Lev Tolstoj: guerra, pace e non violenza

tolstoj

di Francesca Radaelli

“Di recente ho incontrato un tolstojano. Loro, poveracci, credono a tal punto ai loro idoli che è semplicemente un peccato confutarli”.

Il 9 settembre 1828 nasceva Lev Tolstoj. In genere il suo nome viene associato a Guerra e pace, Anna Karenina e i capolavori immortali che scrisse nel corso sua lunga vita. Ma il grande scrittore russo nato in una tenuta aristocratica fu anche, suo malgrado, ispiratore del movimento che si nominò con il suo cognome e che di aristocratico aveva ben poco. Il cosiddetto tolstojsmo. Il grande scrittore in vita fu scomunicato dal Santo Sinodo per le sue idee anarchico-cristiane e controllato dalla censura del regime zarista. Dopo la sua morte i seguaci del suo pensiero verranno perseguitati dal governo bolscevico nato dalla rivoluzione di ottobre, che guardava con sospetto soprattutto la volontà tolstojana di cambiare ‘l’interno degli animi’ e non l’ordine sociale.

A dire il vero nemmeno lo stesso Tolstoj doveva molta stima dei ‘tolstojani’ se quando nel 1910 fuggì di casa per allontanarsi dalla famiglia e iniziare una nuova vita, raccomandò alla figlia di non azzardarsi a portarlo in una comune tolstojana. E in quelli stessi anni lo scrittore non doveva avere nemmeno troppa stima dei suoi grandi romanzi, se arrivò a definire Guerra e pace e Anna Karenina ‘solo sciocchezze’.

Ma su che cosa si basava il pensiero etico e religioso di Tolstoj che gli procurò tanti ‘follower’ e che fu in grado anni dopo di influenzare profondamente le scelte del giovane Gandhi?  Si basava sulla ‘non resistenza al male’, ossia sulla non violenza, innanzitutto, sulla disobbedienza civile e sull’obiezione di coscienza, e porterà lo scrittore a rifiutare non solo le guerre indette dallo zar, pur avendo partecipato in gioventù al conflitto in Crimea come soldato volontario, ma anche la rivoluzione violenta di Lenin. Non servono rivoluzioni, sosteneva Tolstoj, basterebbe che il popolo si rifiutasse di prestare il servizio militare e di pagare le tasse che finanziano le guerre.

Nel 1910 l’anziano scrittore, in conflitto con la moglie sempre più diffidente per i progetti del marito di fondare comunità ispirate al Vangelo, decise di abbandonare la propria casa, e fuggì. E come quella di Anna Karenina, la fuga di Tolstoj del 1910 si concluse in una stazione ferroviaria, quella di Astàpovo, dove lo scrittore, ormai 82enne, ammalatosi di polmonite, pronuncerà le sue ultime parole: “Svignarsela! Bisogna svignarsela!”

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