di Virginia Villa
Quando mi sono avvicinata a “Codice Rosso”, l’ho fatto con la curiosità – e l’onestà – di chi vive da anni in Italia e ha sperimentato sulla propria pelle, o su quella dei familiari, le difficoltà del nostro sistema sanitario. Il libro di Milena Gabanelli e Simona Ravizza non è solo un’inchiesta rigorosa, ma un viaggio illuminante (e a tratti sconvolgente) dentro i meccanismi che, giorno dopo giorno, stanno trasformando la nostra sanità pubblica in un territorio sempre più fertile per interessi privati.
Un’indagine che scava a fondo
Il testo affronta una serie di nodi cruciali: liste d’attesa interminabili, carenze strutturali, gettonisti malpagati, medici di base sempre più introvabili. Ma quello che colpisce davvero non sono solo i dati – peraltro ricchissimi e ben documentati – bensì il quadro che ne emerge. Un sistema che sembra costruito per non funzionare, dove troppi interessi corporativi, politici e finanziari si sono intrecciati nel tempo fino a soffocare il principio stesso di equità che dovrebbe reggere il nostro SSN.
Particolarmente interessante è l’approfondimento sul potere dei sindacati dei medici e sulle resistenze al cambiamento che da anni bloccano qualsiasi riforma strutturale. Gabanelli e Ravizza non hanno paura di fare nomi e cognomi, e lo fanno con una chiarezza che lascia poco spazio a interpretazioni ambigue.
Quando la salute diventa mercato
Un altro punto forte del libro è l’analisi della progressiva privatizzazione del sistema. L’attività intramoenia, le assicurazioni sanitarie sempre più diffuse, le cooperative che forniscono personale a gettone: tutto raccontato con un tono asciutto, ma che lascia trasparire un’urgenza, quasi una richiesta di aiuto. Non c’è un attacco ideologico, bensì un’osservazione lucida su come il diritto alla salute stia lentamente virando verso una logica di mercato.
Come lettrice, ho apprezzato il fatto che non si cada mai nel catastrofismo facile. Il messaggio è critico, certo, ma non rassegnato: ci sono vie d’uscita, ci sono proposte, e soprattutto c’è il desiderio evidente di stimolare una discussione pubblica che oggi più che mai è necessaria.
Uno strumento utile per tutti
Non è un libro solo per addetti ai lavori, anzi. La scrittura è accessibile, il linguaggio diretto ma mai semplificato. Ogni cittadino dovrebbe leggerlo, non per indignarsi e basta, ma per capire davvero cosa c’è dietro quel “numero verde” che non risponde mai, o quella visita specialistica fissata tra sei mesi.
Personalmente mi ha fatto riflettere su quanto spesso diamo per scontato il valore della sanità pubblica, finché non si inceppa. E su quanto fragile sia questo sistema, se lasciato nelle mani sbagliate.
In conclusione
“Codice Rosso” è un libro che scuote, ma non lascia scoraggiati. È un invito ad aprire gli occhi, ma anche a rimboccarsi le maniche. Se vi interessano i diritti, la giustizia sociale, o semplicemente il futuro del Paese in cui vivete, vale davvero la pena leggerlo.

