Marcel Proust e il tempo da ritrovare

di Francesca Radaelli

marcel_proustIl 18 novembre 1922 muore a Parigi Marcel Proust. Il suo capolavoro, À la recherce du temps perdu, non è ancora stato pubblicato integralmente. Al momento della morte del suo autore, nato a Parigi 51 anni prima, sono uscite solo quattro delle sette parti in cui per ragioni editoriali è stato diviso quello che, per le sue complessive 3724 pagine, è entrato nel Guinness dei primati come ‘il romanzo più lungo del mondo’, ossia Dalla parte di Swann (pubblicato nel 1913), All’ombra delle fanciulle in fiore, I Guermantes, Sodoma e Gomorra. Le restanti tre – ossia La prigioniera, La fuggitiva (o Albertine scomparsa) e Il tempo ritrovato – usciranno negli anni successivi, a cura del fratello Robert.

Definita ‘l’oeuvre cathédrale’, la Recherche è un viaggio della memoria dell’io narrante in cui è trasfigurata gran parte del mondo alto-borghese frequentato da Marcel Proust nel corso della sua infanzia e giovinezza. Un viaggio che inizia nel 1909, in una camera foderata di sughero all’interno della casa dello scrittore nel Boulevard Haussmann, oggi ricostruita all’interno del museo Carnavalet di Parigi. Proust si trova costretto a letto a causa della sua pessima salute – soffre infatti sin dall’infanzia di pesanti disturbi di asma – e scrive nelle ore notturne.

“Non riesco a capire come questo signore possa impiegare trenta pagine a descrivere come si gira e si rigira nel letto prima di prendere sonno”, sentenzia uno dei primi lettori chiamati a valutare Dalla parte di Swann per la pubblicazione. Il primo volume della Recherche viene bocciato, tra gli altri, dal celebre editore Gallimard a causa del parere sfavorevole espresso dallo scrittore Andrè Gide, e può essere pubblicato solo a spese dello stesso Proust. Dopo l’uscita del romanzo, però, Gide si rende conto di aver commesso un errore e convince Gallimard a pubblicare tutte le parti successive della Recherche. Editare il romanzo non è affatto facile, perché, ogni qualvolta allo scrittore viene inviata una bozza di stampa, Proust aggiunge nuove parti scrivendo sui margini delle pagine o incollandovi foglietti (divenuti celebri come paperoles): per questo motivo quello che doveva essere l’ultimo volume dell’opera si amplia fino a dividersi nei tre differenti volumi pubblicati dopo la morte dell’autore.

Il tentativo di far riaffiorare un tempo passato nel presente è il filo conduttore dell’intera opera: ormai proverbiali sono diventate le madaleine il cui sapore spalanca nella memoria del narratore le giornate passate da bambino a Combray presso la zia. Famosissimo è poi diventato il personaggio di Albertine Simonet, nel cui amore da parte dell’io narrante è probabilmente adombrato  il sentimento che legava Proust al proprio autista Alfred Agostinelli.

Per tutta la Recherche il narratore combatte contro la velocità inarrestabile dello scorrere del tempo, per arrivare finalmente a prendere la decisione con cui il romanzo si conclude: scrivere un romanzo sugli uomini e sul tempo. Quel romanzo è appena stato scritto: è esattamente la Recherche.

“A questo libro”, scrive all’amico Renè Blums, “in cui ho messo il meglio della mia mente, la mia vita stessa, annetto più importanza che a qualsiasi altra cosa – poco davvero – che abbia fatto sinora”.

 

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