Marc Chagall vola a Mantova al rinnovato Palazzo della Ragione

M. Chagall – Sopra la città

di Francesca Milazzo

Sono  rare le mostre in Italia dedicate a un pittore straordinario come Marc Chagall (Vitesbk 1887-Saint-Paul-de-Vence1985). Artista russo molto particolare: la sua pittura riesce a dar spazio  sia alla libertà formale delle Avanguardie dei primi del Novecento sia  alla ricca tradizione ebraica. Una sintesi che esprimeva pensieri complessi legati al contesto nel quale si trovò ad operare. Per questo merita attenzione ( e un viaggio) la mostra della città lombarda. 

“Marc Chagall come nella pittura, così nella poesia ” è il titolo della rassegna  allestita a Palazzo della Ragione, monumento medievale che sorge nel cuore di Mantova.  Espone oltre centotrenta lavori  tra cui il ciclo completo dei sette teleri dipinti da Chagall nel 1920 per il Teatro ebraico da camera di Mosca: opere  che rappresentano il momento più rivoluzionario e meno nostalgico del suo percorso artistico. I sette pannelli, tempere e gouaches su tela di grandi dimensioni (tra cui Introduzione al Teatro ebraico, 284 x787 cm), costituiscono un prestito eccezionale della Galleria Statale Tret’jakov di Mosca, di assai rara presenza in Italia. Furono presentati a Milano nel 1994 e a Roma nel 1999, dopo le esposizioni del 1992 al Guggenheim di New York e del 1993 al The Art Institute di Chicago. 

M. Chagall – I musicanti

Nella struttura espositiva infatti il Teatro è stato ricreato come un ulteriore “spazio nello spazio”, e considerato come un’unica opera d’arte da esporre nella sua configurazione originale. Una selezione di opere emblematiche (dipinti e acquerelli) di Marc Chagall degli anni 1911 – 1918 accompagna l’allestimento immersivo del Teatro ebraico da camera, insieme a una serie di acqueforti, eseguite tra il 1923 e il 1939, tra cui le illustrazioni per le Anime morte di Gogol’, per le Favole di La Fontaine e per la Bibbia. Le incisioni si inseriscono nel percorso espositivo a testimoniare lo stretto rapporto tra arte e letteratura nel periodo delle avanguardie.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Electa che, oltre a restituire le influenze e contaminazioni artistiche e culturali che Chagall assorbì vivendo a Vitebsk, San Pietroburgo, Parigi e Mosca, racconta la fascinazione che il pittore russo esercitò su poeti, artisti, letterati dell’inizio del secolo scorso, attraverso un’antologia di scritti molti dei quali mai tradotti in Italia.

M.Chagall – Introduzione al Teatro Ebraico

Marc Chagall è fra i pittori che ha ispirato il maggior numero di poeti, scrittori e critici militanti del Novecento. Per questo la mostra a Mantova  (fino al 3 febbraio 2019) è accompagnata da un catalogo edito da Electa che, oltre a restituire le influenze e contaminazioni artistiche e culturali che Chagall assorbì vivendo in Russia, in Germania e in Francia, racconta la fascinazione che il pittore  esercitò su poeti, artisti, letterati dell’inizio del secolo scorso, attraverso una ricca raccolta di scritti, molti finora mai tradotti in italiano, di figure quali Guillaume Apollinaire, Blaise Cendrars, Paul Eluard, André Breton, Ricciotto Canudo, André Salmon, Louis Aragon, Paul Fierens, Jean Wahl, Kurt Schwitters, Lionello Venturi, Gaston Bachelard, James Johnson Sweeney, Meyer Shapiro, Vladimir Nabokov, solo per citare i più noti. Ecco cosa scriveva  il poeta comunista Louis Aragon:

Dimmi Chagall quale strano linguaggio

Il quadro parla al contempo senza parlare

E di cosa mai l’immagine è immagine

Come il fiore nascosto nel cuore del grano

Dimmi Chagall 

La pittrice Marevna descrive Chagall a Parigi dove si trasferì nel 1910 come un personaggio del tutto a sé: “Estremamente seducente, sicuro di sé e pieno d’ambizione, abbandona molto presto il gruppo degli emigrati per avvicinarsi all’ambiente dell’avanguardia internazionale. I suoi amici sono scrittori progressisti come Apollinaire e Ricciotto Canudo e i cubisti di Montparnasse, vicini a Robert Delaunay”.

Sono gli anni in cui si iniziano ad individuare e a propagandare legami comuni tra le arti quasi potesse esistere un’ispirazione comune da esprimere con i mezzi diversi della pittura, della letteratura, della musica. In questo clima nascono le poesie di Apollinaire ispirate alle immagini della pittura di Robert Delaunay e Chagall. André Breton, riconoscendo che Chagall aveva introdotto per primo la metafora nella pittura, incluse la sua opera nella genesi del Surrealismo, affermando che egli aveva ispirato ad Apollinaire forse la poesia più libera di questo secolo.

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