Lella Costa: femminicidio, una parola orrenda

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lella-costa-w “NON E’ AMORE”. E’ il titolo del convegno organizzato da Caritas Ambrosiana che si è svolto lo scorso  27 settembre a cui ha partecipato  anche l’attrice Lella Costa. L’occasione per presentare il sito noneamore.caritasambrosiana.it  

Non è amore Ci sei dentro anche tu. Ci siamo dentro tutti. Il controllo ossessivo: non è amore. L’umiliazione: non è amore. Isolarti da tutti: non è amore. Colpevolizzarti: non è amore. Toglierti la libertà: non è amore.  Caritas Ambrosiana porta avanti il suo ormai ventennale impegno contro tutto ciò che non è amore, dimostrando di aver compiuto una scelta anticipatoria e, perché no, coraggiosa  nell’allontanarsi di una cultura  sorda nei confronti del problema, incapace di ammettere l’esistenza di rapporti di amore malato e deviato tra uomo e donna.  Suor Claudia Biondi apre così il convegno di venerdì 27 Settembre “contro le connivenze, responsabilità, complicità della cultura contemporanea in tema di violenza maschile sulle donne”, tenutosi presso la sede milanese di Caritas in occasione della  presentazione del sito http://noneamore.caritasambrosiana.it, creato per riprodurre virtualmente il grandissimo successo dell’installazione dedicata al tema del maltrattamento e della violenza sulle donne presentato a “Fa la Cosa Giusta 2013”.

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E proprio da qui, prende la parola Patrizia Farina, demografa dell’Università Bicocca di Milano, per presentare lo studio compiuto sui quasi 1200 messaggi che uomini e donne hanno voluto lasciare durante i tre giorni d’installazione. Umori differenti: incredulità per le donne, vergogna per gli uomini. Ma non tutte le donne rimangono stupite e dubbiose quando si manifesta dinnanzi ai loro occhi l’esistenza della violenza, sia questa evidente o invisibile.

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Lea Melandri
, intellettuale femminista, fiera, degna, convinta e consapevole, ne è la prova. Percorre con oggettiva lucidità lo sviluppo del rapporto uomo-donna parallelamente al crescere del femminismo in Italia. Racconta e il pubblico si lascia trasportare dal flusso delle sue parole, sentite, vissute, vere. Colpiscono le osservazioni finali di Lea, che richiamano Freud e il passaggio dell’uomo dalla condizione di figlio allo status di violento. La donna è per l’uomo il sogno della madre, dunque garanzia di autoconservazione, dunque amore di sé, ancora una volta. La donna, come la madre, non può non dare all’uomo garanzia di sostentamento totale. E questa altro non è che violenza, in quanto subordinazione. La Melandri insiste: è un problema culturale, la violenza è legata alla cultura, è normalità perché è presente nella vita di tutte le donne, nonostante l’articolazione a diversi livelli. Bisogna sradicare questo tabù, questo dualismo che disegna la donna come corpo e natura e l’uomo come mente e società. Qui sta il passo che la nostra società (nella sua universalità) deve compiere per emanciparsi.

Il microfono passa a Monsignor Luca Bressan. Don Luca calca la mano su quella che è la differenza tra uomo e donna, che deve essere viva e distinta. Sostenendo che si debba diffidare “delle machiste in gonnella che dichiarano l’uguaglianza”, afferma la necessità di rivalutare il ruolo della donna come generatrice di vita. Ripensare alla donna in questo senso significa dare nuovo valore alla figura di Maria e caricarla stimoli trasformatori: erigerla a simbolo ed esempio di colei che non ha avuto paura di sfidare il figlio, la cultura, la società. Bressan colpevolizza la società contemporanea: la violenza nasce, tra le altre cose, per la nostra abitudine, insita nella cultura contemporanea, all’oggettivazione. Bisogna tornare all’origine, sostiene. E ciò non significa altro che provare a riappropriarsi della capacità di contemplazione che ci farebbe apprezzare la natura, la donna e i sentimenti per ciò che realmente sono, e non per ciò che servono, sfruttandoli fino ad annullarli.

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Il discorso subisce un cambio di sfumature e si articola in modo differente, quando prende la parola  Patrizia Toia, europarlamentare, impegnata  nella battaglia contro la violenza femminile. Le istituzioni dimostrano di essere costantemente tardive, per loro natura, anche qui. Per anni non si è mai discusso per trovare soluzioni di prevenzione e di assistenza reale al problema della violenza, da sempre diffusa, da sempre attuale. Ora le cose sembrano essere arrivate ad un punto di sostanziale svolta, sostiene la Toia. Gli organi istituzionali, infatti, sembrano aver colto la complessità del problema, assegnandole un ruolo emblematico e non più marginale. L’europarlamentare prende la via verso un’analisi concreta e dettagliata del lavoro delle istituzioni, passando brevemente in rassegna iniziative, organi, decreti e leggi volti a tutelare la donna e a condannare il non amore per questa. Voci di donna la interrompono, la attaccano. Non è facile, sembrano dire le urla, credere alla politica e alla tutela della donna, della madre e della vittima.

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Smorza i toni Michelangelo Tagliaferri, sociologo, che tocca varie e disparate questioni, avallando le proprie parole con numerosi dati. Lascia esterrefatti sapere che per più della metà degli italiani l’omicidio della donna è considerato un delitto d’onore, abolito solo nel 1981 ma che, a quanto sembra, è ancora profondamente connaturato alla nostra cultura. Non meno surreale si mostra la percentuale di giovani compresi tra i 18 e i 24 anni che, sebbene ammettendo la gravità del problema, lo giudicano “semplice” poiché generato dal normale rapporto uomo – donna.

Tagliaferri cede la scena a Lella Costa, ospite speciale, donna che si batte per la donna da anni, sfruttando la sua popolarità per sensibilizzare e promuovere la sua campagna anti-violenza. Il problema, esordisce Lella, “sta proprio qui: in questa sala popolata da sole donne”. La difficoltà prima consiste nel convincere gli uomini che la violenza non è un problema femminile, ma prettamente e specificatamente maschile. Loro sono gli attori, le donne sono un esercito di vittime. Vittime che si colpevolizzano e si crocifiggono per inesistenti peccati. Vittime non ascoltate, indifese, non tutelate. Sì alle leggi, sì alle istituzioni preposte alla custodia della dignità della donna. Ma il problema è culturale, di mentalità: bisogna rivoluzionare la cultura per riformare questa visione patriarcale della società, per cancellare la parola femminicidio dal vocabolario e rendere reato la sola pronuncia del termine stesso. Perché femminicidio è una parola orrenda, che il più delle volte significa donne uccise dall’uomo che hanno accanto. E gli uomini devono farsi attivisti e partner di un movimento culturale atto a rivoluzionare questa normalità. Ed è questa la provocazione maggiore che Lella Costa lancia, insieme a buona parte degli ospiti presenti. L’uomo non può più procrastinare, deve essere lui, per primo, a farsi promotore di questo cambiamento, di questa evoluzione della specie stessa ricordandosi le intramontabili parole shakespeariane:

“La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore ma dal lato, per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata”.

Ma cosa ci dicono queste parole? Ammettono la rispettabile diversità o proclamano l’universale uguaglianza? È qui il problema, sta qui la nostra scelta.

Camilla Mantegazza