Maramaldo

maramaldo s.m. uomo che si comporta con malvagità e prepotenza, soprattutto con i deboli, gli indifesi, gli sconfitti: comportarsi da maramaldo. Colui che infierisce sull’avversario sconfitto. Canaglia, delinquente, farabutto, furfante, gaglioffo, malfattore, manigoldo, mascalzone, ribaldo, scellerato.

Per antonomasia, dal nome di Fabrizio Maramaldo, capitano di ventura calabrese, che nella battaglia di Gavinana (nei pressi di Pistoia) del 1530 uccise crudelmente il condottiero avversario Francesco Ferrucci, già gravemente ferito. Maramaldo combatteva al servizio dell’esercito imperiale del principe di Orange che si scontrò con i Fiorentini guidati dal Ferrucci. I Fiorentini ebbero la peggio e la loro sconfitta pose fine alla repubblica, permettendo ai Medici di tornare in città. Secondo una tradizione, accolta tra gli altri anche da Benedetto Varchi (1503-1565) nella sua Storia fiorentina, il Ferrucci, prima di spirare, avrebbe rivolto al Maramaldo le famose parole, divenute poi proverbiali: “Vile!, tu ammazzi un uomo morto”.

Da maramaldo, oltre all’aggettivo maramaldesco derivano anche maramalduccio e maramaldoso: Seminato il vento machiavello d’una sua brancolante alleanza, ricolse tempesta issofatto dalla maramaldosa pugnalata inferta a un morente popolo (Carlo Emilio Gadda, Eros e Priapo). Vi deriva anche il verbo maramaldeggiare.

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