è rivolta ai cittadini invitandoli a segnalare gli abusi e soprattutto a diffidare degli autolavaggi che hanno prezzi troppo bassi.

Anche la chiesa anglicana e quella cattolica si sono mobilitate: hanno creato un’app, che stanno diffondendo nelle parrocchie e che consente di segnalare ad un apposito centro le situazioni irregolari o sospette di sfruttamento. 

E le segnalazioni sono arrivate: casi in cui minori sono costretti a lavorare 12 ore al giorno, senza dotazioni di abiti e scarpe adatti, dormire in baracche in condizioni disumane. Per quanto? Una sterlina all’ora (circa 1,15 euro). La concorrenza è spietata ed è questo il primo motivo che favorisce questa situazione. Probabilmente essere consapevoli che dove si paga poco c’è sfruttamento può aiutare a scegliere da che parte stare.

 

 

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