di Virginia Villa
“La strangera“ è il romanzo d’esordio di Marta Aidala, pubblicato da Guanda nel 2024. Si tratta di un romanzo di formazione ambientato in montagna e ha già ricevuto una positiva attenzione da parte della critica e del pubblico.
La protagonista, Beatrice, lascia Torino spinta da un malessere esistenziale e dall’urgenza di ritrovare sé stessa e un posto da chiamare casa. Trova lavoro in un rifugio di montagna gestito dal burbero Barba e, fra diffidenze, consuetudini locali e la compagnia del giovane malgaro Elbio, tenta di costruirsi un luogo e una nuova versione di sé. La montagna qui non è solo sfondo: è personaggio, misura morale e grammatica emotiva della narrazione.
La prosa di Marta Aidala si caratterizza per una scrittura apparentemente semplice e per una cura sensoriale dei dettagli: i rumori, gli odori, la materialità del paesaggio alpino compaiono con forza, scandendo il tempo del racconto. La narrazione è per lo più «lenta»: non si susseguono colpi di scena spettacolari, piuttosto si accumulano gesti minuti, sguardi e parole dette a mezza voce che descrivono una trasformazione interiore. Questo ritmo contemplativo ha lo scopo di far sentire il lettore dentro l’ambiente e dentro il corpo della protagonista.
I temi del romanzo
Il romanzo racconta la ricerca di sé attraverso un vero e proprio rito di passaggio: Beatrice affronta la prova del distacco lasciando la città e mettendo alla prova la propria autonomia in un contesto che esige fatica e capacità di adattamento. In questo percorso la montagna si configura come un’entità femminile, poiché l’autrice ribalta i nomi tradizionalmente «maschili» delle vette e delle cime per suggerire una parentela profonda tra paesaggio e identità di genere, trasformando la montagna in una madre che accoglie e custodisce ma al tempo stesso mette alla prova. A fare da cornice c’è il mondo del rifugio, retto da consuetudini, diffidenze e gerarchie, che lo sguardo della straniera rende visibili; è in questo intreccio di rapporti che le relazioni con figure come Barba ed Elbio prendono forma lentamente, diventando decisive per la crescita della protagonista. Tutti questi temi emergono senza proclami né slogan, perché Aidala preferisce la concretezza dei gesti e degli accostamenti, lasciando al lettore lo spazio necessario per elaborare personalmente il senso dell’esperienza narrata.
“La strangera“ è un esordio convincente: una prova di scrittura attenta al dettaglio sensoriale e alla lingua, che trova nella montagna la mappa per leggere un disagio contemporaneo. Lo consiglio a lettori interessati al romanzo di formazione «dal basso», a chi ama la scrittura che si nutre di luoghi e alla narrativa italiana contemporanea che mette al centro la voce femminile.

