Mesopotamia, terra della scrittura

di Daniela Annaro

Se si prende la nascita della scrittura come punto di riferimento per separare la storia dalla preistoria, allora i popoli che abitarono la Mesopotamia nei tre millenni precedenti la nascita di Cristo devono essere considerati coloro che hanno dato inizio alla storia.

Leggiamo così sull’Enciclopedia Treccani alla voce Mesopotamia. L’abbiamo consultata per apprezzare fino in fondo la rassegna veneziana Prima dell’alfabeto, organizzata dalla Fondazione Ligabue a Palazzo Loredan, in campo Santo Stefano. Mesopotamia ovvero la terra tra i due fiumi, il Tigri e l’Eufrate, era una vasta pianura corrispondente oggi a quasi l’intero Iraq. In mostra ci sono poco meno di 200 opere,  reperti risalenti a oltre 5000 anni or sono. Tavolette d’argilla, sigilli cilindrici e a stampo che  rievocano la grande civiltà mesopotamica. Quello stesso  territorio  è oggi  inaccessibile perché in quelle terre dove nacque la civiltà imperversa la guerra e  molta parte è  ancora in mano all’ISIS.

Oltre ai reperti,  ci sono apparati multimediali che  ricostruiscono le  esplorazioni di Paul Emile Botta e Austen Henry Layard, esplorazioni avvenute nel XIX secolo. Botta (1802-1870)  è stato un archeologo  e uno  storico italiano,naturalizzato francese, console anche a Mosul. Sir Austen Layard è stato un archeologo e un diplomatico inglese.

Scripta manent ammonivano i latini  a conferma  del valore, nel tempo, della parola scritta, Maktub “è scritto, dicono gli arabi. La nascita della scrittura, avvenuta quasi contemporaneamente in Egitto e in Mesopotamia verso il 3200 a.C. segna uno dei capitoli più affascinanti e rivoluzionari della storia della civiltà,  scrittura fondamentale per le dinamiche di trasmissione del sapere e della conoscenza del passato.

L’esposizione  si tiene  in una delle sedi dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, ed è  patrocinata dalla Regione Veneto e dalla Comune  di Venezia, main sponsor Ligabue SpA e Hausbrandt, con il contributo di DM Informatica, La Giara e Scattolon Renato, è  curata da Frederick Mario Fales , docente dell’Università degli Studi di Udine, uno tra i più noti assirologi e studiosi del Vicino Oriente Antico.

La rassegna ci  porta indietro a quasi 6000 anni fa, nella Terra dei Due Fiumi, in un universo di segni, simboli, incisioni,  che testimoniano  e raccontano dell‘ ambiente sociale ed economico, parlano dei miti e della  religione dei popoli della Mesopotamia.
 

Culla di civiltà, la terra dei Sumeri, Accadi, Assiri e Babilonesi, viene svelata attraverso  pezzi raramente esposti al pubblico come, per esempio, i reperti prestati dal Museo archeologico di Venezia e del Museo archeologico di Torino: dal primo, arrivano  frammenti di bassorilievi  provenienti  da  Ninive, frammenti ritrovati da  Layard, che nell’ultimo periodo della sua vita si era ritirato proprio a Venezia.

Dal museo torinese, proviene  un frammento di bassorilievo assiro  raffigurante il re Sargon II, scoperto nel 1842 da Paul Emile Botta  e da lui donato a re Carlo Alberto.

Giancarlo Ligabue, a cui è intitolata la Fondazione promotrice della mostra, è stato un imprenditore, un archeologo, un  paleontologo e  un grande esploratore scomparso nel gennaio 2015, all’età di 83 anni. Di lui, l’allora sindaco di Venezia  Massimo Cacciari disse:  “un moderno mecenate della città, preparato e disinteressato”.  

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