Maurice Ravel, un inventore di musica

Maurice_Raveldi Alessandro Arndt Mucchi

Ci sono tanti brani che il percussionista classico deve saper affrontare per forza. Le sinfonie di Beethoven ai timpani capita prima o poi di suonarle con l’orchestra, la Sonata per due pianoforti e percussioni di Bartók mette alla prova la tecnica e la capacità di suonare in ensemble, mentre l’Histoire du Soldat di Stravinskij avvicina al teatro e stuzzica la fantasia del percussionista che deve costruirsi un set di strumenti gestibile. Poi c’è il Boléro di Ravel, apparentemente più semplice (alla fine al rullante si suona la stessa figura ritmica per quindici minuti buoni), ma difficile almeno quanto gli altri brani citati, se non per complessità ritmica, per padronanza dello strumento.

Come i giapponesi Kodo, che fanno del controllo di ogni singola pulsazione il loro fiore all’occhiello, col Boléro il percussionista classico occidentale si ritrova a dover tenere sospeso il fiato di tutta una sala, all’inizio persino da solo, almeno fino a quando non riceve l’aiuto del flauto traverso. Per spiegare a chi non avesse familiarità con le percussioni la grande difficoltà tecnica di cui stiamo parlando non possiamo che fare paragoni: pensate di dover inserire un filo nella cruna di un ago, o alla concentrazione l’attimo prima di lanciare un foglio accartocciato verso il cestino, o alla tensione di quando si raccolgono le deiezioni dei nostri amati amici a quattro zampe facendo attenzione a non sporcarsi. Ecco, immaginiamo quel momento in cui tutte le nostre energie mentali sono indirizzate ad uno scopo, a quell’istante prima della risoluzione, e prolunghiamolo per tutta la durata del Boléro. Si suda solo al pensiero.

Ravel è un genio allora? Un compositore capace di prendere una semplice figura ritmica e renderla interessante per un quarto d’ora? In un certo senso chiaramente sì, ma non facciamoci prendere dalla faciloneria anche perché sarà lui stesso a voler ridimensionare in un’intervista al Daily Telegraph del 1931: “Si tratta di un esperimento in una direzione molto specifica e limitata, e non bisognerebbe sospettare l’esistenza di un obiettivo diverso da quello che in effetti raggiunge”.

Il Boléro è probabilmente la sua composizione più nota anche per la facilità con cui conquista le orecchie meno esperte, affiancata spesso alla sua orchestrazione dei Quadri da un’esposizione di Modest Musorgskij nelle preferenze del pubblico. Un pezzo atipico e un rimaneggiamento di un’opera non sua insomma, ma a voler guardare oltre quelli che oggi sarebbero i “singoli” per portata commerciale e appeal sul grande pubblico, si trova una letteratura puntellata di pezzi che sembrano invenzioni.

È un approccio quasi ingegneristico il suo, uno studio delle sonorità come pochi suoi coevi facevano, così da sfruttare i timbri dei vari strumenti e creare orchestrazioni stupefacenti e spiazzanti. L’ispirazione per i brani è molto eterogenea: si parte dai compositori francesi come Fauré, Satie e Debussy, senza però perdere di vista un respiro più ampio che coinvolgesse anche Chopin, Mozart e i classici. Non mancherà anche una puntatina nel jazz negli ultimi anni, a sottolineare l’ampiezza di vedute e la curiosità del compositore francese.

Le melodie sono elaborate e spesso studiate al pianoforte per poi essere sparpagliate lungo l’ampio ventaglio di possibilità offerto dall’orchestra, un lavoro attento e certosino che da un lato reinventa qualcosa di già esistente, e dall’altro lo esalta mantenendone intatta la natura. Ravel è instancabile, e inizia a rallentare soltanto negli ultimi anni quando i problemi neurologici lentamente, ma inesorabilmente ne minano le capacità.

Siamo nel 1937 quando i medici tentano il tutto per tutto e decidono di operare: la chirurgia dell’epoca aveva mezzi ben più limitati di quelli cui siamo abituati e ancora si cercava di capire se si trattasse di Alzheimer o demenza frontotemporale, dopo avere escluso la possibilità di un tumore.

L’operazione non va come sperato però, e all’età di 62 anni Maurice Ravel muore il 28 dicembre del 1937, dopo una vita ricca di invenzioni che ancora oggi riescono a stupire e coinvolgere coi loro ingranaggi anche il pubblico più smaliziato.

 

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