L’origine della Vita sulla Terra

di Roberto Dominici

Il concetto di origine della vita è stato trattato fin dall’antichità nell’ambito di diverse religioni ed in campo filosofico. Con lo sviluppo di modelli scientifici spesso in contrasto con quanto letteralmente affermato nei testi sacri delle religioni, l’origine della vita è diventato un argomento molto dibattuto tra Scienza e Fede.

Dal punto di vista scientifico la spiegazione dell’origine della vita parte dal presupposto fondamentale che le prime forme viventi si originarono da materiale non vivente attraverso reazioni che non sono più in atto sul nostro pianeta. Il processo evolutivo che ha portato alla formazione di un sistema complesso e organizzato (ovvero il primo essere vivente) a partire dal mondo prebiotico è durato centinaia di milioni d’anni ed è avvenuto attraverso successive tappe di eventi  che, dopo un numero elevato di tentativi e grazie all’intervento della selezione naturale, hanno portato a sistemi viventi progressivamente più complessi.

La prima tappa fondamentale è stata la produzione di semplici molecole organiche, come amminoacidi e nucleotidi, che costituiscono i “mattoni di base della vita” con i classici esperimenti di Stanley Miller, con la dimostrazione che quest’evento era realizzabile nelle condizioni chimico-fisiche della Terra primordiale, caratterizzata da un’atmosfera riducente, cioè formata da composti dell’idrogeno (metano, ammoniaca, vapore acqueo ) e poi anidride carbonica e azoto che si erano formati in seguito alle esalazioni vulcaniche ed alle piogge che formarono i primi oceani. Inoltre il ritrovamento di molecole organiche nello spazio, all’interno di nebulose e meteoriti già negli anni 70 del secolo scorso, ha dimostrato che queste reazioni sono avvenute anche in altri luoghi dell’universo, tanto che alcuni scienziati ritengono che le prime biomolecole siano state trasportate sulla Terra proprio per mezzo di meteoriti.

Un’ulteriore conferma di questa ipotesi “extraterrestre” della vita, proviene dallo studio di un gruppo di ricercatori guidati Victor M. Rivilla, dellINAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Arcetri, Firenze, che ha scoperto una riserva molecolare di uno dei precursori dei mattoni del codice della vita, il DNA.

I risultati, che saranno pubblicati sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society Letters, parlano infatti di uno dei ‘serbatoi’ che alimenta la formazione di stelle e pianeti nell’Universo: è la parte mancante della Cianometanimina, molecola che si pensa essere un precursore di un componente chiave degli acidi nucleici cioè DNA e RNA, e precisamente dell’adenina. Nella nube molecolare gigante G+0.693-0.027 situata nel cuore della nostra galassia, la Via Lattea, i ricercatori non solo hanno rilevato la presenza di questa importante molecola, ma hanno visto anche che è molto più abbondante di quanto si pensasse in passato.

Nel suo bellissimo libro dal titolo “Tutto l’Universo per chi ha poco spazio-tempo” (Ed. Mondadori, 2018), l’astrofisica Sandra Savaglio, che mi onora della sua amicizia, parla della vita nel sistema solare citando la teoria della litopanspermia secondo cui la vita sulla terra è arrivata da asteroidi provenienti dallo spazio; una teoria oggi accettata da tutti; la vita primitiva dai semplici batteri o altri organismi più complessi in grado di sopravvivere in situazioni estreme, può avere avuto origine da un pianeta o in qualche luogo dell’Universo, poi aver viaggiato nello spazio su detriti creati da impatti di asteroidi… Si tratta di un modo efficace di spargere la vita anche a grande distanza specie se abbiamo a disposizione le lunghe ere geologiche”. Questa scoperta è emozionante perché permette di capire che i precursori dell’adenina, uno dei pezzi fondamentali del nostro DNA, si sono efficientemente formati nello spazio.

È un passo cruciale per capire come gli ingredienti base della vita potrebbero essere stati assemblati tra le polveri e gas stellari, prima di essere incorporati nella Terra primordiale.

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