MAC: la sfida di fare cultura in provincia


La Redazione

Il Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, alias il MAC, è un vero e proprio simbolo di coraggio e di speranza.

Costruito per fare spazio alle collezioni derivanti dal Premio Lissone, un prestigioso riconoscimento internazionale nato nel 1946, il MAC è un bellissimo edificio in stile moderno che ospita 4 piani espositivi caratterizzati da spazi ariosi e ricchi di luce.

Un piccolo edificio adiacente alla stazione e ricco di opere di grande valore, un gioiello che potrebbe portare turismo e cultura alla città, ma che soffre di alcuni grandi problemi: la scarsità di risorse di cui dispongono le Amministrazioni Comunali oggi, l’interesse per l’arte contemporanea che non decolla mai del tutto e il suo essere in provincia.

Il suo curatore, il dott. Zanchetta, inaugurando le nuove mostre ha spiegato bene i rapporti fra il museo e altre gallerie come Tirana e New York, oppure la sinergia con i pittori della “casa rossa” di Moritzburg: Lissone fa rete con il mondo, ma soffre il fatto di non essere Milano, ma una città, seppur importante, dell’hinterland.

A Milano o all’estero un museo così avrebbe costantemente visitatori paganti, a Lissone la sfida è di catturare visitatori che godano dell’ingresso libero. Promozione, marketing, collaborazioni con le università funzionano a corrente alternata, ma la sfida continua e l’assessore Tremolada è visibilmente emozionata e giustamente orgogliosa di crederci ancora.

Noi come redazione siamo stati alla presentazione e abbiamo fatto un giro per le belle sale della galleria, rendendoci effettivamente conto di come l’arte contemporanea sia meno immediata ed emotiva di un Caravaggio, per intenderci, ma di come certi dipinti astratti pian piano inizino quasi a pulsare.

Il MAC di Lissone

Bellissimo anche l’angolo quasi nascosto che propone un video in cui il trio tedesco dei “Blank” armeggia su dei giradischi creando note, rumori e suoni in loop sul solco della musica ipnotica di Philipp Glass o Steve Reich.

Le mostre inaugurate sono “La casa Incis”, che ospita le tavole di architettura e design con i progetti di Piero Bottoni e Leonardo Fiori per la progettazione nel 1945 del quartiere QT8 a Milano; “Genius loci” di Silvia Camporesi, nota fotografa che immortala con scatti incredibili luoghi abbandonati, ma paradossalmente ancora pieni di vita; “Living MC” di Michele Chiossi propone oggettistica in marmo e spazia da vasellame con suggestioni orientali a uno specchio che omaggia lo stemma della Repubblica Italiana; “Minima silloge” è una raccolta di opere su carta di autori vari, mentre “Nella casa rossa” raccoglie opere realizzate su cartoline spedite dai molti pittori che in estate hanno soggiornato nella già citata dimora tedesca.

Molto materiale che si aggiunge alla collezione fissa del Premio Lissone (in foto “Frammenti 1960” di Emilio Scanavino, vincitore di quell’annata) e che facilmente ci fa comprendere come questo museo abbracci almeno tutta l’Europa.

Fra lo stupore dei presenti, artisti, pubblico, assessori e consiglieri comunali, il MAC continua a vivere e ad essere simbolo di una politica che non si arrende e che guarda al futuro.

Questo museo è un gioiello che prima o poi troverà la sua giusta posizione nel panorama italiano e non solo. Ci vogliono forza, coraggio, lungimiranza e determinazione, ma l’Assessore Tremolada e il possibile nuovo curatore che si insedierà nel 2018 avranno sicuramente tutte queste caratteristiche

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