Italia diva del cinema: il fascino di Capri

di Mattia Gelosa

Nelle prime tappe di questo vero e proprio viaggio per l’Italia abbiamo visto Milano, una città dal fascino particolare e simbolo delle lotte sociali dei ricchi del centro, contro i poveri delle periferie. Poi Venezia, unica nella sua bellezza, elegante e caotica di giorno, quanto inquietante e silenziosa di notte.

Oggi ci spostiamo più a sud e andiamo a scoprire il fascino partenopeo dell’isola blu, Capri.

Fra il profumo del mare e quello dei limoni, fra i colori di lapislazzulo delle acque e il bianco perlato delle sue ville, Capri è una meta turistica ambita dai vacanzieri di tutto il mondo e rappresenta la mondanità e quella faccia dell’Italia che vive costantemente al sole e ha la pelle abbronzata.

Nonostante la sua grande fama, però, la perla del Golfo di Napoli è rimasta impressa decisamente poche volte sulla pellicola e quindi possiamo analizzare meglio i singoli esempi che faremo, che  sono solo due.

Il primo, per iniziare col sorriso, è dal film “Il secondo tragico Fantozzi” (1976, regia di Luciano Salce): lo sciagurato ragioniere si concede una vacanza da sogno con la sua amata signora Silvani e per fare colpo sulla donna e competere con il rivale Calboni sceglie di offrirle un soggiorno a Capri. Come andrà a finire già lo immaginiamo…

Il film fa subito parodia sul costo eccessivo del pernottare sull’isola e mette in luce la raffinatezza dei suoi alberghi esclusivi:

Inoltre, non poteva mancare il riferimento alla vita di mare, in spiaggia per la signorina e a fare sport per Fantozzi, naturalmente nella zona dei famosissimi faraglioni!


 

Non un film d’autore, ma qualche spunto sull’isola viene dato e visto che le scene sono invernali dietro alle risate percepiamo inconsciamente anche un velo di malinconia. Provate a rivedere senza audio i momenti che passano fra una gag e l’altra: la signora Silvani che su una sdraio e con la coperta addosso si finge una donna che prende il sole, con tanto di inutile cappello di paglia e ombrellone in stile caraibico. Eppure è su un fazzoletto di spiaggia davanti a un mare color mercurio, il che rende l’atmosfera ben lontana da quella che associamo a Capri. Il sole, i colori, l’estate e lo shopping sono per i ricchi, mentre al ceto dei piccoli impiegati non resta che comprare, comunque a caro prezzo, solo la possibilità di dire di essere stati anche loro, per poco, dove soggiorna la mondanità che lavora ai piani alti delle loro stesse aziende.

Cambiamo invece completamente registro con “Il disprezzo” di Jean-Luc Godard del 1963, tratto dall’omonimo romanzo di Moravia.

Il film è la storia di una coppia, Brigitte Bardot e Michel Piccoli, e della sua crisi. Lui sta scrivendo un film sull’Odissea per il regista Fritz Lang (nei panni di sé stesso) e il produttore del lavoro, infatuatosi della Bardot, lo invita sul set insieme alla donna.

Capri è sede delle riprese e quindi di buona parte della vicenda, ma anche in questo caso l’occhio di Godard è capace di trasfigurare letteralmente l’isola.

A parte il cast, anche stavolta l’isola appare deserta, ma qui è fatta di natura rada, rocce impervie e un mare azzurrissimo. Siamo in estate dove il luogo è privilegio dei ricchi che dimorano nella storica Villa Malaparte, affacciata verso quei faraglioni tanto famosi che Godard decide invece di nascondere.

 

In un tripudio di Francia, grazie al ricorrere dei colori bianco, rosso e blu, Godard fa sua l’isola italiana e le conferisce un’anima particolare e nuova in linea con la sua sensibilità.

Non a caso, nei titoli di testa il regista inserisce questa particolare citazione: «Il Cinema, diceva André Bazin, sostituisce al nostro sguardo un mondo che si accorda ai nostri desideri. Il disprezzo è la storia di questo mondo».

 

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