Il mare è in trappola

di Daniela Zanuso

L’8 giugno si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 in occasione del vertice sull’ambiente di Rio de Janeiro. Gli oceani sono oltre  il 70% della superficie terrestre e sono fonte di vita, di cibo, di benessere e di prosperità economica. Inoltre gli oceani influenzano il clima e assicurano la sopravvivenza di tre miliardi di persone.

Per alcuni l’oceano è tutto, come per gli abitanti di Kiribati, un paradiso che tra 50 anni (o forse meno) non ci sarà più o quelli dell’isola di Cangrejo, una perla al largo di Panama,  che sono già costretti a migrare perchè l’isola sta sprofondando per il surriscaldamento.

Isola di Tarawa – Kiribati

Oggi è inutile negare che per i nostri mari ed oceani è emergenza. Gli scienziati ce lo dicono da decenni e sono solo le decisioni umane che ci hanno portato alla situazione in cui ci troviamo. Ora è necessario prendere immediatamente delle decisioni umane per fermare il degrado. 

Avete sicuramente sentito parlare del North Atlantic Garbage Patch, un enorme agglomerato di rifiuti, principalmente di plastica, che galleggiano sulla superficie dell’Atlantico. Questa “isola” galleggiante di spazzatura è composta da circa 20.000 pezzi per chilometro quadrato. Il danno ecologico è immenso: ipossia, distruzione dell’ecosistema, riduzione dello spazio vitale delle specie animali. 

L’80% dell’inquinamento marino è dovuto alla plastica. L’Italia ha il triste record europeo  per consumo di bottiglie di plastica, 32 milioni di bottiglie al giorno di acqua minerale. Poi c’è tutto il resto: gli scarichi industriali, i pesticidi  e le sostanze chimiche, le microplastiche, le piattaforme petrolifere, i rifiuti radioattivi. Tutte cose che poi ritornano all’uomo tramite la catena alimentare.

North Atlantic Garbage Patch

Ognuno di noi deve fare la propria parte attraverso azioni semplici come usare bottiglie d’acqua, bicchieri e borse della spesa riutilizzabili, riciclare la plastica, evitare prodotti che contengano microplastiche e fare volontariato per pulire le aree locali dai rifiuti”, ha esortato il segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

Ridurre il consumo di plastica monouso è diventato indispensabile e per questo motivo è nato il progetto Life beyond plastic dell’ Istituto Oikos. Il progetto mette in rete associazioni, aziende, enti pubblici e privati di 6 regioni italiane con lo scopo di fronteggiare insieme questa emergenza globale. L’iniziativa, che coinvolge Trentino, Lombardia, Liguria, Marche, Campania, Calabria e Sicilia, prevede laboratori interattivi per 2000 studenti, corsi di formazione per 120 insegnanti, la creazione di una rete di 70 scuole “plastic free” e altro ancora.

Sono molte anche le iniziative per la giornata mondiale degli oceani organizzate da comuni e associazioni: progetti di sensibilizzazione per giovani e studenti, raccolta della plastica lungo le spiagge, dibattiti, passeggiate a tema.  Se ognuno di noi si impegnasse a sensibilizzare gli altri su questo tema, a riciclare correttamente,  a ridurre e cercare alternative all’uso della plastica,  il risultato complessivo sarebbe già un successo.

 

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