Lo Stato Sociale con L’Italia Peggiore

litaliapeggiore_lostatosLo Stato Sociale ha ripreso da poco l’Italian Tour: “L’Italia Peggiore”, tour promozione del loro ultimo album. In questa versione primaverile, la band bolognese riconquista regione per regione, con delle date uniche: venerdì 17 aprile sarà la volta di Brescia, si esibiranno al Latte+ intrattenendo e coinvolgendo il pubblico come solo loro sanno fare. Per chi non lo conoscesse ancora, Lo Stato Sociale è un gruppo musicale elettro-pop bolognese nato nel 2009 da tre DJ di Radiocittà Fujiko di Bologna: Alberto Cazzola, Lodovico Guenzi e Alberto Guidetti. Nel 2011 la formazione a tre viene ampliata a quintetto con l’ingresso di Enrico Roberto e Francesco Draicchio. Sono giovanissimi, ma con un cervello pensante e a dir poco non banale. I loro testi sono ricchi di parole, parole pesate con valenza quasi ermetica e se vogliamo satirica. Ora la band così composta prevede: Alberto Cazzola – basso e voce, Lodo Guenzi – chitarra, tastiere e voce, Alberto Guidetti – drum machine e voce, Enrico Roberto – Synth, piano e voce e Francesco Draicchio – Synth, ukulele e voce. Con Lodo abbiamo parlato di realtà, di politica e della loro musica.

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Secondo te chi tra di voi ha la visione più critica della realtà?

Forse chi è il più cinico? Penso, Bebo È uno che vive più di contraddizioni rispetto agli altri, ha dei momenti in cui odia tutto e momenti in cui è molto innamorato. In realtà, siamo delle persone molto fiduciose. Ovvio che c’è la tendenza a catturare un istante: se in una canzone è presente una critica, pensi che tutto sia riconducibile alla personalità della persona che scrive. In realtà è solo un attimo, altrimenti sarebbe ipocrita, dispotico e da ciarltroni mettersi a predicare. Secondo me, non siamo critici, proprio perché abbiamo un discreto ottimismo di fondo.

Siete una fonte inesauribile di “cose da dire”: come trovate il tempo per conciliare i vostri impegni e la capacità di realizzare delle novità, come l’uscita dell’ultimo video “La rivoluzione non passerà in tv”?

Questa è stata un’idea di Paolo, il ragazzo che ci fa spesso dei video e a cui noi lasciamo carta bianca. Comunque sì, noi scriviamo tanto. È abbastanza fisiologico, penso sia normale, per chiunque abbia trovato nello scrivere il proprio senso: non riesci a porre una fine. A volte hai la pressione di chi ti chiede di scrivere.

Tu la vivi?

In certi momenti sì. Il disco è uscito il 2 giugno del 2014 e probabilmente io sarei stato pronto per l’uscita del disco, solamente un paio di mesi fa. Trovo che ci siano dei tempi che non ti rendono completamente libero. Poi, anche tra di noi, ci sono opinioni diverse: Matteo, che è il vero demiurgo del gruppo, è convinto che avere impegni su impegni sia un fatto che mantenga la mente attiva, permettendo un contatto attivo, che fa sì che si possano partorire idee nuove. Mentre, personalmente, sono dell’idea che nella mia vita preferisco aspettare la marea, avendo quindi qualcosa da dire nel momento in cui mi succede.

Secondo te riflettete lo stato d’animo dei giovani oggigiorno che non sono in grado di trovare delle risposte?

Non so, può essere. A volte, mi interrogo su come mai questa cosa abbia funzionato un po’ dal nulla. E non trovo delle risposte precise. Forse siamo un po’ figli del nostro tempo, semplicemente nell’avere dentro di noi questa coesistenza di tragedia e di farsa, quello per cui lottare, rimanendo in questa zona grigia in cui tutto è il contrario di tutto e che ha a che fare con il nostro tempo. La compenetrazione tra stati d’animo, in cui tutti possono avere voce, quando in realtà nessuno ce l’ha. È una sorta di tempo contraddittorio, che viene amplificato anche dalla tecnologia: l’esempio lo sono i social network. È sicuramente un aspetto che implica in sé delle qualità, ma anche tanti limiti, rende impossibile qualsiasi rivoluzione e qualsiasi dittatura. Non si riesce a unire tante persone ciecamente dietro a un’idea ed è la stessa motivazione per cui non andrà alla deriva, è quello che accade sia per il grillinismo che per il salvinismo.

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A proposito di questo, ho visto che hai mandato a quel paese Jovanotti, qualche giorno fa..

Sì, sì. Trovo che stato davvero brutto quello che ha fatto. Mi sta simpatico, ma ora che è in promozione con il disco, mettersi a twittare a Salvini che rispetta il modo in cui espone le proprie idee..Che poi che cosa significa? Le idee che esprime Salvini, sono veramente povere. Non è l’enfasi con cui viene detta una frase che rende sensata un’idea, se uno dice una castroneria, rimane una castroneria anche se la urla. È terribile, quello che Salvini sostiene, non perché è scandoloso, perché sono idee aride, razziste e xenofobe.

Ritornando a voi, essere delle mente pensanti crea delle discussioni all’interno del gruppo?

Sì, sempre!

Su cosa vi scontrate maggiormente?

Beh, sicuramente la composizione dei testi implica un sacco di scontri. Abbiamo un confronto che va molto a pesci in faccia. Tendenzialmente, ci giriamo delle mail.. se una canzone è per tutti una buona canzone comunque gli insulti stanno alla base, e al di sotto di quel livello può succedere di tutto. Poi ce la si mette da parte e piano piano si acquisisce una visione più distaccata. Siamo persone diverse e ognuno riveste un proprio ruolo, difendendo ciò che più interessa. Un esempio: personalmente, sui videoclip io non ci tengo a espormi, mi va bene quello che decidono gli altri, anche su questioni di logistica e di soldi, mentre magari su temi che riguardano i tour, su quale data fare o meno, mi piace più dire la mia.

Qual è la canzone che non può mancare nella vostra scaletta?

In un concerto completo, credo “Cromosomi”. No, però ci sono delle situazioni in cui vai e fai tre quattro pezzi e cambia tutto.

Come nato è “Forse più tardi un mango adesso”?

Albi compone così i testi: pensa a una cosa principale di cui scrivere, poi nel frattempo accade un fatto, un evento nella realtà e lo inserisce. Per “Forse più tardi un mango adesso”, si trovava in vacanza a Bali con la sua ragazza, quando è passato un venditore di ananas molto insistente e lui ha unito questo fatto alla canzone che aveva già in mente. Anche in “Io, te e Carlo Marx” gli avvenimenti sono stati simili: Albi pensava al testo della canzone e nel frattempo da ubriaco aveva incontrato un magrebino e gli aveva detto che lui cantava e per assurdo la sua ragazza era medico e il magrebino gli ha risposto: «Tu canti e lei ti salva la vita!». Lo stesso per “Cromosomi”, era a lezione di sociologica, quando la prof scriveva sulla lavagna il valutatore deve comunicare al valutato, che di per sé non significa nulla, e lui l’ha messo dentro proprio per contestarglielo.

Come fate a ricordarvi tutte quelle parole?

Ah, io ho un’ottima memoria.. gli altri un po’ meno, ma sai le suoniamo così tanto che alla fine te le ricordi. Invece, Bebo su alcuni pezzi, come quelli più parlati, come “Linea 30” usa il leggìo ancora tutt’ora. Di solito, mi dimentico i testi dei pezzi che facciamo più spesso, perché subentrano poi gli automatismi.

Come avete scelto le città in cui fare le date uniche?

Volevamo recuperare tutte quelle persone che durante il tour autunnale sono rimaste fuori, proprio fisicamente dai locali. Volevamo coprire quelle zone in cui eravamo andati molto bene, ma toccare altre città. Tieni presente che i locali in cui fare dei tipi di spettacoli come i nostri in cui c’è bisogno di un sacco di luci e di tecnica, non è facile. Diciamo, che è stato un incrocio tra logistica e macrozone in cui le persone non avevano avuto occasione di vedere lo spettacolo.

Che cos’è che ti emoziona di più del tuo lavoro?

Sicuramente, l’andare in scena è ciò che mi riesce meglio, riesco a essere me stesso.

Se non fossi diventato musicista cosa avresti voluta fare?

Credo avrei continuato teatro e a rimanere su un palco che più mi dà carica.

E se per qualche ragione non riuscirete a esserci alla data unica bresciana, non vi preoccupate: il 4 giugno prossimo, inaugureranno la stagione estiva al Carroponte di Sesto San Giovanni!

Chiara De Carli

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Fotografie Big Time e Daniele Lo Bianchi

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