Marlon Brando e James Stewart: due mostri sacri

di Mattia Gelosa

Marlon Brando, attore tra i migliori della storia del cinema e a suo agio in qualunque parte, noto anche, aldilà degli straordinari meriti professionali, per la prestanza fisica e per il suo impegno in diverse cause civili, come quella in favore dell’uguaglianza tra i bianchi e i neri.

James Stewart, attore altrettanto versatile e volto che chiunque associa ai grandi classici hitchcockiani.

Tra le più importanti interpretazioni di Brando menzioniamo quella del rude Kowalsky nel capolavoro Un tram chiamato desiderio, 1952, di Elia Kazan, e per lo stesso regista quella per Fronte del porto, che gli valse nel 1955  l’Oscar come miglior attore. Per la seconda statuetta il grande divo dovrà aspettare ben 18 anni, quando, ormai quasi cinquantenne, viene premiata la sua indimenticabile presenza nei panni di don Vito Corleone ne Il Padrino di Coppola. Va ricordato, però, che per protestare in favore dei diritti degli amerindi mandò una Squaw al suo posto, incaricandola di fare un discorso di denuncia delle loro condizioni di vita.

Marlon Brando ha dato molto al cinema americano, ma ha lasciato anche un forte segno anche da noi: come dimenticare la parte di Paul nello scandaloso Ultimo tango a Parigi di Bertolucci?

Divenuto ormai uno dei più famosi attori di sempre e una delle personalità più influenti degli Stati Uniti, Brando continuò a recitare ancora per diversi anni sia per il cinema (The Score di Oz nel 2001 l’ultimo) che come comparsa per la tv. Nel 2001 l’amico Michael Jackson lo volle nella parte di un boss di locali della malavita per il video del suo singoli You rock my world, ultima apparizione di una stella che ottenne due Oscar e ben otto candidature solo per citare il premio maggiore.

Il 1 luglio 2004, dopo tre anni di sofferenza per un grave enfisema polmonare, si spegne a causa di una definitiva crisi respiratoria all’età di 80 anni.

james_stewartLa vita di James Stewart fu segnata in campo militare dalla conquista del grado di Generale di Brigata per le armate aeree statunitensi e agli inizi come attore teatrale di successo. Proprio perché divenne presto conosciuto, fu dispensato dalla chiamata alle armi nel secondo conflitto mondiale ed è proprio nell’immediato dopoguerra che inizia la sua grande ascesa con La vita è meravigliosa di Frank Capra, che gli valse la candidatura all’Oscar nel 1947.

L’incontro che rende Stewart un viso noto anche ai non cinefili, però, è senz’altro quello col grande maestro Alfred Hitchcock. Nel ’48 partecipa all’innovativo Nodo alla gola e nel ’54 è il fotoreporter bloccato a casa per una gamba rotta ne La finestra sul cortile (1954), capolavoro della suspense con l’altrettanto bravissima Grace Kelly. Due anni dopo si trova nei panni di un turista invischiato in un complotto internazionale, ancora diretto dal maestro inglese, ne L’uomo che sapeva troppo, altro clamoroso successo di pubblico e critica e nel 1958 in La donna che visse due volte,  accanto a Kim Novak. Questo film è stato definito nel 2012 dal British Film Institute il miglior film della storia del cinema ed è andato a scalzare Quarto Potere di Orson Welles, al comando dal 1962. Nonostante ciò, il film fu uno scarso successo commerciale e parte della colpa fu attribuita proprio all’attore, che  ruppe il sodalizio con Hitchcock.

Da quel momento Stewart, ormai divo internazionale, si dedica a generi diversissimi, lavorando per western, commedie, film drammatici e dimostrandosi sempre all’altezza della sua fama.

Nel 1959  il giallo di Preminger Anatomia di un omicidio gli valse la quinta  e ultima nomination all’Oscar, ma non il premio finale.

La sua carriera subì uno stop durante il periodo del conflitto del Vietnam, a cui decise di partecipare anche se non in prima linea. Poi interpretazioni sempre più sporadiche e   film più commerciali, anche se nell’85 ricevette l’Oscar alla carriera.

La più bella avventura di Lassie (1978) e alcune comparsate in serie tv degli anni ’80 sono i suoi ultimi lavori, poi prestò solo la sua voce al topino Fievel nell’omonimo film di animazione del ’91. Nel ’94 perse la moglie Gloria  e poco dopo iniziò ad accusare anche lui problemi respiratori proprio come Brando. Si è spento il 2 luglio 1997 a 89 anni.

 

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