Luigi Sturzo: riflessioni attuali

Marco Riboldi

Nel panorama culturale e politico attuale non pare inutile riflettere su alcuni personaggi e su alcune idee e tematiche che, pur provenienti dal secolo scorso, possono aiutare a costruire una visione dell’oggi.

Nell’intento di presentare ai lettori una serie di tali appuntamenti, vorrei partire da Luigi Sturzo: come noto, sacerdote e scrittore, studioso della società italiana e attivo in molte realtà associative, fondatore e segretario del Partito Popolare, antifascista esiliato e senatore a vita nel dopoguerra.

Chiarisco subito che, in questo come in altri casi, non è mio intendimento presentare l’autore nel suo complesso, cosa che andrebbe ben oltre i limiti di un breve scritto (e tra l’altro richiederebbe una ricognizione delle condizioni storiche piuttosto ampia), ma solo enucleare alcuni spunti che  pare possano essere ancora di utilità per chi voglia pensare alle questioni di fondo dell’agire politico e culturale, misurandosi con alcuni maestri: alla buona volontà dei lettori gli eventuali più ampi approfondimenti.

Cattolici in politica

In un celebre discorso del 1905, tenuto nella nativa Caltagirone, Sturzo chiama all’impegno politico i cattolici (cosa all’epoca  tema di ampio dibattito), chiarendo alcuni elementi essenziali.

Chiedere ai cattolici di fornire il proprio contributo alla vita nazionale non significa chiamare i cattolici a farsi parte a sé all’interno della società. Non si tratta cioè di fare un “partito cattolico” (in altro scritto, Sturzo rifiuterà esplicitamente tale denominazione: cattolico vuol dire “universale”, un partito è, per definizione, “di parte”)  teso a difendere i diritti storici della chiesa. Significa costituirsi come “una  ragione di vita civile informata ai principi cristiani nella morale pubblica, nella ragione sociologica, nello sviluppo del pensiero fecondatore, nel concreto della vita politica”.  Con questo, Sturzo superava in modo definitivo la tentazione clericale di costituire i cattolici come i difensori di un sistema centrato su una serie di costituzioni sociali storicamente determinate assunte come criterio di giudizio. La lezione mi pare interessante.

Allora si trattava di superare le incrostazioni di una storia ancora legata ai risentimenti anti-risorgimentali e alla narrazione del sopruso subito dalla Chiesa. Senza dimenticare gli eventi e le situazioni, occorreva però evitare di farne  il fondamento dell’agire dei cattolici nella società, ma andare oltre, in una visione di costruzione di una diversa e più feconda presenza.

Potremmo ben riflettere anche oggi su questa necessità di superare ogni clericalismo: essere presenti da cattolici nella politica significa operare non in nome di un presunto interesse della chiesa o della cattolicità, ma costruire un bene comune.

La ispirazione ai valori cristiani diviene così un elemento non di chiusura ad altri, ma un appello a rendere più profondi e più concreti quei valori che tutti gli uomini possono e devono avere in comune.  Certo, i cristiani devono difendere la importanza di ciò che contraddistingue il messaggio evangelico, perché esso ci aiuta a comprendere meglio e più compiutamente cosa è l’uomo e quali sono i suoi connotati essenziali, fornendo alla vita civile quel “supplemento d’anima” di cui dirà Lazzati.

Don Sturzo poi si trovò in situazioni storiche e concrete molto differenti dalle nostre: vorrei però sottolineare la forza che le visioni sturziane avevano all’epoca, quando, solo per fare un esempio, la stessa necessità che la democrazia fosse un elemento indispensabile del programma del partito dei cattolici non era scontata, tanto che l’autore si premurava di sottolineare esplicitamente tale necessaria caratteristica.

“A tutti gli uomini liberi e forti”

Il programma del Partito Popolare (che debutterà alle elezioni del 1919  conquistando 100 deputati su 508) è scandito dal celebre “Appello a tutti gli uomini forti e liberi” e dal discorso al congresso di Bologna. Da questi interventi riprendo un solo tema, quello dello stato accentratore, che Sturzo affronta sempre in modo molto deciso, anche più tardi, nei discorsi degli anni ’50.

Le esperienze storiche del fascismo e del comunismo disegnavano uno stato soffocante. Ma anche uno stato democratico può essere troppo invadente.

Nonostante la sua auto-definizione di “liberista”, direi che l’elemento ispiratore di Sturzo é piuttosto una attenzione accurata alla società civile che deve trovare spazio libero davanti a sé, senza  invadenze dello stato e senza la illusione di potersi affidare acriticamente all’interventismo statale.

Mi pare che oggi queste preoccupazioni possano facilmente essere riprese, considerando forse altre invadenze, che si sviluppano a livello anche sovranazionale e che rischiano di mettere in crisi la stessa concezione democratica.

Da un lato, credo si sia ben compresa la importanza della società civile e dei cosiddetti corpi intermedi, la necessità di lasciare a questi protagonisti della vita sociale uno spazio non invaso dalla burocrazia e dalla enigmatica e soffocante legislazione, sovente ulteriormente complicata dalla giurisprudenza. In molti settori, la necessità di fare spazio alla società civile, in una logica di sussidiarietà (vera, non funzionale ad interessi a malapena mascherati), appare oggi inevitabile.

D’altro canto, la difesa della democrazia oggi comporta anche la necessità di opporsi a poteri fortissimi, in campo economico e non solo, che, senza alcuna legittimazione popolare, condizionano in modo prepotente la vita dei popoli e delle nazioni. Le attualissime vicende  riguardanti i canali di comunicazione ( e di manipolazione) di massa rendono evidente quanto sia necessaria una azione del genere.

La lezione sturziana serve molto oggi, soprattutto a chi ritiene di riproporre un impegno politico e civile ispirato ai valori del cristianesimo. Spero di poter indicare in seguito altri esempi di riflessione, con altri autori, anche di tipo diverso, quali Maritain, Mounier, Guardini ecc…

Direi che siamo in un momento un po’ confuso: con qualche di sforzo di storicizzazione,  le parole di questi maestri potranno utilmente superare  il rumore un po’ futile, un po’ ignorante, che caratterizza troppa parte del dibattito politico di oggi.

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