Elezioni a Monza: il voto sul futuro di una città geneticamente modificata

di Luigi Losa

Tramite WhatsApp (sono in generale molto refrattario nei confronti dei social) mi arriva comunque un messaggio dell’amico Guido che recita: “Mi comunica l’amico V. che a Monza in maggio 60 nascite e 120 decessi. Prima era il contrario. Guardiamo il futuro?”.

Lì per lì resto perplesso e non rispondo poi il rovello affiora insistente nella mente: domenica a Monza si vota per eleggere sindaco e consiglio comunale, ovvero il governo della città per i prossimi cinque anni.

E la domanda di Guido da sorniona diventa imperiosa: Monza, i monzesi stanno guardando al futuro, al loro futuro? E qual è il futuro che si prefigura?

Come minimo quello di una città che comunque invecchia e molto più velocemente di quanto si pensi. Ma anche di una città che sta cambiando pelle nel senso compiuto del termine perché la multi etnicità dei suoi abitanti è un dato egualmente in crescita esponenziale. Tra i sempre più pochi neonati infatti sarebbe interessante andare a vedere quale è la nazionalità di provenienza dei loro genitori, posto che loro, i bimbi, in un Paese ‘normale’ dovrebbero diventare all’istante monzesi a tutti gli effetti, in quanto italiani senza se e senza ma.

Ammesso e non concesso che confini, frontiere, nazionalità, etnie, e persino religioni non sono più, e sempre di più lo saranno, punti o parametri certi di riferimento. Perché “è la globalizzazione, bellezza, e tu non ci puoi fare niente”, possiamo dire parafrasando il celebre Humphrey Bogart ne ‘L’ultima minaccia’ film del 1952. Perché la globalizzazione è chiaro che non poteva restare confinata solo alla finanza e agli affari con gli sfracelli che ha combinato.

Quindi la cara vecchia Monza che ancora profuma qua e là di antica nobiltà, orgogliosa borghesia, nostalgica monarchia con annessa corte, si ritrova a fare i conti suo malgrado non tanto con un conflitto, o un salto, o una frattura generazionale ma con una vera e propria mutazione genetica del suo popolo.

Non so quanto i monzesi vecchi (sia anagraficamente che per residenza) e nuovi (in senso lato) abbiamo coscienza o contezza di ciò e nemmeno se ci pensino nel momento in cui sono chiamati alle urne. Posto che sarà altrettanto interessante vedere in quanti ci andranno, prima ancora di sapere chi voteranno.

Di sicuro i monzesi tutti e chi li governeranno questa realtà la dovranno affrontare, anzi molti di loro l’hanno già dovuta affrontare visto che a candidarsi sono in parecchi che hanno governato e governano la città.

Il vero nodo gordiano da sciogliere è quello di una città con un impianto urbanistico in primis ma di conseguenza di un sistema dei servizi, della viabilità, dei commerci, del lavoro e della cultura, del verde e del tempo libero, insomma di tutto quel che costituisce la cosiddetta e famosa ‘qualità della vita’ (termine assai in disuso forse perché tanto ha illuso e disilluso) che deve forzatamente e al contempo rapidamente ricalibrarsi, riposizionarsi, ricentrarsi su una realtà socioeconomica e non soltanto del tutto cambiata e che continua a viaggiare in questa direzione.

Per cui dalla sicurezza alle aree dismesse, dai servizi sociali all’istruzione, dalla sanità al tempo libero, dai giovani alle famiglie, dagli anziani agli immigrati per chi governa e governerà è sicuramente quanto inesorabilmente più difficile e complicato. E non è solo una questione di risorse, di soldi piuttosto che di uomini e donne che pure vogliono impegnarsi al ‘servizio’ (si spera…) della città, una volta si diceva per ‘il bene comune’.

Ci vorrebbe un grande, coraggioso, audace sforzo collettivo, ci vorrebbe una autentica comunità civile, ma i tempi che corrono non paiono alimentare soverchie speranze in tal senso.

Eppure Monza è Monza, capoluogo al di là di qualsiasi riconoscimento politico-amministrativo, punto di riferimento ma anche di guida e indirizzo per un intero territorio, la Brianza, antropologicamente ‘alternativo’ alla grande metropoli che ne ha sempre tratto e ne potrebbe trarre ancor più, e reciprocamente, giovamento.

Ci si potrebbe chiedere a questo punto se gli uomini e le donne che domenica 11 (con possibile ballottaggio domenica 25 all’indomani della classica quanto blasonata festa di San Giovanni patrono della città) i monzesi si ritroveranno a scegliere come sindaco e consiglieri comunali sarebbero, potrebbero, vorrebbero essere in grado di rispondere e vincere le grandi sfide che comunque li attendono.

La risposta la daranno le urne ma ancor più il tempo che verrà. Ammoniva in ogni caso il saggio quanto sfortunato Aldo Moro: “Se fosse possibile dire saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a domani, credo che tutti accetteremmo di farlo. Ma non è possibile. Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso. Si tratta di vivere il tempo che ci è dato vivere con tutte le sue difficoltà”.

I candidati

Per restare dunque terra a terra domenica alle urne i monzesi dovranno scegliere tra sette candidati sindaco. L’uscente Roberto Scanagatti, centrosinistra, tenta il bis che non è mai riuscito ad alcuno dei suoi predecessori da quando c’è l’elezione diretta (il leghista Marco Mariani subentrò a Moltifiori dal 1995 al 1997 e poi venne eletto nel 2007 e nel 2012 non arrivò nemmeno al ballottaggio, Roberto Colombo eletto nel 1997 non venne ricandidato nel 2002, Michele Faglia eletto nel 2002 fu sconfitto da Mariani nel 2007). Se la deve vedere con Dario Allevi (vicesindaco di Mariani dal 2007 al 2009 quando diventò presidente della Provincia sino al 2014) che ha rimesso insieme quasi tutto il centrodestra, Pierfranco Maffè, consigliere comunale e assessore di lungo corso (ha fatto parte delle giunte di Mariani e Colombo), a capo di liste civiche di centro, Danilo Sindoni per il Movimento 5 Stelle la vera incognita, Paolo Piffer consigliere comunale uscente che ci riprova con una sua lista, Michele Quitadamo in lizza per Sinistra Alternativa, Manuela Ponti portabandiera della lista ‘Popolo della Famiglia’.

 

One thought on “Elezioni a Monza: il voto sul futuro di una città geneticamente modificata

  1. Politica: Lavoro e famiglia una buona novella che annuncia un futuro buono per una rinnovata convivialità delle differenze! VOTATE per i nostri CANDIDATI, laddove si andrà al voto amministrativo, GARANTIAMO che per i prossimi 5 anni gli staremo sul collo affinchè si meritino la fiducia accordatagli e denunceremo ogni loro incoerenza.
    Mi permetto una riflessione molto personale:
    “Oramai chi vive in mezzo alla gente e come dice Papa Francesco ‘puzza di pecora’ conosce bene l’affanno quotidiano per mantenere la propria famiglia di molti genitori. La prima e assoluta urgenza resta ancora il lavoro: sono ormai lunghi anni che il problema taglia la carne viva di persone – adulti e giovani – e di famiglie. La vita della gente urla questa sofferenza insopportabile.
    Sicuramente le scorciatoie, a cui sempre più italiani ricorrono, alimentando diversi populismi non servono.
    E’ aberrante rispetto a questa realtà, la complicità dei governi con chi lucra sul gioco d’azzardo, si pensi ai 260 milioni di euro che ogni giorno in Italia si buttano nel gioco d’azzardo, distruggendo capitali e, più ancora, persone e relazioni.
    Le famiglie devono essere aiutate a non rinunciare, rassegnate, a riconoscere nella politica una forma alta di carità, cioè di servizio al popolo, attenta ad affrontare questioni quali il lavoro, la famiglia, i giovani, l’inverno demografico. C’è bisogno di politica autenticamente amica della famiglia che si adoperi per sviluppare politiche familiari distinte dalle politiche sociali: cioè la richiesta di un passaggio dalle politiche sociali riparative a favore delle famiglie alla co-progettazione e applicazione di “buone prassi” di politiche familiari attive che rispondano ai sogni, bisogni e diritti delle famiglie prese in considerazione nel ciclo ordinario di vita. Pertanto è fondamentale il riconoscimento dell’Associazionismo familiare come risorsa.
    Le famiglie all’interno di un territorio e di un’impresa creano una serie di relazioni e di legami che perdurano nel tempo e che rendono una comunità più sana e coesa. È proprio all’interno di una comunità che nasce il rispetto per l’altro, per la diversità di ognuno e che facilita un atteggiamento di confronto basato sulla condivisione, sul dialogo e sulla collaborazione. In questo contesto, le famiglie sono una risorsa importante per creare relazioni sociali attive, reti di solidarietà e di scambio di informazione e per coinvolgere i cittadini nel dialogo con le istituzioni e gli enti presenti. Per tale ragione il Forum delle Associazioni Familiari, le Acli Lombardia, Afi – famiglie italiane, Scuola di Economia Civile ed alcuni Comuni hanno costituito la Rete dei Comuni amici della Famiglia:
    https://www.avvenire.it/…/pagine/famiglie-e-comuni-il-bene-…
    La ricaduta sui nostri giovani e il futuro della nostra società è drammatica. Il 92% dei giovani dichiara il desiderio di farsi una propria famiglia e di avere due o più figli: è uno straordinario dato di fiducia, reso purtroppo vano dalla mancanza di lavoro stabile. Senza lavoro non c’è dignità personale, non c’è sicurezza sociale, non c’è possibilità di fare famiglia, non c’è futuro. Quindi la decrescita demografica: nel 2015 le nascite erano 486.000, nel 2016 c’è stato il nuovo record negativo di 474.000 (- 2,4%), tenendo conto anche dei bambini nati da famiglie di immigrati, mentre l’età media risulta crescere in maniera sensibile.
    Purtroppo non esiste una incisiva politica che incoraggi e sostenga la natalità? In questo deserto sterile a seguito di un lungo percorso di semina e lotta in Lombardia finalmente si apre uno spiraglio per incidere su una fiscalità che riconosca la famiglia e i figli una risorsa da tutelare e sostenere.
    Finalmente il cosiddetto “Fattore Famiglia” che si propone da anni è una Legge della Regione Lombardia, perfettibile, certo, ma è un coraggioso inizio che offre speranza. Ai Comuni ora alimentare questa speranza perché:
    “La Politica che vuol bene alla famiglia non è di destra o di sinistra, è semplicemente un atto di amore che ogni politico e ogni cittadino sono chiamati a svolgere per ringraziare di quanto si ha ricevuto in dono: ciò che oggi si è, la vita, dalla propria famiglia”.
    Cesare Palombi

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