L’Eterno e il tempo a Forlì tra le mostre più interessanti del 2018

di Francesca Milazzo

Tra l’ultimo Michelangelo e Caravaggio, passando attraverso Raffaello, Rosso Fiorentino, Lorenzo Lotto, Pontormo, Sebastiano del Piombo, Correggio, Bronzino, Vasari, Parmigianino, Daniele da Volterra, El Greco,Pellegrino Tibaldi, i Carracci, Federico Barocci, Veronese, Tiziano, Federico Zuccari, Cavalier d’Arpino, Giuseppe Valeriano e Scipione Pulzone, si sviluppa  un percorso  estetico  ricco di rimandi  che darà vita a una età nuova. 

Tutto questo a Forlì a partire dal 10 febbraio 2018. Non poco, per davvero, forse fin troppo per noi visitatori. La rassegna romagnola si intitola :”L’Eterno e il tempo. Tra Michelangelo e Caravaggio”.

Giorgio Vasari – Deposizione

Un titolo suggestivo che documenta di un periodo estremamente vivace da un punto di vista artistico. Le date che vengono prese in considerazione vanno dal 1527 – anno del Sacco di Roma – fino al 1610 – anno in cui muore prematuramente Michelangelo Merisi, il Caravaggio –. Poco meno di un secolo durante il quale gli eredi della pittura rinascimentale cercano nuovi linguaggi, alcuni con esiti  estremamente interessanti. Tutti, però, sono espressione di una cultura artistica nuova che darà  vita alla stagione del Manierismo. 

Scipione Pulzone – Ritratto di Pio V Ghislieri

Il committente più importante – la Chiesa di Roma – propugna un maggiore rigore spirituale  sia nella rappresentazione che nella vita quotidiana. Sono gli anni della Riforma protestante (1517-1520), del Concilio di Trento (1545-1563). La pittura deve parlare a tutti, deve dar vita a nuove forme di devozione, con particolare attenzione alla figura di Maria, dei primi martiri e dei nuovi santi, San Francesco fra tutti. Un’idealità religiosa che vede in Caravaggio il più alto approdo. E’ il maestro milanese a innovare radicalmente, con un uso completamente nuovo dei soggetti. Popolani e meretrici diventano protagonisti delle sue tele illuminati da una luce rada e abbagliante nel contempo.

A Forlì, la mostra occupa le ampie sale del Museo di San Domenico e, per la prima volta il percorso espositivo si prolungherà alla Chiesa conventuale di San Giacomo Apostolo, restituita alla città dopo oltre due secoli di chiusura.

 

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