Il berretto a sonagli: Luigi De Filippo recita Pirandello al Teatro Manzoni di Monza

luigi de filippo Era il 1936 quando Eduardo De Filippo scrisse la versione in lingua napoletana de Il berretto a sonagli, la commedia in due atti che Luigi Pirandello aveva in un primo tempo composto in siciliano, per poi rappresentarla nella versione italiana nel 1923. E fu proprio il drammaturgo di Agrigento in persona a spingere Eduardo a realizzare per la sua compagnia del Teatro Umoristico questo adattamento del dramma, che ora è ritornato sulle scene grazie a Luigi De Filippo.

Lo spettacolo, diretto e interpretato dal nipote di Eduardo, con gli attori Francesca Ciardiello, Claudia Balsamo, Stefania Aluzzi, Giorgio Pinto, Vincenzo De Luca, Marisa Carluccio e Stefania Ventura,  è approdato nei giorni scorsi sul palcoscenico del teatro Manzoni di Monza, dove è stato in cartellone da giovedì 12 a domenica 15 febbraio.

berretto a sonagli

La trama è quella di un classico dramma borghese della gelosia. Beatrice è convinta che il marito la tradisca con la sposa di Ciampa, suo segretario. Accecata dalla gelosia e punta nell’orgoglio, sporge denuncia alla polizia e architetta un piano per cogliere in flagrante i due amanti. I due vengono effettivamente sorpresi insieme e arrestati, ma le prove dell’adulterio non ci sono e, come dice il commissario, la situazione può tornare alla normalità. Se non per Ciampa che verrà additato da tutto il paese come un ‘cornuto’. Ma proprio il saggio e mite scrivano sarà capace di trovare una soluzione…

Luigi De’ Filippo dà forma a un Ciampa riflessivo e intenso, dalle cui parole traspare tutta la dolorosa e ‘pirandelliana’ consapevolezza  che le nostre azioni, come quelle dei ‘pupi’, non possono che essere guidate e predeterminate dalle convenzioni sociali, in un ‘gioco delle parti’ a cui non ci si può sottrarre. E proprio a un teatrino di marionette fa pensare la scenografia, di impianto classicissimo con le tre porte da cui entrare in scena e uscirne: un interno aristocratico nel quale si muovono, con risvolti talvolta comici, i ‘burattini’ ben vestiti protagonisti del dramma, che sembrano davvero guidati da corde invisibili nel loro parlare e nel loro agire.

E se, come spiega Ciampa a Beatrice, nei dialoghi tra persone civili si può scegliere quale tirare delle tre corde che tutti abbiamo in fronte, quella della serietà (e sincerità), della civiltà o della pazzia, quando la situazione precipita resta una sola cosa da fare per conservare la propria dignità di pupazzi: indossare un berretto a sonagli e diventare pazzi agli occhi della gente. O meglio ancora, andare in giro a dire la verità. Perché allora si sarà certi di essere considerati pazzi da tutti.

Francesca Radaelli

“ ’I TENGO ‘A CAPA TUOSTA! ”: LUIGI DE FILIPPO SI DESCRIVE COSI’ AL PUBBLICO DEL TEATRO MANZONI

berretto a sonagli 1“Un cieco, seduto lungo il ciglio di una strada, chiede l’elemosina ai passanti. Accanto a lui un cartello recita queste parole: sono cieco, vi prego aiutatemi. Purtroppo il cestello che raccoglie le offerte rimane semi vuoto, appesantito soltanto da miseri centesimi. Finchè, ad un certo punto, un passante, accorgendosi del povero bottino raccolto dal mendicante, prende il cartello, lo gira e scrive parole diverse, parole che in poco tempo fanno guadagnare al cieco parecchie monete. Cosa avrà mai scritto quest’uomo per impietosire la folla? Il cartello ora recita: oggi è arrivata la primavera ma io non la posso vedere.”

Questa piccola storia ci viene raccontata da Luigi De Filippo alla fine dello spettacolo quando, spogliatosi dei panni di Ciampa, si presenta al suo pubblico come uomo di Teatro o meglio come uomo ottantacinquenne ancora pieno di energia, di voglia di fare, di lottare, di aggirare l’ostacolo per riuscire a portare in scena un Teatro di qualità, legato sicuramente alla grande tradizione italiana, ma capace sempre di portare qualcosa di nuovo allo spettatore. Una piccola storia ricca di significato, che inserisce un ulteriore tassello nel grande puzzle di come affrontare la vita: bisogna aggirare l’ostacolo per ottenere ciò che si vuole. E questo Luigi lo sa bene: “’I tengo ‘a capa tuosta!” dice a un certo punto raccontandoci di come sia stato difficile riuscire a mettere in scena questa versione del Berretto a sonagli. Il teatro, come la vita, non sempre è facile; dobbiamo imparare a essere tenaci, a porci un obiettivo e a cercare di raggiungerlo con ogni mezzo, dobbiamo imparare a vedere le cose da un altro punto di vista per arrivare dritti alla meta. Sentendo queste parole, appare abbastanza chiaro perché l’attore/regista abbia a cuore il testo pirandelliano, una piecè che, portando in scena la differenza tra l’essere e l’apparire e la pazzia come unico modo per gridare la verità, purtroppo rispecchia la macchia più grande del nostro Bel Paese: la falsità. Maschera che Luigi e, prima di lui Eduardo e Pirandello, denunciano; maschera che va eliminata, perché troppo spesso occorre indossarla per raggiungere uno scopo. Purtroppo c’è spesso bisogno di camuffare, di raggirare perché la verità, ciò che noi siamo, i nostri sogni e le nostre ambizioni, non sono sufficienti.

Ancora una volta, il Teatro è Vita.

Isabella Procaccini 

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