La leggenda dell’uso del 10% del nostro cervello

cervelloNella nostra società circolano fantasie e teorie -inventate di sana pianta- in merito all’idea che gli uomini usino soltanto una parte del proprio cervello, precisamente il 10%. Se ciò fosse vero, potremmo rimuovere il 90% della nostra massa cerebrale senza risentirne in alcun modo.

Questa idea è attualmente ritornata alla ribalta con l’uscita del film “Lucy” del regista Luc Besson, in cui tale assunto è sostenuto dallo scienziato del film (interpretato da Morgan Freeman), per giustificare i superpoteri acquisiti dalla protagonista Scarlett Johansson. Pur considerando il mancato realismo che un film come “Lucy” possa veicolare, bisogna porre l’attenzione sul fatto che il grande pubblico, da sempre, acquisisce in maniera massiccia le proprie nozioni scientifiche attraverso l’intrattenimento, lasciandosi travolgere da un’imponente dose di disinformazione tale da generare numerosi equivoci.

Anche l’idea di questo mito, secondo il quale non usiamo tutto il cervello ma solo il 10% alla volta, (immaginando di poter fare chissà che cosa se lo attivassimo tutto insieme), cade di fronte al fatto reale che il cervello umano consuma, solo per mantenere il proprio potenziale di riposo, una enorme quantità di energia (in un soggetto adulto, il 44% del glucosio). Attivare insieme i suoi 100 miliardi di neuroni sarebbe come collegare alla presa di corrente di casa dieci lavatrici pensando di poter risparmiare del tempo per i quotidiani lavaggi. Una delle possibili origini di questa falsa idea risale alla scoperta, negli anni 30 del secolo scorso, della cosiddetta corteccia silente da parte del neurochirurgo Wilder Penfield, il quale affermava che alcune zone del cervello sembrano essere prive di funzione se stimolate elettricamente. Ma oggi, grazie soprattutto agli strumenti che permettono di ottenere la mappa in tempo reale dell’attività cerebrale, sappiamo che tutte le zone presenti nel nostro cervello lavorano tantissimo, e che utilizziamo più del 10% della massa cerebrale anche per svolgere i compiti più semplici. Dobbiamo dunque smettere di credere ai molti ciarlatani che sfruttano simili fandonie per offrire tecniche e intrugli -a titolo di esempio- New Age, promettendo di attingere a queste presunte capacità latenti, ma approfittandosi solo dei portafogli di coloro che si fanno illudere della veridicità di tali teorie. Usiamo la testa criticamente e fidiamoci invece della scienza e delle risposte vere che essa ci fornisce.

Infatti, solo le neuroscienze ci permetteranno di comprendere l’organizzazione dei neuroni del nostro cervello, utilizzati per percepire, pensare ed eseguire qualsiasi prodezza mentale. E’ cominciata una nuova era della ricerca in neuroscienze denominata connettoma, che delineerà una nuova geografia della mente e fornirà l’analisi della totalità delle connessioni (100 mila miliardi) tra i neuroni di un cervello. Probabilmente la persona geniale è quella che possiede un connettoma, ovvero una peculiare configurazione dell’architettura neurale e della connessione cerebrale, che gli altri non hanno e che gli consente di sviluppare capacità uniche e inimmaginabili qualità mentali. Così, dal cervello di Einstein, dopo approfonditi studi, è emersa un’iperconnessione straordinaria. O meglio, i due emisferi, che presentano notevoli differenze funzionali, nel cervello dello scienziato sarebbero stati collegati in modo non usuale a livello del corpo calloso, ovvero quella lamina di fibre che collega la parte destra con quella sinistra, consentendo l’uniformità del ragionamento, che si presenta più spessa della media in Einstein piuttosto che negli uomini comuni. Come se, nel padre della relatività, il lato creativo e quello analitico comunicassero meglio e in maniera più virtuosa. Nonostante molti studi si siano focalizzati sulle caratteristiche istologiche e morfologiche del cervello di Einstein, i segreti della sua genialità restano un mistero. Esiste una condizione clinica chiamata savantismo acquisito in cui soggetti, dopo aver subito un trauma cranio-cerebrale, mostrano la capacità di fare poesia, pittura, musica e calcoli mentali istantanei, ovvero capacità e talenti che non possedevano prima del trauma. Forse, dentro la maggior parte delle persone, si nasconde un savant, a patto che vengano attivati o disattivati i giusti circuiti cerebrali mediante tecnologie di stimolazione o attraverso l’esercizio concentrato di una particolare abilità.

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Roberto Dominici

 

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