L’impresa dei ‘beni comuni’

di Francesca Radaelli

Profit o non profit? Pubblico o privato? Stato o mercato? Sono dicotomie che vanno progressivamente a sgretolarsi  di fronte a Johnny Dotti e Andrea Rapaccini. Insieme hanno scritto un libro, L’Italia di tutti. Per una nuova politica dei beni comuni, che punta proprio a scardinare i paradigmi classici. E a provare a crearne di nuovi. L’opportunità di ascoltarli è arrivata grazie alla cena organizzata dall’Ucid – Unione cristiana imprenditori e dirigenti – di Monza , presieduta da Aldo Fumagalli, presso l’Antico Ristorante Fossati a Canonica di Triuggio. Johnny Dotti è un imprenditore sociale che viene da una formazione pedagogica. Andrea Rapaccini, ex manager di importanti aziende e multinazionali, opera come consulente nel campo del business sociale. Sostengono la necessità di una rigenerazione della vita sociale, economica e politica, di un cambio di paradigma e soprattutto di visione del mondo e delle relazioni.

“Oggi viviamo la crisi del modello capitalistico basato su produzione e consumo, la crisi della politica, la crisi delle istituzioni sociali, dalla Chiesa alla scuola”, ha evidenziato Johnny Dotti. “Il nostro mondo è finito? Io dico che il mondo noi dobbiamo ripensarlo. Dobbiamo fare la Pasqua anche noi: si muore e poi si rinasce”.

Esempi di impresa ‘generativa’

La rinascita secondo Dotti passa attraverso la generatività sociale dell’impresa: “Un’impresa che non sia basata solo sulle relazioni di produzione e consumo, ma passi attraverso una relazione significativa tra le persone, anche con valenza educativa”. Dotti ha raccontato le esperienze di ‘impresa cristiana’ realizzate negli oratori coinvolgendo i ragazzi e gli adolescenti. E avviando progetti di rigenerazione urbana che hanno portato a sviluppare nuovi modelli di unità abitative, basati sulla condivisione degli spazi (cucina, orto…) e delle risorse: “Una rigenerazione che è sì ecologicamente sostenibile, ma soprattutto umanamente sostenibile”.

Johnny Dotti

Altri esempi concreti? Il progetto Welfare Italia, “con cui attraverso un sistema mutualistico si è cercato di aggregare la domanda e l’offerta di servizi sanitari, facendo in modo che la domanda possa controllare l’offerta”. O il successo del progetto che ha portato allo sviluppo della Fondazione Castello di Padernello, nel bresciano, che ha permesso di recuperare un patrimonio del territorio e trasformarlo in un luogo vivo, che attira visitatori, è presidio slow food e palcoscenico di eventi, rassegne, laboratori.

Insomma un bene restituito alla comunità di cittadini.

L’economia dei ‘beni comuni’

Proprio il concetto di bene comune è il cardine attorno a cui ruota la proposta e la visione di Dotti e Rapaccini. “I beni comuni sono beni e servizi collegati in qualche modo ai diritti dell’uomo”, spiega Andrea Rapaccini. “Beni naturali, come aria, acqua, parchi. Beni culturali. Ma anche le infrastrutture strategiche”. Oggi si discute se questi beni debbano essere ‘pubblici’ o ‘privati’. Nel primo caso il rischio è la burocratizzazione, nel secondo la speculazione. Il risultato spesso è la cattiva gestione.

Andrea Rapaccini

“Pubblico e privato utilizzano il bene. Il bene comune, invece, è un bene che viene gestito da un gruppo di persone per la comunità a cui il bene stesso appartiene, nell’interesse della comunità”. In questa prospettiva a fare la differenza è il modello di gestione, che può passare attraverso le benefit company che sono profit, o il terzo settore no profit, ma anche attraverso modelli di economia civile basati sulle aggregazioni di cittadini e comunità.

Insomma, dice Rapaccini: “Tra privato e pubblico esiste un grande spazio di innovazione”.

Ci sono tanti modi per stare sul mercato e fare impresa sul territorio, e insieme alle persone del territorio. E diverse possibilità per mettere il profitto al servizio delle comunità. Questo il messaggio lanciato agli imprenditori (cristiani) brianzoli.

Chi ha orecchie per intendere… può provare a pensarci su.

Da sinistra: Mary Mauro (moglie di Andrea Rapaccini), Johnny Dotti, Aldo Fumagalli, Andrea Rapaccini, Laura Fumagalli