Lo scrittore di successo che sognava il disarmo unilaterale

Carlo_Cassola

di Francesca Radaelli

Basterebbe che un solo popolo si ribellasse al ricatto della difesa per mettere in crisi il militarismo dappertutto. Patriotticamente mi auguro che questo popolo più intelligente degli altri sia il mio”.

Queste parole sono tratte da “La rivoluzione disarmista“, una delle ultime opere di Carlo Cassola, scrittore nato il 17 marzo del 1917 a Roma, apprezzatissimo per i suoi romanzi e pacifista convinto. Da giovane partecipa alla Resistenza partigiana, nella ventitreesima brigata garibaldina Guido Boscaglia, esperienza che riecheggerà in parecchi suoi romanzi.  

La sua produzione letteraria è fortemente segnata dall’intreccio spesso problematico tra le tematiche della Resistenza e quelle esistenziali, tra stile realistico e trasfigurazione poetica. Vince il Premio Strega con La ragazza di Bube nel 1960, ma viene bersagliato dalle dure critiche di esponenti autorevoli del panorama letterario dell’epoca, da Pier Paolo Pasolini (nell’epigramma La morte del realismo) a Italo Calvino, dopo che già i romanzi Il taglio del bosco e Fausto e Anna avevano avuto difficoltà a trovare un editore ed erano andati incontro alla stroncatura della rivista Rinascita, diretta da Palmiro Togliatti.

George Chakiris e Claudia Cardinale in 'La ragazza di Bube', film tratto dal romanzo di Cassola e diretto da Luigi Comencini nel 1963

George Chakiris e Claudia Cardinale in ‘La ragazza di Bube’, film tratto dal romanzo di Cassola e diretto da Luigi Comencini nel 1963

Al di là delle critiche degli intellettuali, però, La ragazza di Bube ha un vastissimo successo di pubblico, Luigi Comencini ne trae il film omonimo e soprattutto si crea un forte movimento di opinione che porta nel 1961 alla liberazione dal carcere di ‘Bube’, ovvero Renato Ciandri, alla cui figura il romanzo è ispirato. Le ottime vendite dei romanzi successivi – da Il Cacciatore a Paura e tristezza – se da un lato rendono Cassola uno degli scrittori più amati dai lettori, dall’altro non gli fanno certo guadagnare le simpatie dell’elite  culturale rappresentata dalla Neoavanguardia, che tende a considerarlo un autore ‘facile’, commerciale diremmo noi.

Il taglio del bosco

A un certo punto, però, quel prolifico scrittore di romanzi che tanto incontravano i gusti dei contemporanei decide di far sentire la sua voce in un altro campo, quello dell’impegno politico e del dibattito sulle vicende storiche del tempo, dominato dalla Guerra Fredda e dalle tensioni tra gli Stati. Un gesto coraggioso, da parte di un uomo che, dopo tutto, niente aveva da perdere.

Cassola si espone in prima persona e nel 1978 convoca a Firenze il congresso di costituzione della Lega per il disarmo unilaterale dell’Italia. Rinunciare per primi alle armi, secondo lo scrittore, sarebbe stato l’unico modo per far cessare le guerre nel mondo, avviando una catena virtuosa che avrebbe dovuto portare all’abolizione di qualsiasi esercito.

La proposta viene accompagnata da diverse pubblicazioni saggistiche e da un appello rivolto agli intellettuali italiani, e incontra il sostegno della Lega socialista dei radicali, allora guidata da Francesco Rutelli. Ma non riesce ad entrare nelle stanze dei politici che contano con la stessa semplicità e naturalezza con cui le storie di amore, lavoro e guerra dei racconti di Cassola avevano saputo entrare nelle case di milioni di italiani.

Forse l’idea era troppo visionaria, chissà. Forse lo è ancora oggi. Dal canto suo, però, lo scrittore respingeva recisamente questa accusa:

“Noi disarmisti siamo accusati di essere sognatori fuori della realtà. Invece siamo i soli realisti. Gli altri, i sedicenti realisti, sono solo struzzi che hanno nascosto la testa sotto la sabbia per non vedere le conseguenze scellerate della loro politica: l’imminente fine del mondo e l’attuale miseria del mondo”.

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