L’Odissea secondo Andrea Pennacchi

di Francesca Radaelli

Teatro pieno e pubblico entusiasta giovedì scorso al Manzoni di Monza per Una piccola Odissea, lo spettacolo con cui Andrea Pennacchi ha portato sul palco la sua particolare versione dell’Odissea di Omero.

Un monologo intenso, in cui l’attore, accompagnato dai musicisti Giorgio Gobbo, Gianluca Segato e Annamaria Moro, interpreta e intreccia più voci narranti. E si destreggia in modo sempre efficace attraverso diversi registri espressivi, spaziando dal comico (quello prediletto dal Pennacchi ‘televisivo’) a punte di tragicità per certi versi inaspettate.

Nell’Odissea che Pennacchi definisce “piccola” c’è tantissimo. L’archetipo del viaggio di Ulisse e del ritorno a Itaca viene proposto in una chiave inedita, in grado di “arrivare” al pubblico, suscitando risate e commozione, proprio perché filtrato attraverso una lettura personalissima. E questo filtro non si limita all’inflessione veneta e ai termini dialettali che comunque hanno buon gioco nel rendere vivido e immediato il racconto.

Nella “Piccola Odissea”, di Andrea Pennacchi c’è molto di più. C’è l’autobiografia, nella narrazione del primo approccio con la storia di Ulisse, attraverso il banchetto di libri tenuto dal padre dell’attore nelle feste dell’Unità. C’è l’intervento ‘personale’ sul testo di Omero, con la scelta di far partire la narrazione dalla capanna del porcaro Eumeo, e non dai Feaci. E da un Odisseo che finge di essere qualcun altro ma, davanti a suo figlio, racconta di sé. C’è la scelta degli episodi da portare sul palco, su tutti il grande spazio dato all’incontro con i morti, che costituisce il picco drammatico dello spettacolo, enfatizzato potentemente anche dall’intervento dei musicisti. E che, forse, offre anche la chiave per leggere il finale.

Al termine dello spettacolo le ragioni di alcune di queste scelte vengono svelate dallo stesso Pennacchi, in un momento, preziosissimo, di dialogo con il pubblico. La necessità di partire dalle proprie ‘radici’ alla base della scelta della capanna di Eumeo come fulcro della narrazione. La difficoltà di trovare un modo efficace per portare nell’oralità del teatro un testo complesso e a tratti dispersivo come l’Odissea. La necessità di operare alcuni ‘tagli’ sulla trama. E poi la rimodulazione continua, in corso d’opera, dello spettacolo da portare sul palco di volta in volta.

Ed è proprio questa interpretazione così soggettiva della vicenda di Ulisse, da cui deriva la scelta di illuminare alcuni aspetti del personaggio e lasciarne altri in sottofondo, a dare tanta forza a questa “piccola” Odissea. A renderla così coinvolgente e incisiva.  E, a giudicare dagli applausi a scena aperta, così capace di conquistare il pubblico del teatro.

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