Due mesi di cammino in ricordo di Lea Garofalo, da San Fruttuoso a Pagliarelle

didascalia02_6-640x426Avrebbe dovuto e voluto essere un percorso personale, un’iniziativa individuale. Due mesi di lungo e faticoso cammino, dal cimitero di San Fruttuoso di Monza fino a Pagliarelle, frazione di Petilla Policastro, in provincia di Crotone,ripercorrendo, al contrario, la storia di Lea Garofalo, vittima di mafia, testimone di giustizia, madre di un’innocente Cosco, moglie, donna scomoda, uccisa dalla sua stessa famiglia, bruciata nei pressi del cimitero monzese. Un modo per ricordarla quindi, per rendere omaggio al suo coraggio. Così, Valerio d’Ippolito, referente di Libera di Monza e Brianza ha deciso di intraprendere questo viaggio, perché Lea rimanga viva nella memoria di tutti, come esempio di chi ha saputo ribellarsi e dire “no”, negandosi la vita, per assicurare a sua figlia un futuro migliore.

Poi, a poco meno di una settimana dalla partenza, prevista per domenica 18 maggio alle ore 9.30, Valerio cambia idea, decidendo di coinvolgere gli amici e i sostenitori di Libera, semplicemente rendendo pubblica la sua decisione a chi, come lui, ha a cuore  la lotta in favore della legalità. “Forse però mi sbagliavo e da molti volontari di Libera e non, mi è stato obiettato che non poteva e non doveva rimanere una mia scelta personale”, scrive Valerio. “Partendo da San Fruttuoso -aggiunge- raggiungeremo la “CasaLibera” (bene confiscato alla mafia e restituito alla collettività) di Trezzano sul Naviglio dove pernotteremo e il giorno dopo, da Trezzano, raggiungeremo Groppello Cairoli (PV), dove ci immetteremo nella via Francigena, che percorreremo fino a Solopaca (BN)”. Poi una serie di tappe intermedie, da San Martino Valle Caudina, passando per Piaggine, Lagonegro, Castrovillari, Luzzi e altre località, sino ad arrivare a Pagliarelle.

Ora, dinnanzi a tale omaggio, non si può far altro che ricordare le parole di Don Ciotti, pronunciate tra le lacrime di quel 19 novembre dello scorso anno, giorno dei funerali civili di Lea: “non è la mafia, ma siamo noi, con la nostra mafiosità e con il pensiero che tocca agli altri ‘fare’” il vero problema di questo male, che a volte sembra invincibile. Ed in un viaggio, da Monza a Pagliarelle, una donna che “ha fatto” e due uomini che continuano a fare, per ricordare: Valerio, con l’amico Valentino.E noi, per quanto possibile, con la nostra penna, li seguiremo.

Camilla Mantegazza

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