I Linea 77: musica da pugni in faccia

LINEA77Un concerto dei Linea 77, non è solo l’esibizione del gruppo su di un palco, ma è lo scambio di energie che si genera tra pubblico e band. Un concerto unico, con un trasporto emozionale non da poco. Alcuni fans l’hanno definito come “concerto da pugni in faccia”, tanto per spiegare il quantitativo di carica che si respira. E forse più di quel tanto, nemmeno si respira, perché sabato 25 aprile, al Magnolia, al loro concerto non c’era spazio nemmeno per muoversi. Il 17 febbraio è uscito il loro ultimo capolavoro: “OH!”, composto da dieci brani ricchi di “cose da dire”, di rabbia, di domande senza risposte. Sostengono di scrivere non perché il mondo faccia completamente schifo, ma per sfogare tutta quella negatività da cui sono circondati, come una sorta di terapia, per evitare il collasso. Nel corso degli anni la composizione del gruppo è  stata modificata. Attualmente i Linea77 sono costituiti da Nitto alla voce, che insieme a Dade, il quale ha cambiato diversi ruoli all’interno della band e che ora è presente alla voce e al synth, a Chinaski, alla chitarra e a Tozzo, alla batteria, sono le colonne portanti del gruppo, formatosi nel 1993. Dal 2012 si sono uniti Paolo alla chitarra e Maggio al basso.

Abbiamo intervistato Nitto!

Iniziamo parlando del titolo dell’album: “OH!”

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Diversamente da come abbiam fatto per gli altri dischi, in cui preparavamo tutti i brani e la copertina, questa volta siamo partiti proprio dal titolo dell’album. Volevamo avere un titolo che esprimesse quella sorta di meraviglia, che assume connotazioni sia positive che negative. Il fatto dell’Oh! di Alice nel Paese delle Meraviglie può essere sia un “oh! che bello”, ma anche un “oh, che brutto!”, lasciando il libero arbitrio a chi ci avrebbe ascoltato. E poi ci piaceva molto anche il concetto di stupore, che oggigiorno è venuto a mancare nella società: la noia, l’alienazione ci intorbidiscono l’esistenza, siamo abituati sia al meglio che al peggio e non siamo più in grado di stupirci veramente. Noi stessi volevamo essere i primi a lasciarsi stupire.

Un’esclamazione che non è fine a se stessa..

No, infatti! Lascia spazio a tutte le interpretazione, una sorta di esortazione all’azione, alla decisione in piena consapevolezza!

Quindi la correlazione con l’immagine della copertina dell’album..

Con Dade, cerchiamo sempre il contrasto tra l’immagine visiva e il contenuto del disco. Quindi possiamo vantarci di avere una copertina che è paradossalmente una piastrella da bagno: color rosa tenue, con l’immagine di Alice. Un ossimoro se affiancata a quanto viene detto all’interno dell’album. Dico piastrella da bagno, perché lavorando in un negozio di dischi a Torino, quando le sciure passavano dalla vetrina esclamavano: “Oh! Che belle queste piastrelle!”… bellissimo!!

Parlando dei brani.. Nel primo: “Presentat-Arm!” c’è una chiara ossessione per le benzodiazepine!

In realtà, l’ossessione non è nostra, ma della società! Oggigiorno, sembra che non si possa più girare senza avere in tasca un po’ di Xanax o di Lexotan e i primi responsabili sono i medici. Veramente, mi fa un po’ paura. Non ne ho mai usati, e sinceramente quando vengo preso dall’ansia, semplicemente me la vivo in quel momento, come un attimo normale dell’esistenza. Invece, sembra che questa sensazione non debba esistere, quando in realtà fa parte naturalmente dell’essere umano.

Nella parte centrale dell’album troviamo ABSENTE REO, canzone su cui avete registrato anche un video..

È una riflessione sull’uso dei social e in generale della società. Si usa proiettare sugli altri le colpe, senza mai mettere in discussione noi stessi e i nostri modi di fare e di agire. Una parte della colpa è anche nostra, anche quando tacitamente o involontariamente abbiamo appoggiato qualcosa di sbagliato. Absente Reo è quella formula latina che sta ad indicare l’assenza del colpevole e naturalmente il testo sostiene il contrario. Tende a mettere in evidenza con l’immagine dello specchio, il colpevole.

A volte, siamo proprio noi la causa di certe situazioni: non intervenendo attivamente nel denunciare, non opponendoci, “passando il tempo libero a spiare il tempo libero degli altri, sopra schermi piatti”; Facebook ormai è diventata una gogna mediatica. Ho visto gruppi nascere e morire, per colpa di un twitter! È veramente pericoloso, un coltello a doppia lama: un giorno sei un dio e il giorno dopo l’ultima ruota del carro.

Vi ho iniziato ad ascoltare quando suonavate “Fantasma”, cos’è cambiato da allora?

Sei dischi dopo?! Ride.. ne è passata un sacco di acqua sotto i ponti! Abbiamo sperimentato un sacco in questi anni, sia nei dischi che negli EP che abbiamo registrato. Abbiamo giocato con quello che componevamo: dalla musica elettronica, al funky, all’hip hop.. Questa volta l’intento era tornare a  essere istintivi come  lo eravamo nei primi dischi. Non avevamo più voglia di sperimentare, ma giustappunto tornare al nostro sound originale, in maniera istintiva e diretta, che alla fine è  il genere che ci riesce meglio.

Il rapporto con i Subsonica?

Odio Samuel, perché credo che vincerà il nostro torneo interno di fantacalcio, insieme al suo manager, Ivan. No, dai. In realtà siamo amici da anni e ci ritroviamo spesso a giocare a calcetto, con il calcio balilla.

Che carini!

Carini un par de… ! volano un sacco di insulti! Per noi, il calcetto non è solo un gioco, ma è una guerra! È sempre in gioco l’onore, non è mai una partita da niente.

Oggi ricorre il XXV aprile e si festeggia la Liberazione che cosa ti senti di dire? C’è una canzone che puoi attribuire alla giornata, del vostro repertorio?

Considero sempre Fantasma la nostra canzone contro. È stata scritta poco dopo il G8 di Genova e rappresenta ciò che era stato vissuto in quei giorni, proprio personalmente perché eravamo lì. Oggigiorno, tendiamo a prenderla come se fosse  un fatto normale essere stati liberati, ma studiando un po’ quel periodo, ci si scontra con una realtà ben diversa. I partigiani non erano altro che paragonabili ai sovversivi oggigiorno: la voce fuori dal coro, coloro che erano contro la massa. Gente che lasciava tutto e che lottava con spirito di sacrificio immane, dando la vita per un’ideale.

 

Chiara De Carli – ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Fotografie di © Stefania Sangalli

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