Libri in Dialogo: “Cinquecento anni di rabbia”

di Virginia Villa

Cinquecento anni di rabbia. Rivolte e mezzi di comunicazione da Gutenberg a Capitol Hill è il saggio di Francesco Filippi pubblicato da Bollati Boringhieri nel 2024. L’opera si presenta come un’indagine di lungo periodo che mette in relazione innovazioni nei mezzi di comunicazione e ondate di violenza collettiva fino agli episodi più recenti come l’assalto a Capitol Hill.

Il nucleo argomentativo del libro è semplice e ambizioso: esiste un rapporto strutturale fra la diffusione di nuovi media e la forma che prende la «rabbia» collettiva. Filippi sostiene che ogni grande innovazione nella comunicazione — dalla stampa a caratteri mobili di Gutenberg fino alle chat e ai canali criptati di oggi — ha modificato il modo in cui la rabbia si organizza, circola e si trasforma in rivolta. L’idea non è che i media causino automaticamente violenza, ma che essi ne modellano i tempi, i ritmi e le possibilità di aggregazione e amplificazione, rendendo certi fenomeni prima impensabili oggi percorribili (o viceversa).

Il saggio ha una scansione essenzialmente cronologica: l’autore muove un arco di circa cinque secoli per mettere a confronto episodi storici diversi e i rispettivi contesti comunicativi. Filippi usa case study scelti come microcosmi (episodi di protesta, assalti alle istituzioni, campagne politiche di massa) per illustrare come strumenti diversi — pamphlet, giornali, radio, televisione, poi blog, social network e app di messaggistica — hanno agito da infrastruttura di formazione e diffusione delle emozioni pubbliche. Il metodo è quello del “crocevia” tra storia sociale, storia dei media e storia delle mentalità: si alternano analisi di fonti (stampa, discorsi pubblici, materiali iconografici) e riflessioni interpretative che cercano di leggere continuità e discontinuità.

Il libro di Filippi colpisce innanzitutto per l’ambizione interpretativa: collegare cinquecento anni di storia dei media alla dinamica delle rivolte è un progetto coraggioso, che spinge il lettore a osservare i fenomeni politici in una prospettiva di lungo periodo. A questa ampiezza di sguardo si unisce la capacità di calare l’analisi nella concretezza della storia: l’autore non si limita a formulare teorie, ma richiama episodi riconoscibili, fino ad arrivare a riferimenti recenti come l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, che consentono di valutare la validità delle sue tesi sul piano empirico. Il tutto si regge sulla competenza dell’autore, storico della mentalità e formatore già noto per i suoi lavori sulla memoria pubblica, capace di muoversi con disinvoltura tra fonti e contesti e di restituire un discorso rigoroso ma al tempo stesso accessibile al grande pubblico.

Cinquecento anni di rabbia è un saggio ambizioso, ma soprattutto stimolante; risulta utile a chi vuole leggere i fenomeni di protesta e violenza politica in chiave storica e mediatica, e interessante per giornalisti, studenti e lettori curiosi che cercano connessioni fra passato e presente

image_pdfVersione stampabile