Marta sui tubi: tra Muscoli e Dei

11037327_10153133714063270_3952788124521738916_nI Marta sui tubi non si fermano mai e dopo il recente successo riscosso alla trasmissione di Fabio Fazio, “Che tempo che fa”, sono pronti per riconquistare il pubblico italiano, ripartendo con il loro disco d’esordio: “Muscoli e Dei”. Edito nel 2003 è composto da undici brani, dai toni accesi e provocatori, con un sound rock e pungente, caratteristico della band. Nel corso degli anni, sono stati protagonisti di una vera e propria scalata verso il successo dalla partecipazione al festival di Sanremo, alla collaborazione con i grandi della musica italiana, tra cui Franco Battiato, Lucio Dalla e Malika Ayane. In occasione dell’uscita di “Muscoli e Dei“, avvenuta lo scorso 3 marzo, i Marta sui Tubi, eccezionalmente in formazione trio, Giovanni alla voce, Carmelo alla chitarra e Ivan Paolini alla batteria, venerdì 20 marzo faranno tappa all’ARCI Tambourine di Seregno, con uno show accattivante e ricco di sorprese, insomma da non perdere.

Abbiamo rivissuto i momenti più eclatanti della loro storia con Carmelo Pipitone, lo straordinario chitarrista dei Marta sui tubi.

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Il tour che inizia questo giovedì, vede come protagonista “Muscoli e Dei” vostro album di esordio: da dove nasce l’esigenza di riproporlo?

Nasce dall’esigenza di vedere se sei ancora capace di cimentarti ancora in quelle cose che facevi dodici, tredici anni fa. Adesso, come saprai, la band è costituita da cinque componenti attivi: Ivan Paolini, Batteria- Mattia Boschi, Violoncello, Basso – Paolo Pischedda, Piano, Tastiere, oltre a Giovanni e me. Con questo tour ritorniamo a un duo-barra-trio, ed è un’esperienza che ci mette alla prova: essere di nuovo quel gruppo rock pungente e abbastanza dissacrante, anche dal punto di vista sonoro.

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Proponete qualcosa di diverso?

Siccome desideriamo rimisurarci con questo album, manterremo una scaletta didascalica e attendibile, nel senso che suoneremo tutti gli undici pezzi di “Muscoli e Dei”. Inoltre, come facevamo all’epoca, ne proporremo degli altri, che ai tempi non erano inclusi nel album, ma che in seguito sono stai inseriti nel secondo disco “C’è gente che deve dormire” (2005) . Quindi sarà una scaletta mista: metà e metà di entrambi i due dischi, sperando appunto, di riuscire a riproporre i nostri brani come allora.

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Che effetto fa ripensare a quei momenti ?

Mi fa ripensare che siamo nati da una sorta di sbaglio. Nel senso che Giovanni e io ci frequentavamo a Bologna e assolutamente non avevamo soldi in tasca per poter far una vita diciamo da bohémien, e alla fine abbiamo cercato di trasformare il nostro tempo perso in qualcosa di creativo. Entrambi avevamo delle bozze, le abbiamo messe insieme e di conseguenza è nato il primo disco. È stata un’esigenza dell’anima, uno di quei fatti che non ti aspetti mai, ma che alla fine ti temprano e ti cambiano l’esistenza.

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Il titolo Muscoli e Dei come lo avete scelto?

Quando eravamo più giovani si pensava di essere un po’ in mezzo, tra il muscolo, quindi la carne come metafora della nostra umanità e  le divinità. Pensavamo di trovarci esattamente nel mezzo, ma con gli anni abbiamo capito che ci troviamo sicuramente più dalla parte degli umani, e quindi come carne flaccida moriremo tutti!

Passando da Muscoli e Dei a Cinque La Luna e Le Spine sonorità e carattere dei testi sono cambiati: torni forse meno provocatori, ma che ricercano più profondità. Cosa è successo?

Ti rispondo che nella vita, si cresce e si cambia modo di pensare. Nel caso della scrittura, i concetti rimangono tali, ma si trasforma il modo di esprimerli. Si cresce e a volte si muta anche idea: qualcuno affermò che se non cambi idea sei anche uno stupido. Personalmente, dal mio piccolo carniere, ripesco sempre da quei pensieri che mi danno aria pulita e che mi fanno respirare meglio e penso che Giovanni faccia lo stesso. Semplicemente è cambiato l’approccio nei confronti della vita stessa, proprio perché crescendo variano le esigenze e quindi certi aspetti li modifichi.

Una domanda che nasce spontanea: dopo un Greatest Hits come Salva Gente (2014), adesso il remake di Muscoli e Dei, le idee scarseggiano?

(ride..) No, no! In realtà non c’è tempo per approfondire altre cose. Come ben sai il nostro è un gruppo che sta in tour da una vita, non ci fermiamo mai. Da una parte è un aspetto che vorremmo sospendere per avere tempo da dedicare ai nuovi progetti. Noi comunque tra un evento e l’altro ci incontriamo e diamo vita a nuove musiche e nuovi testi, quindi attualmente stiamo anche lavorando al nuovo disco, e non ti nascondo che siamo a buon punto. Diciamo che per una band come la nostra che punta sul suonare dal vivo, il live è fondamentale, e avremmo necessità di trovare del tempo per comporre ecc.. al tempo stesso non abbiamo nemmeno paura, perché di cose da dire ne abbiamo e presto ci sarà modo di mostrarlo.

Le canzoni a cui sei più legato?

Di Muscoli e Dei, Volè: racconta di una partita di tennis e divisi sul campo giocano un tipo esuberante, ma al tempo stesso senza possibilità economiche, e dall’altra parte l’ennesima testa di c.. piena di soldi che non fa altro che denigrare le azioni dell’avversario. Questa è una canzone che mi piace proprio tanto, perché è un tipo di condizione con cui puoi confrontarti ogni giorno; c’è sempre la possibilità di dire “ah, c’è sempre qualcuno che sta peggio di me”! Questa canzone sostiene questo, parla della possibilità di essere sia ricchi che poveri. Invece dell’ultimo disco mi piace tantissimo Vagabond Home (Cinque La Luna e Le Spine, 2013)!

 

Cos’è che più ti emoziona?

In generale? Ho visto un paio di film, in particolare Philomena (S. Frears, 2013), e lì mi sono commosso. Mi commuovo per i sentimenti umani, per un rapporto interpersonale con persone che sembrano stupide, ma che in realtà scopri essere molto profonde. Mi emoziona anche soltanto un sorriso, uno sguardo. Penso che probabilmente sto finalmente diventando un uomo.

Oh, che bella cosa!

Ride…

Oggigiorno che cosa rappresenta per voi essere Marta sui tubi?

Che cosa rappresenta per noi essere Marta sui tubi?! Non lo so, forse aver fatto un percorso, il fatto di aver sempre investito, di averci scommesso. Non vorrei essere retorico, ma sembra quasi di far parte di una famiglia! È un progetto che è nato tanti anni fa, ed è sempre stato alimentato con delle idee, con tanta fatica da parte di tutti. È come se fosse una specie di figlio freak che in qualche modo ti sta sorridendo ed è molto gratificante.

Mi racconti la storia di “C’è gente che deve dormire”?

La storia è che inizialmente Giovanni e io vivevamo a Bologna e poi abbiamo deciso di fare in grande passo e di andare a insieme a Milano e sono cambiate tutta una serie di dinamiche. Avevamo trovato un appartamentino ed esattamente come a Bologna, capitava di suonare, la sera. Lì è stato composto il rimanente materiale per “C’è gente che deve dormire”, e l’abbiamo chiamato così proprio perché a un certo punto, dopo sere in cui ci dilungavamo nel suonare e quindi in cui rompevamo le scatole al condominio intero, abbiamo sentito bussare alla porta: “ma chi sarà mai?” apriamo la porta e dall’altra parte c’era uno che con accento milanese stretto ci diceva: “Uè, alora c’è gente che deve dormire, figa! (ndr)” E noi abbiamo tolto, Uè alora e figa(ndr), e così è nato il titolo dell’album: C’è gente che deve dormire!

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Progetti futuri?

Personalmente sto lavorando su un altro progetto che si chiama O.R.K., un’idea che nasce da un certo Lorenzo Fornasari e da me, e insieme abbiamo coinvolto Pat Mastelotto, batterista dei King Crimson, Colin Edwin, bassista dei Porcupine tree, Lef chitarristista degli Obake. Stiamo mixando e pensiamo tra qualche mese uscire con disco e chissà, nel 2016 di andare in giro per l’Europa. Non si sta mai fermi!

Nei vostri brani si fa spesso riferimento all’entità Dio..

Dici che siamo ripetitivi?

No, no.. intendo dire siete che date l’impressione di essere delle persone in costante ricerca..

Tre su cinque siamo abbastanza laici. Sicuramente, c’è una ricerca interiore, per nutrire l’anima o avere una sorta di scappatoia, soltanto che non riusciamo a capire se esiste o meno. Mi piacerebbe essere cattolico, forse per vivere meglio, ma non riesco a farlo. E comunque la parola Dio è un termine che ci piace usare, perché è esattamente un aspetto che ci manca.

Il rapporto con le case discografiche?

Ah, il rapporto con le case discografiche è una bella m.. noi abbiamo avuto tantissime possibilità, tantissime etichette, ma ci piace anche cambiare idea e vedere di sperimentare altro. Attualmente ci sono tante possibilità  sulle modalità di registrazione di dischi che ti permettono di ovviare certi passaggi, che poi risultano essere nient’altro che dei filtri, che vanno a privare il prodotto di autenticità. Ci piace sperimentare anche in quel senso, tant’è che nel 2008 abbiamo fatto uscire il disco “Nudi e Crudi” per la TAMBURI USATI, etichetta che non è altro che l’anagramma di MARTA SUI TUBI, inventata per far uscire l’album: altrimenti nessuno lo avrebbe sovvenzionato. Quindi, siamo aperti a qualsiasi possibilità. Le case discografiche servono e non servono, nel nostro caso potrebbero anche non servire.

Il rapporto con il vostro pubblico?

È viscerale, addirittura sudaticcio. Le persone che continuano a venire a sentirci ai concerti, hanno avuto un vissuto simile al nostro e si sentono collegate alla crescita dei Marta. Molti dei fans che abbiamo conquistato tornano anche solo per scambiare due parole o bere un paio di birre a fine serata. Abbiamo un rapporto molto umano: non vedo per quale motivo si debba mantenere un distacco con chi sti sta sovvenzionando e in qualche modo ti sta alimentando l’anima.

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Mi puoi parlare del vostro rapporto con Battiato e con Dalla?

Con Battiato è nato un rapporto più d’amicizia, più che professionale: ci siamo trovati umanamente e poi da lì è partito tutto. Più sei grande e più sei disponibile, probabilmente abbiamo avuto la fortuna di incontrare queste persone che ci hanno donato grandi insegnamenti. Oggi, sarò retorico, ma una persona manifesta la sua grandezza mostrando la propria umanità! Ti posso raccontare un aneddoto? Con Battiato è successa questo fatto: quando l’ho visto, l’ho abbracciato e gli ho detto: «Maestro!» e lui mi ha risposto:«Maestro sta minchia (ndr)!», vedi tu. E io che avevo paura di sbagliare un congiuntivo. Sono quelle esperienze in cui inizi a pensare: “tra un paio di giorni incontro il maestro, chissà come andrà” e ti fai tutti i viaggi mentali. E invece, lui ci ha messo a nostro agio. Lui come anche la buonanima di Dalla: una persona estremamente gentile e brillante, capace da tagliare tutti i fronzoli.

Mi permetti un piccolo inciso? Ascoltando Cromatica già quando era stata scritta in origine possedeva una sonorità propria di Dalla, è così?

In realtà, noi questo pezzo lo avevamo scritto pensando a Dalla, anche in Cristiana (Carne con gli occhi, 2011) già lo avevamo citato, prima di conoscerlo. Tutti i componenti di Marta sui tubi e la nostra generazione intera non può fare a meno di citarlo. Cromatica (Carne con gli occhi, 2011) è proprio un pezzo da Dalla ed è per questo che glielo abbiamo proposto, sperando che lui potesse dare un’interpretazione dalliana. Ma la cosa impressionante è stata che quando eravamo a Bologna, a casa sua per registrarla, lui chiedeva a noi come interpretare la canzone e noi che rispondevamo a lui: «no, ma lasciati andare, fai come vuoi».. era paradossale! E quando lui si è lasciato andare è venuta fuori quel capolavoro che tutti possono apprezzare e che è Cromatica.

Lui aveva paura ad approcciarsi a questa canzone, di interpretarla.. una cosa impressionante, che a raccontarla uno dice: davvero non è possibile, ma invece è così!

Chiara De Carli

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Fotografie di © Daniele di Bianchi, Alice Pedroletti, Elisa Bertolucci

Alcune foto sono state prese da qui

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